Il dramma dell’ Alzheimer nel “padre” di Florian Zeller In evidenza

di Nicola Carozza - Nella piece teatrale Alessandro Haber e Lucrezia Lante della Rovere, padre e figlia, portano lo spettatore nella mente del malato.

Giovedì, 14 Marzo 2019 09:42

 

Uno spettacolo divertente, curioso, drammatico e commovente che ha strappato nelle due serate al Teatro Civico dieci minuti di applausi continuativi. Siamo a Parigi, in un elegante appartamento sobriamente arredato. Andrea, un uomo anziano (Alessandro Haber) e sua figlia Anna (Lucrezia Lante della Rovere). Lei è preoccupata dalla regressione dei comportamenti paterni e dell’insofferenza per le badanti; dei progressivi vuoti di memoria e di lucidità del padre. Lui, rimasto solo, dopo la scomparsa della moglie e di una figlia è bisognoso di cure e assistenza, burbero ma vulnerabile, altalenante nelle sue esternazioni.

Il giovane drammaturgo, Florian Zeller, classe 1979, già vincitore del Premio Molière nel 2014 e candidato nel 2016 al Tony Award, affronta il tema dell’Alzheimer con leggerezza ed ironia.

“L’idea geniale dell’autore Zeller – come ha spiegato Alessandro Haber - è quella di mettere il pubblico nella testa del protagonista, creando uno spaesamento, uno smarrimento. E’ come se il pubblico avesse l’Alzheimer e vivesse paure, ansie e turbamenti”. Andrea confonde – insieme al pubblico - luoghi, persone, avvenimenti. Mentre la ricerca del suo orologio da polso diventa un simbolico leitmotiv dell’incalzare della malattia. L’inesorabile incedere degenerativo prende il sopravvento sull’esistenza di un uomo che piano piano in una sorta di catarsi va scomparendo, perde l’identità, mentre il tempo e gli incontri perdono la loro consequenzialità, i volti vengono sovrapposti ad altre persone o sostituiti, e gli oggetti che hanno contraddistinto il quotidiano scompaiono, dalla memoria e dalla scena teatrale.

Ma il pubblico si indentifica anche in Anna per le storie simili, vissute da tanti di noi oggigiorno, con i genitori anziani e malati. A nulla valgono gli sforzi della figlia di ospitare il padre nella propria casa, dei continui cambi di “badanti” , puntualmente rifiutate, della tolleranza oramai stretta del compagno che rendono claustrofobica la permanenza del malato nel contesto familiare.

Anna si arrenderà alla dolorosa decisione di portare il padre in una casa di riposo specializzata, dove una comprensiva e dolce infermiera, lo accompagnerà in qualche passeggiata nel parco, dove un ultimo simbolico sole illuminerà l’ultimo tratto del suo cammino.

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