Il messaggio del vescovo per la Pasqua: "Il virus ci ricorda il nostro limite di esseri umani" In evidenza

Luigi Ernesto Palletti si rivolge alla comunità: "Il virus certamente verrà sconfitto ma anche l'uomo dev'essere risanato nel proprio cuore".

Domenica, 05 Aprile 2020 10:10

"Quest'anno celebriamo la Santa Pasqua dopo una Quaresima veramente inaspettata. Questo tempo di penitenza, infatti, è stato segnato dalla sofferenza per la malattia e dal dolore per la scomparsa di tanti fratelli e sorelle, avvenuta senza che ad essi potesse essere dato il conforto dei propri cari.

A loro, assieme alla partecipazione ad un dolore così grande, va il personale ricordo nella preghiera. Nel contempo grande è la generosità di coloro che si stanno adoperando per curare i malati, evitare ulteriori contagi e accompagnare tanti drammi, non solo fisici ma anche interiori e profondi, e nel soccorrere le nuove forme di disagio e di povertà che la situazione ha generato. A loro la più sentita gratitudine.

Tutti abbiamo fatto esperienza di una forzata, sia pur dovuta, separazione. Ci siamo ritrovati chiusi nelle nostre case. Lo spazio si è ristretto attorno a noi. Per molti questo ha significato il doversi confrontare strettamente con le persone che condividono la stessa abitazione, e magari fare esperienze positive o negative che fino a quel momento non si erano mai manifestate.

Per altri, invece, ha marcato ancor più un senso di solitudine, di isolamento. In molti ha suscitato una non indifferente apertura del cuore verso i fratelli. Ma certamente per tutti è risuonata con forza l'esperienza del nostro limite che, per quanto la scienza e la tecnica ci aiutino ogni giorno ad allontanarne i confini, prima o poi viene da noi incontrato, ci interpella suscitando antichi e sempre nuovi interrogativi sul senso della vita, sulla morte, sul dolore, sulla provenienza ed il fine dell'uomo, sulla nostra storia...

Interrogativi che, come in ogni criticità, emergono e, anche se sopiti, sono però sempre presenti nel profondo del cuore umano. Certo non possiamo vederli ora insieme, ma passata l'emergenza sarebbe un grave errore dimenticare ciò che è avvenuto, come se tutto fosse stato definitivamente superato.

Il virus certamente verrà sconfitto ma anche l'uomo dev'essere risanato nel proprio cuore. Il Santo Padre Francesco ce lo ha ricordato con forza: "Credevamo di poter vivere da sani in un mondo malato!". Siamo stati richiamati a riscoprire una misura nuova del tempo e dello spazio, a valorizzare tante relazioni che ormai davamo per scontate – permettendoci magari di trascurarle o addirittura di non considerarle più – a ritrovare spazi per il silenzio e la riflessione, le dimensioni umane della vita, la famiglia e gli affetti più cari.

In molti abbiamo sentito la necessità di rivolgere uno sguardo nuovo verso il Cielo, non per trovarvi un sentimentale conforto, ma per riconoscere che la nostra vita è aperta ad un orizzonte ben più ampio di quello che la morte vorrebbe tracciare.

Ed è così che ci ritroviamo a celebrare la Pasqua, mistero di morte e di risurrezione. L'esclamazione "Cristo è risorto, alleluia! Sì, è veramente risorto, alleluia!" manifesta in tutta la sua novità la risposta che Dio dà a noi nel Signore Gesù.

In Lui lo spazio ed il tempo assumono una dimensione nuova e definitiva, le relazioni raggiungono la pienezza della loro stabilità, il cuore dell'uomo viene risanato dal peccato e la morte non può più segnare l'orizzonte dell'esistenza umana.

E tutto ciò che il credente vive come già compiuto nel suo Signore, lungi dal diventare un modo per acquietare le coscienze, diviene invece proposta nuova e responsabile messa nelle mani dell'uomo per una riscoperta di se stesso, dei fratelli, del creato, e soprattutto del proprio rapporto con Dio.

Il Vangelo risuona con freschezza, non come filosofia di un passato ma come novità nell'oggi della vita. Anche per noi risuonano le parole riportate dall'evangelista Luca, pronunziate alle donne di fronte alla tomba vuota: "Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto" (Luca 24, 5b–6a). Ed è veramente risorto e presente in mezzo a noi. Una presenza che già ora ci viene incontro nella sua parola, nei gesti di salvezza che ha affidato alla sua Chiesa, come ai discepoli di Emmaus che, dopo averlo ascoltato, "l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane" (Luca 24, 35).

Ma anche una presenza che ci interpella quotidianamente nell'incontro con gli altri: "Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Matteo 25, 40). Un incontro che chiede a tutti e a ciascuno uno stile di vita nuovo, una giustizia e un rispetto del creato nuovi, ma soprattutto il riconoscimento pieno della vita e della dignità di ogni uomo e di ogni donna; un rinnovato senso della comunità umana, libera da ogni individualismo, che si riconosca come comunità di fratelli nella paternità di Dio.

Nell'evento pasquale tutto ciò diventa possibile in virtù della redenzione dal peccato e dal male operata da Cristo crocifisso e risorto. Sono certo, pertanto, che ognuno avrà la possibilità di ritrovarsi in questa “luce pasquale” con il compito e l'impegno di saper cogliere questa novità e questo dono di grazia.

Mentre mi affido alle vostre preghiere, assicurandovi il mio costante ricordo, invoco dal Signore risorto la sua benedizione".

Il vescovo Luigi Ernesto Palletti

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