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ACAM, parla Federici: "Ce la faremo" In evidenza

La Spezia, 27 dicembre - La vicenda Acam sta per giungere al suo epilogo. In un modo o nell'altro. Attraverso la soluzione auspicata di ristrutturazione del debito, l'avvio del piano di riorganizzazione interna, le cessioni di partecipazioni, il programma di rilancio industriale.

Oppure, con l'introduzione di misure drastiche, quelle previste dalla legge fallimentare, che comporteranno conseguenze amare sul piano sociale ed economico per tutto il territorio. Comunque sia, entro un paio di mesi, la questione avrà una conclusione. E da lì si dovrà ripartire. Anche nel caso dell'esito auspicato, comunque, sarà difficile, se non addirittura impossibile, cantare vittoria. Se invece ci fosse un default , so bene che la responsabilità di non avercela fatta sarebbe in particolare la mia, come è inevitabile quando si porta avanti una battaglia, pur improba come questa, e la si perde. Una battaglia dove sono state fatte cose egregie, ma dove sono stati anche commessi errori. Dove in tanti hanno giocato un ruolo e dove altri invece non lo hanno voluto giocare, preferendo stare alla larga dal rischio di doverci metterci un po' di faccia.

Di come sia stato possibile arrivare a questo punto ho già detto in molte occasioni. Un'azienda in regime di monopolio, con una buona base industriale di partenza, si è smarrita e degradata nel corso di circa un decennio. La politica di allora fece prevalere egoismi territoriali. Non ebbe la lungimiranza delle aggregazioni. Usò Acam gravandola di tanti, troppi addetti, oltre al necessario. Non impostò un serio ciclo dei rifiuti. I soci, cioè i Comuni, rinunciarono al loro ruolo lasciando il campo a una gestione manageriale dissennata. E il risultato è noto.

Quando, nell'amministrazione del mio primo mandato, ci si rese conto della profondità dei guasti che erano stati provocati, dopo aver allontanato il vecchio management, iniziammo un complicato percorso per il salvataggio. Era il 2008. Non è mia intenzione ripercorrere tutte le tappe di quell'accidentata strada, peraltro in gran parte note. Penso però che possa essere utile sottolinearne nuovamente qualche passaggio. E lo voglio fare, anche se non è costume diffuso, per cercare di capire se e dove sono stati commessi errori. Non solo come esercizio di onestà intellettuale e politica, dunque, cosa che comunque non guasta, ma anche per trarne collettivamente, come si dice, giusti insegnamenti.

Primo blocco di questioni. La scelta di perseguire l'aggregazione con una grande multiutility era la scelta giusta. Purtroppo non venne fatta anni prima, da una posizione di ben maggior forza, per il provincialismo e la miopia o la mancanza di forza e coraggio di chi allora amministrava azienda e proprietà. Non siamo riusciti a portarla a compimento in questo ben più complesso frangente principalmente per il nuovo quadro normativo che si è determinato in conseguenza del referendum sull'acqua. La scelta di un manager come Strozzi era finalizzata soprattutto a questo obiettivo. Era la persona giusta, tra quelle disponibili allora, per condurci verso una aggregazione. Individuai io personalmente quella figura e la proposi ai miei colleghi sindaci dell'assemblea dei soci. Riconosco però, come alcuni mi imputano, che non fu in grado di gestire una riorganizzazione aziendale e di mettere mano, se non parzialmente con il polso del caso, a storture e privilegi che pervadevano Acam a tutti i livelli.

Secondo tema. L'accordo di San Valentino. La scelta di sottoscrivere quell'accordo sindacale ha condizionato non poco le cose. Sono consapevole che fu improprio sotto il profilo aziendale. La tutela di tutti i posti di lavoro, la priorità messa sulla questione sociale ha pesato sul percorso e reso più difficile l'interlocuzione con tutti gli altri soggetti in campo. Tuttavia si è trattato di un "errore" consapevole. Salvare tutti, mettendo a rischio tanti nel caso di insuccesso: sono scelte da non dormirci la notte, anche quando confortate da un coro di facili consensi come avviene sempre in questi casi.

Terzo punto il ciclo dei rifiuti. I Comuni, e in particolare il Comune capoluogo, avrebbero dovuto imporsi con più energia nei confronti della Provincia, denunciando prima e con più nettezza le responsabilità di quell'ente, per dotare di discariche di servizio l'azienda. Più in generale, sarebbe stata necessaria, anche se non so dire quanto praticabile, una politica di maggior nettezza, capace di dare una risposta più convincente sulla chiusura del ciclo dei rifiuti. Questi furono temi di discussione vera interna alla mia Giunta. In particolare, l'assessore Paita si fece interprete di quelle esigenze e della centralità che il tema rifiuti era destinato ad assumere per ACAM e per il territorio. Confronti che in seguito non hanno certo fatto venir meno, da parte di Raffaella Paita, nella sua nuova postazione in Regione, l'impegno per dare contributi decisivi al percorso di salvezza dell'azienda.

Questi a mio parere i punti critici. Ma è bene rimarcare che in condizioni impossibili, spesso di isolamento, nonostante il "partito" del commissariamento e vari e mai sopiti appetiti, sono state fatte cose straordinarie. Tra queste il miracolo di pagare sempre gli stipendi in quei frangenti tempestosi.

Contrastare i demagoghi e gli ipocriti, che urlano e soffiano sul fuoco nel tentativo di trarre qualche misero vantaggio di consenso senza mai misurarsi con una proposta credibile, è stato faticoso. Sono fiero di aver tenuto e di aver avuto quella necessaria fermezza che in politica è rara. In ciò, ho trovato sostegno in Consiglio Comunale da parte della stragrande maggioranza della mia coalizione. E riconosco che anche il gruppo del PdL all'opposizione ha saputo mantenere un atteggiamento serio e responsabile.

Dai lavoratori, con il referendum sull'accordo sindacale, è venuto un segno di grande maturità. Molti di essi costituiscono un valore aggiunto di professionalità e competenza importanti per l'azienda. Ma, senza ipocrisie, aggiungo anche che tra i lavoratori ci sono ancora sacche di privilegio e ambiti dove alcuni si ritengono intoccabili, forse per come sono entrati, sicuramente perché permane un'idea di azienda legata al passato. Ma anche questo sta finendo. C'è un autentico desiderio di equità e serietà tra la maggior parte dei rappresentanti sindacali e tra i lavoratori.

Acam sta diventando un'Azienda vera. Il lavoro duro fatto in questi anni sta dando i propri frutti. Lo dicono numeri e fatti. Il nuovo manager, Gaudenzio Garavini, è persona di grandi qualità professionali e umane. Abbiamo fatto un'ottima scelta. La riorganizzazione aziendale ora procederà spedita. Sul fronte rifiuti e discariche stiamo recuperando. Coloro che giocano su tutti i tavoli, che non vogliono giustamente i licenziamenti, ma neppure le discariche di servizio, né le cessioni di partecipazione del gas, dovranno ben dire a questo punto qualcosa di minimamente credibile. Il nuovo piano di ristrutturazione cui ha lavorato Garavini, è serio e solido. Di più non è possibile, né sensato, né giusto fare. E non lo faremo. Le banche devono capirlo.

Ho fiducia che ce la faremo.

Massimo Federici – Sindaco della Spezia

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