Michele Fiore (PD): "Una nuova Italia passa da nuovi italiani"

I nostri figli cresceranno in una società multietnica e multiculturale ed è incredibile che nel 2012, nella società globale, quei bambini nati qui, che amano il Belpaese, parlano perfettamente italiano, talvolta addirittura con qualche inflessione dialettale, che si sentono italiani a tutti gli effetti, formalmente non lo siano a causa di una legge assurda che rappresenta perfettamente la distanza siderale che separa la politica dalla società.

Giovedì, 09 Agosto 2012 16:06

Oggi occorre affrontare a viso aperto un tema così decisivo per il futuro del nostro paese e dell'Europa tutta e farlo al netto di pericolose strumentalizzazioni e demagogiche semplificazioni. Poiché si tratta di una questione che attiene al grado di civiltà di un paese, come il nostro, che è annoverato tra le grandi Democrazie occidentali e che misura il livello della nostra cultura Democratica.

A più riprese le principali cariche dello Stato hanno sollecitato il Parlamento a fare una legge che dia una risposta chiara a chi, nonostante sia nato e cresciuto in Italia, non è considerato dalla legge cittadino italiano: lo stesso Pres. Della Repubblica ha definito la legge attuale un''"autentica vergogna".

E' dei giorni scorsi la notizia che neanche in questa legislatura il Parlamento riuscirà a traguardare l'obiettivo di una buona legge sulla cittadinanza: era questo che, nella sostanza, anche il PD chiedeva. Non la migliore delle leggi possibili ma una buona legge. Di "riforma".

Attualmente i figli di immigrati che frequentano le nostre scuole sono circa 700,000...l'8% della popolazione scolastica (10 volte di più rispetto a 15 anni fa).

Sono circa 1 mln (precisamente 932.675) dei complessivi 4 mln e mezzo di immigrati residenti in Italia (il 22%) gli stranieri con meno di 18 anni. Di questi più della metà, oltre mezzo milione, sono nati qui.

Questi dati rappresentano plasticamente un fenomeno che fa già parte della nostra vita di tutti i giorni e del quale è nostro preciso dovere farci carico.

In questi giorni si tengono le Olimpiadi di Londra: i media italiani hanno esaltato la "straordinaria" partecipazione di 25 nuovi italiani nella delegazione azzurra. Siamo ancora indietro rispetto agli altri paesi europei e americani, dove la presenza di atleti di origini lontane non fa più notizia. Ma è, comunque, una novità. I 25 nostrani sono già un passo in avanti, positivo ma non sufficiente. A Londra sarebbe dovuta esserci anche Dariya Derkach, l'erede naturale di Fiona May, 18enne e miglior under 20 al mondo nel salto in lungo e seconda under 20 nel salto triplo. Non ha potuto partecipare. Nata in Ucraina ma è cresciuta a Salerno insieme alla propria famiglia non ha portuto partecipare perché per la nostra legge non è italiana.

Stesso destino per Eusebio Haliti, classe 1991, campione italiano juniores sui 400 metri indoor e su pista. Nel recente trionfo della nazionale di volley contro i fortissimi statunitensi hanno svolto un ruolo da protagonisti Dragan (Travica) e Ivan (Zaytsev): nati in Italia ma divenuti nostri connazionali soltanto al compimento del 18 anno di età. Insomma anche le Olimpiadi dimostrano quanto, ormai, l'immigrazione rappresenti un fenomeno irreversibile e radicato nel mondo globale. Un fenomeno (moderno) che non va temuto ma affrontato con "cuore e ragione" come ha avuto modo di dire a più riprese il Segretario del PD Bersani. Perché non siamo "buonisti" ma, viceversa, ben consapevoli che i fenomeni migratori portano con sé non solo (molti) benefici ma anche problemi, talvolta di difficile soluzione, che spetta alla politica affrontare organicamente con strumenti legislativi e risorse economiche adeguate senza abbandonare le amministrazioni locali al proprio destino. Le Olimpiadi fotografano perfettamente la nuova società che esiste sotto la pelle del nostro paese ma di cui si parla solo di rado. Proprio le Olimpiadi, lungi dal rappresentare, come vorrebbe Grillo, un arretramento nazionalistico, hanno avuto il merito di presentare al mondo che cambia la "Nuova Italia": un Italia che mette al centro (e lo fa con orgoglio) i "Nuovi Italiani". Per questo sono contento che il Segretario del mio Partito ribadisca in ogni occasione che, in caso di vittoria elettorale, il primo atto del Governo sarà proprio una norma a favore dei figli degli immigrati nati e cresciuti in Italia. Si tratterebbe di un atto importante anche per la componente simbolica che lo caratterizza. La stessa componente che ha convinto molte amministrazioni locali di centrosinistra, in tutta Italia, tra cui, nella nostra provincia, i Consigli Comunali di Arcola e Lerici, a conferire la cittadinanza onoraria ai figli degli immigrati nati e cresciuti in Italia. Perché non è vero che "ben altri sono i problemi" e perché, come ha avuto modo di dire di recente Roberto Saviano, "...nel nostro paese c'è sempre un' urgenza di cui parlare e su cui scrivere che assorbe totalmente l'attenzione dei media. Al punto da far sembrare tutto il resto inutile, orpello della realtà, trascurabile. Vivere una situazione mediatica di perenne emergenza ha creato danni irreparabili alla nostra democrazia. L'assuefazione è tale che ogni digressione è percepita come distrazione: se ci si occupa d'altro si sta perdendo tempo". In questo caso, per una volta, forse, anziché perdere tempo lo stiamo finalmente recuperando.

Michele Fiore Forum nazionale immigrazione PD

 

 

Nella foto: Dragan Travica

 

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