Il rilancio di Marinella passa dall'inserimento nel Parco di Montemarcello? In evidenza

Secondo l'Ente potrebbe risolvere più facilmente le proprie difficoltà.

Venerdì, 05 Ottobre 2018 21:37


Fin dalla sua nascita, nei primi anni '80, il parco fluviale della Magra, poi incorporato nel parco Regionale Montemarcello Magra Vara, intendeva tutelare il territorio situato sull’una e sull’altra sponda del fiume, iniziando da un “minimo sindacale” costituito dall’area golenale o poco più, per poi estendersi alle zone attigue, di rilevanza paesaggistica ed ambientale, in collaborazione con i Comuni che, anziché operare ciascuno per proprio conto, volessero operare di concerto per l’attuazione delle trasformazioni previste e prevedibili.
Torniamo a ribadire che l’intento del Piano non era evitare la presenza dell’uomo, ma se mai il contrario, affidando al lavoro ed al controllo sociale la riappropriazione e la valorizzazione di un territorio in larga misura abbandonato e ferito.

Nei decenni successivi tale intento si è perso, ma non per questo è da considerare inattuale. Anzi il contrario: di recente diversi Sindaci hanno manifestato interesse ad ampliare i confini del Parco nel loro territorio non certo perché vi vedessero un impedimento allo sviluppo delle loro economie, ma se mai un’opportunità per concepire progetti ambiziosi e, col supporto dell’Ente Parco, trovare le risorse necessarie per attuarli.

Oggi gli strumenti urbanistici dei Comuni di Ameglia e Sarzana sono scaduti e, come anche il Piano del Parco, in fase di rinnovamento. Sul piano della programmazione urbanistica non ci può essere quindi un momento migliore di questo per dare corpo a questa proposta e rivedere conseguentemente i confini dell’area protetta.
L’inclusione della fattoria di Marinella nel Parco è da inquadrare in questa prospettiva, non nuova, ma riproposta in un tempo più “maturo” degli anni '80 perché oggi, al contrario di allora, lo sviluppo sostenibile è ritenuto “non negoziabile” dalla maggioranza dell’opinione pubblica.
Sono numerose anche le sinergie produttive che possono trovare attuazione all’interno di un Parco allargato: ad esempio tra la produzione di latte “bio” a Marinella, se mai si riuscirà a “ricostruire” la straordinaria “storia” interrotta, e le produzioni biologiche dei territori dei comuni del Parco, fino ai collegamenti tra agriturismo ed area archeologica di Luni.
Parliamo di lavoro e sviluppo economico e non di vincoli, di utilizzo di risorse finanziarie europee che con l’area protetta potrebbero avere una corsia preferenziale.
Parliamo di un territorio – dalla val di Vara a Marinella – che per le sue potenzialità – ma anche per i suoi innumerevoli problemi – nel suo insieme potrebbe entrare a far parte del novero delle aree strategiche regionali e quindi essere destinatario di specifici provvedimenti regionali, nazionali ed europei per il suo sviluppo, ma se frazionato in tante parti, nessuna delle quali rilevante, potrà contare unicamente sulle magre risorse dei Comuni.

Per questo Marinella deve entrare. Per trovare più facilmente una soluzione agli enormi problemi che dovrà affrontare, ma anche per rafforzare, con la sua presenza, anche i meno noti territori di altri Comuni.

Ciò che è mancata finora, sebbene l’Ente Parco si sia molto adoperato al riguardo, è una visione d’insieme del territorio da tutelare e la sinergia tra i Sindaci necessaria per attuarla. Per questo Marinella non è solo un’occasione per rivedere i confini del Parco – servirebbe a poco - ma è un’ennesima opportunità per rivedere le politiche e per disegnare il futuro.

Sotto il profilo naturalistico poi, le ragioni per una sua gestione unitaria sono molte. Già oggi è in parte nella Zona Speciale di Conservazione approvata da Regione e Ministero dell’Ambiente, Piana del Magra (IT1345101) e le ragioni della sua importanza strategica sono riconducibili ai seguenti elementi:
• La Piana di Marinella (di cui la Fattoria ne è una parte importante) è una pianura costiera agricola di grandi dimensioni e quindi di valore ambientale unico a livello regionale. Questo per la presenza di habitat residuali e specie tipiche delle zone umide planiziali e per il grande valore che ha per l’avifauna protetta (Direttiva 2009/147/CE) come area di sosta nelle migrazioni lungo la rotta tirrenica e durante lo svernamento.
• Inoltre il valore in termini paesaggistici e di biodiversità che avremmo proprio con il recupero del valore agro-zootecnico, magari con un allevamento estensivo moderno, può ridare forza identitaria al territorio e nuovo impulso come polo turistico ambientale oltre che, come detto, di connessione ideale con il cuore agricolo della Val di Vara.
Per questi motivi, nelle schede dei Siti Natura 2000 approvate da Regione Liguria e dal Ministero dell’Ambiente, viene posto il progetto di inserimento parte della ZSC Piana del Magra nel Parco regionale Montemarcello Magra Vara come azione di conservazione della ZSC in corso.
E per questi motivi intendiamo proporre con forza questa idea di sviluppo unitario e sostenibile di un territorio da condividere con tutti i gruppi di interesse e con le comunità che insistono in quell’area.

Valerio Marziale (I SECOLO d.C.)
Col formaggio che porta il marchio dell’etrusca Luni merenderanno mille volte i tuoi bambini
(Epigrammi XIII, 30)

 

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