Uno spettacolo e un libro per la mostra "L’Autre Vivian" In evidenza

Un doppio appuntamento sabato 21 luglio 2018, in Piazza Querciola.

Giovedì, 19 Luglio 2018 13:04

Sabato 21 luglio 2018, in Piazza Querciola, a Castelnuovo Magra, doppio appuntamento per le rassegna di eventi collaterali a “L’autre Vivian”, la mostra fotografica che sta riscuotendo grande successo di critica e di pubblico e che sarà visitabile fino al 14 ottobre presso la Torre del Castello dei Vescovi di Luni.
Alle ore 19, presso il Circolo Arci di Castelnuovo, la presentazione in anteprima assoluta del libro (che uscirà a fine mese nelle librerie) di Roberto Carlone "L’autre Vivian. Un viaggio inedito nella Francia di Vivian Maier" (Edizioni ETS), una sorta di catalogo apocrifo della mostra, che nasce proprio dallo spettacolo e dalla mostra castelnuovese.
Alle 21.15 nello straordinario scenario della Piazza Querciola, lo spettacolo di Roberto Carlone che da due anni porta in giro per l’Europa e interamente dedicato allo straordinario caso della “bambinaia-fotografa”, “Gli occhi di Vivian Maier (I’m a camera)”
Per tutta la durata degli eventi sarà possibile visitare la mostra nella Torre del Castello dei Vescovi di Luni “L’autre Vivian. L’altra Vivian Maier. Un viaggio inedito nella Francia della ‘fotografa ritrovata’ in 6 piani. Foto, animazioni, parole, musiche, registrazioni, interviste, video”, che rimarrà visitabile fino al 14 ottobre 2018.

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Il libro

Il libro nasce dallo spettacolo "Gli occhi di Vivian Maier (I'm a camera)" che ha girato in parte dell'Europa ed è interamente dedicato alla grande “fotografa bambinaia”, ma è anche il “catalogo apocrifo” dell'allestimento di fotografie francesi: "L'autre Vivian" (Castelnuovo Magra, 1 giugno – 14 ottobre 2018). Si vuole offrire al lettore un'altra Vivian, molto diversa rispetto alla figura portata alla ribalta da uno dei casi fotografici più eclatanti. Buona parte dei suoi documenti è stata occultata. E proprio partendo dal suo felicissimo periodo francese si indaga l’artista, con la pertinace volontà di considerarla una fotografa, una donna, una persona e non solo un fenomeno condizionato da logiche commerciali.

Lo spettacolo

“Gli occhi di Vivian Maier (I’m a camera)” è uno spettacolo denso di poesia sul caso più eclatante di fama postuma sulla fotografa franco-americana, la bambinaia dalla vita enigmatica che lasciò 150.000 fotografie la maggior parte delle quali mai sviluppate. Una storia di tempi sbagliati, un racconto sulla binomio fotografia-vita, sulla forza e sul mistero di una donna sola e forte che ha abbracciato il mondo catalogandolo e sull’onestà e l’essenzialità dell’arte.
Roberto Carlone (fondatore della Banda Osiris) racconta per la prima volta in maniera inusuale ed innovativa attraverso una forma che unisce racconto, videomapping, fotografia e musica una storia carica di domande e di mistero attraverso quattro personaggi molto diversi tra loro (un edicolante, lo scopritore delle sue foto, un fotografo acuto e l’ombra di Vivian Maier) che accompagnano il racconto interpretati da un solo attore-musicista.
Uno spettacolo che è un sincero omaggio e anche una mostra ed una visita guidata nel mondo di Vivian Maier esplorandone soprattutto il lato di umanità, di poesia senza tralasciare domande profonde sull’arte e la fotografia, la gratuità del gesto fotografico e l’attenzione alla realtà del momento unico e prezioso legato allo scatto.
Lo spettacolo si avvale di un team scientifico di collaboratori: Sara Munari (fotografa e insegnante di storia della fotografia), Jeffrey Goldstein (custode e studioso del patrimonio fotografico di Vivian Maier), Françoise Perron (Association Vivian Maier et le Champsaur).
Regia Roberto Carlone - Caterina Cavallari.
Una produzione Roberto Carlone.

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La mostra

L’allestimento “L’autre Vivian. L’altra Vivian Maier. Un viaggio inedito nella Francia della ‘fotografa ritrovata’ in 6 piani. Foto, animazioni, parole, musiche, registrazioni, interviste, video” si inserisce nel ricco calendario di mostre, organizzate dal Comune di Castelnuovo Magra e dall’Assessorato alla Cultura, presso la Torre del Castello dei Vescovi di Luni, che, negli ultimi anni, grazie alle fortunate mostre di Erwitt, McCurry, Tano D’Amico, Mario Dondero e Bruce Chatwin, si è andata affermando come un importante luogo espositivo per la fotografia e non solo.
L’allestimento di quest’anno è dedicato a Vivian Maier e all’incredibile storia di una bambinaia statunitense che per tutta la vita ha segretamente coltivato la passione per la fotografia. Con la scoperta casuale delle sue fotografie e il suo debutto praticamente postumo, la Maier si è imposta come un caso internazionale. L’allestimento è curato da Roberto Carlone, Caterina Cavallari (i quali, in questi ultimi due anni, stanno portando in giro un fortunato spettacolo dedicato alla fotografa) e dall’associazione Archivi della Resistenza di Fosdinovo (MS), che è il gestore del vicino Museo Audiovisivo della Resistenza, anch’esso uno dei partner del progetto. Di fondamentale importanza è poi la collaborazione con l’associazione francese “Vivian Maier et le Champsaur”, che raccoglie testimonianze del rapporto di Vivian con la Francia. Infatti Champsaur è la valle francese nelle Alte Alpi di cui era originaria la madre di Vivian, Maria Jaussaud, che introdusse la figlia al mondo della fotografia, e in questo luogo Vivian tornò più volte nel corso della sua vita: ad esempio ha qui trascorso parte della sua infanzia, dai sei ai dodici anni. La dimensione francese della Maier è un lato ancora più nascosto della sua misteriosa vita: per questo L’autre Vivian ci restituisce una fotografa in parte diversa da quella conosciuta fino ad oggi in Italia.

Vivian Maier nella torre di un castello di 6 piani. Un viaggio verticale verso le altezze in un paesaggio perdifiato a 360 gradi. Entrare per qualche momento nella sua vita, cercare di pensare, di vedere il mondo con i suoi occhi. Gli occhi di una donna dalla sensibilità eccezionale, che ha passato una vita a nascondere le sue opere, che ha voluto testardamente ed affettuosamente tenere sempre con sé la leggerezza degli anni passati in Francia. Quello che sentiva, quello che vedeva, i suoi stimoli, le sue sensazioni, i suoi segreti, le sue paure. La sua formazione europea (l’età scolare e poi le sue prime foto scattate all’età di 25 anni) ha influenzato la sua visione del mondo. Sorrisi, semplicità, rapporto con la natura, attenzione al paesaggio. Vivian Maier volava sopra le cose, scopriva la sua curiosità e la sua attrazione verso le persone attraverso un’empatia straordinaria che portava a scoprirle come solo un rapporto di amore può esplorare.
Un vero viaggio attraverso cinquanta foto (alcune provenienti da una collezione privata e mai esposte in Italia e altre, invece, stampate da lei e autografate sul retro: le uniche originali esistenti) oltre ad interviste, video, animazioni, musiche, suoni, mapping, ambientazioni. Una nuova idea di fruire la complessità di una artista, di una persona, di una donna. Non la solita mostra. Un’altra Vivian Maier, appunto.

La Maier è stata una fotografa formidabile, dotata di un talento superiore che le permetteva di scattare foto senza nemmeno vederle, frutto di lunghi, accurati e appassionati studi. Ha approfondito la fotografia restando sempre fuori dal clamore del fotografo di moda, anche se in tale maniera è stata sempre sfruttata. Una storia di tempi sbagliati per lei che non sbagliava mai il tempo, come ci rivelano i suoi splendidi scatti. Un tempo, che grazie a moltissimi “collezionatori”, si è riallineato e che vuole riallinearla con un’umanità troppo spesso dimenticata.

L’esposizione propone e racconta in maniera inusuale ed innovativa, riunendo fotografie originali autografate, ristampe moderne, esperimenti, musiche, ambientazioni scenografiche, video, mapping, percorsi teatralizzati, animazioni, moduli interattivi. Un racconto sul binomio fotografia-vita, sulla forza e sul mistero di una donna sola e forte che ha abbracciato il mondo catalogandolo e sull’onestà e sull’essenzialità dell’arte, senza tralasciare domande profonde sulla natura dell’arte fotografica, sulla gratuità del gesto fotografico e sull’attenzione alla realtà del momento unico e prezioso legato allo scatto.
Vivian ha archiviato il mondo con la pretesa di metterlo da parte, perché lo conosceva perfettamente pur mantenendone le distanze. E dal punto di vista sociale è stata una documentatrice preziosa di un mondo che perdeva le sue radici popolari e semplici, legate alla terra, vendendosi al consumismo e all’inurbamento più selvaggio in nome di uno sviluppo senza progresso, che ha generato mostri e un disagio esistenziale profondo.
Con la vista alla mostra sarà come entrare nel mondo pericoloso e contrastato di Vivian, come in una favola, attraverso un armadio che cela un passaggio segreto, il suo segreto, la sua libertà. Una libertà così forte che l’ha portata fino a fare uno sberleffo alla fotografia, suo bene più segreto.

L’allestimento sarà visitabile per più di quattro mesi (da giugno a metà ottobre 2018) e sarà supportato da varie iniziative: incontri, film, workshop, spettacoli e un convegno.

L’idea della mostra da realizzarsi ad hoc nello spazio della Torre del Castello dei Vescovi di Luni a Castelnuovo Magra, nasce dalla frequentazione tra Archivi della Resistenza e Roberto Carlone, il quale oltre ad essere fotografo è uno dei musicisti e fondatori della Banda Osiris. In questi ultimi anni Roberto Carlone e Caterina Cavallari sono stati protagonisti di un’intensa attività di studio su Vivian Maier, che li ha portati a realizzare uno spettacolo di grande successo (“Gli occhi di Vivian Maier - I’m a camera”) presentato già in tre nazioni (Italia, Francia e Svizzera), un documentario in fase di montaggio che coinvolge personaggi e istituzioni internazionali, nei luoghi dove ha vissuto la grande fotografa. In questo percorso è stata fondamentale la felice collaborazione con l'Association Vivian Maier et le Champsaur, che conserva preziosi documenti fotografici di Vivian e sul suo rapporto con la Francia. Questa esposizione diventa il coronamento e la sintesi di tutto il materiale raccolto durante queste ricerche, ma non è una semplice mostra fotografica, cerca piuttosto di assomigliare a un libro vivente, a una visita guidata, a una discreta ed emozionante scoperta di un lato nascosto e molto umano di Vivian Maier.

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