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Vela Tradizionale riporta in vita mestieri dimenticati In evidenza

Nel corso della Giornata del mare, oltre 100 studenti hanno potuto vivere l'esperienza di immergersi in un cantiere di un secolo fa.

“Le mani nel legno”, questo il nome scelto dall’associazione Vela Tradizionale per il laboratorio realizzato in occasione della Giornata del mare che si è svolta alla Spezia lo scorso 14 aprile. Un’esperienza teorica e pratica che ha catturato l’attenzione di oltre 100 studenti delle scuole medie e superiori spezzine. La sapienza del maestro d’ascia Cesare Cortale e la passione degli altri membri dell’associazione hanno mostrato agli allievi come si costruisce una barca in legno, dalla scelta delle diverse essenze di legno, sino alla preparazione delle tavole e alla manutenzione del fasciame, passando poi per l’antica arte del calafataggio e la disciplina dei nodi, indispensabile per governare le vele e andar per mare in sicurezza.

Tredici soci di Vela Tradizione in prima linea, entusiasti per la risposta dei ragazzi, hanno ricreato la sensazione di immergersi in una area cantieristica di un secolo fa in quattro postazioni tematiche in cui hanno potuto annusare e maneggiare il legno, incordare e calcare la stoppa e utilizzare (in sicurezza) utensili capaci di “cantare”, come i magli da calafato, e di regalare emozioni, come la cima di un nodo ben fatto.

A contribuire a creare l’atmosfera c’era la presenza di una gloriosa ex lancia da palombaro utilizzata per quasi un secolo dal Comsubin: uno scafo realizzato su specifico disegno negli anni ’20 del Novecento con il quale venne sminato il golfo durante la Seconda guerra mondiale. L’armo, dismesso dalla Marina militare qualche anno fa, è diventato parte della flotta di Vela Tradizionale e in occasione della Giornata del mare ha ricevuto dalle mani delle nuove generazioni le prime cure dopo tanto tempo di mancato utilizzo. Un gesto simbolico e pratico che ha riavvicinato i ragazzi alla storia, alla tradizione e all’unicità del golfo spezzino.

“Abbiamo potuto notare come l'entusiasmo del nostro team (la preparazione di un laboratorio così articolato, denso e ricco di elementi dell'epoca denota una passione profonda) si sia trasmesso con naturalezza ai giovani spezzini. Alla fine di ogni ora – nota con soddisfazione Fanja Raffellini, presidente di Vela Tradizionale – i ragazzi e i volontari utilizzavano in scioltezza termini nuovi, alcuni apparentemente desueti, come maglio, verina, ferro da calafato, cotonina, ascia a piede, pialla, gli storti, madiere, caviglia, bigotta, paranco, anelli di crescita, conifere, malletto, comento, comando...”.

“Le mani nel legno” è stata un’esperienza che ha regalato grandi soddisfazioni ad entrambe le parti e che ha ridestato l’attenzione per la storia e la tradizione della marineria spezzina, un tempo ricca di cantieri impegnati nella costruzione di gozzi, lance e navi. Un format che l’associazione intende arricchire ulteriormente e che ha già ricevuto richieste di replica in altre occasioni di eventi culturali legati al mare.

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