Due studenti dell'Università di Pisa riscoprono lo Statuto del Quattrocento di Monterosso In evidenza

Già allora si intimava ai cittadini di non deturpare il paesaggio per scongiurare il pericolo delle alluvioni.

Martedì, 10 Settembre 2019 16:38

A breve saranno pubblicati on line la trascrizione e la traduzione dello Statuto di Monterosso degli inizi del Quattrocento, grazie agli studi svolti dal Centro Interdipartimentale di Ricerca “Laboratorio di Cultura Digitale” dell’Università di Pisa con cui l’Amministrazione ha stretto un accordo di valorizzazione culturale.

Un affascinante viaggio nel passato, nella Monterosso medievale. Valorizzare il patrimonio storico e culturale è l’obiettivo che ha spinto l’Amministrazione comunale di Monterosso, guidata da Emanuele Moggia, a stringere un accordo con il Laboratorio di Cultura Digitale dell’Università di Pisa (LabCD) e a finanziare una borsa di studio per la realizzazione di ricerche e tesi di laurea che mettessero in luce i beni documentali e storici del borgo.

Il primo progetto avviato ha visto all’opera una studentessa magistrale di Storia (Nadia Kotorbi) e un laureando triennale di Informatica Umanistica (Rosalbino Cardamone), i quali, sotto l’attenta direzione dei professori Enrica Salvatori e Angelo Mario Del Grosso, hanno trascritto, tradotto, codificato e pubblicato digitalmente la copia più antica che si conosca dello Statuto di Monterosso al Mare.

Il testo, che sarà presto messo a disposizione di tutti, consente di riscoprire gli usi, le consuetudini, le norme che regolavano la vita dei Monterossini del Quattrocento, capire i confini della comunità, il suo rapporto con la viticoltura e la pesca, il timore delle alluvioni e la diffidenza verso i “forestieri”.

Tra le curiosità che anticipiamo, le norme per la prevenzione dei danni da alluvione, in cui "Conoscendo quali pericoli, rovine e distruzioni delle case del borgo di Monterosso ... a causa dell’inondazione delle acque pluviali il luogo subisca... provato che è per questo che sono state distrutte numerose case, mulini, edifici, giardini, vigne e orti quasi sradicate a causa della sconsideratezza di molti" si stabilisce che "nessun uomo di Monterosso presente e futuro... in qualsiasi modo osi o presuma fare lavori, deturpare ... i boschi del comune e del monte... per fare pali e cervatini nell’innalzamento delle viti... senza il permesso dei consiglieri e del parlamento di Monterosso né (osi) fare qualche opera nei boschi a causa della quale i boschi si distruggano o si sradichino".

Una preziosa ricerca e meticolosa ricostruzione dei dati che avrà anche bisogno dell’aiuto di tutta la popolazione per essere meglio compresa e condivisa; uno studio che permetterà a Monterosso di riscoprire una parte importate della propria storia.

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