"Quell'edificio va restaurato, non demolito!" In evidenza

L'appello per salvare una delle più antiche testimonianze della storia della Spezia.

Venerdì, 19 Aprile 2019 09:58
Una lettera-appello inviata al sindaco della Spezia: così cittadini, storici e operatori dei beni culturali cercano di salvare l'edificio storico di Via Biassa 93, uno dei più antichi che La Spezia conservi e che rischia di essere demolito.

Al Sindaco della Spezia, dott. Pierluigi Peracchini

noi cittadini, storici e operatori del settore Beni Culturali le rivolgiamo un appello affinché l'edificio di origine medievale di via Biassa n 93 non venga demolito o ne vengano almeno preservate le evidenti testimonianze di epoca medievale.
Noi tutti, avendo appreso dalla stampa locale che l'edificio sarebbe di imminente demolizione, facciamo presente che la città della Spezia, già purtroppo pesantemente colpita dai bombardamenti dell'ultima guerra, possiede ormai poche emergenze storiche che testimoniano la sua antichità, tra cui senz’altro questa, da tutelare con restauro conservativo e non da demolire.

L’obbligo di tale tutela risale al piano di ricostruzione del dopoguerra che, con la legge nazionale 457/78, recepita nel P.R.G. del Comune della Spezia nel 1979, ha imposto fino ad oggi la conservazione e la tutela degli edifici storici in centro città.

Il Palazzo in questione, che nel recente ultimo Puc è classificato come "edificio di valore storico e documentario" è uno dei pochi rimasti del nucleo più antico del centro storico ed è parte di un'antica schiera medievale trasformata in Palazzo signorile nel '600. Esso è appartenuto al Magnifico Carlo Biassa, membro di una delle più importanti famiglie nobili della Spezia.
La Contrada Biassa (oggi via Biassa) era infatti, come si evince dalla trascrizione della Caratata del 1646, una delle zone più antiche e di pregio della città.
Nella facciata dell'edificio sono visibili al piano terra e al primo piano i resti di un portale e alcune pietre ben squadrate (con feritoia) di epoca medievale, oltre a un bell'arco in mattoni. Tutte emergenze che potrebbero essere agevolmente salvaguardate e mantenute, salvandole dalla demolizione; se si vuole mantenere un edificio testimoniale esistono oggi tecniche che consentono di farlo.
L'opera di salvaguardia che chiediamo appare pertanto come un atto di rispetto nei confronti della storia della Spezia e dei suoi cittadini.


Stelvio Astegiano, comandante; Luisa Cascarini, archeologa, Istituto Internazionale Studi Liguri – sez. Lunense; Franca Coppelli; Maria Grazia Datteri, restauratrice; Marco Del Soldato, Ispettore Onorario della Soprintendenza ligure; Piero Donati, già Funzionario Soprintendenza ligure; Anna Maria Fantecchi; Irene Giacché, editore; Paola La Ferla, Università di Parma; Paola Orsolon, restauratrice; Teresa Passaro, bibliotecaria, segretaria Istituto Internazionale Studi Liguri – sez. Lunense; Paola Polito, già Lektor Università di Copenaghen; Gino Ragnetti, giornalista; Diego Savani, storico dell’arte e guida turistica; Eliana M. Vecchi, medievista, Presidente Istituto Internazionale Studi Liguri – Sez. Lunense; Roberto Venturini, architetto; L’Associazione Italia Nostra, La Spezia; Barbara Blasi, Luigi di Bernardino, Maria Mannocci del Comitato Centro Storico; Marcella Ariodante, Massimo Baldino, Claudia Bertanza, Angelo Cretella, Sandra Ferrazzano, Luigi Tartaglione del Comitato Piazza Verdi.

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1 commento

  • Link al commento tramoisena Mercoledì, 24 Aprile 2019 16:56 inviato da tramoisena

    Avete lasciato distruggere Piazza Verdi e quindi avete perso la credibilita con la gente.

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