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di Luca Manfredini – Sperimentazioni e fantasie amministrative si fondono da sempre con l’arte e la cultura che sole dovrebbero contraddistinguere la città.

Non ce ne voglia il “Comitato” per l’uso storpiato del suo nome, questa sera, 23 novembre, saremo tutti interessati ad ascoltare i “Sarzana che Botta” alla scoperta della piazza misteriosa. Era solo un constatare quanto le diverse idee e necessità possano contrastare la storia stessa della città, e quanto gli errori possano inficiarla.

Cultura e storia, bellezza e qualità della vita, accoglienza e tipicità sono le tante qualità sarzanesi da sempre vendute e con orgoglio rivendicate.

Sarzana la città d’arte dei tre Papi e delle 2 fortezze, di Porta Romana e della via Francigena, dei Torrioni e del Preziosissimo Sangue, degli antichi palazzi e di Dante, vescovi e imperatori, e anche della Calandriniana, dell’antiquariato, delle chitarre e dell’enogastronomia.

La meno ligure delle città liguri per la sua locazione e per le forti influenze toscane ed emiliane, ancora divisa tra farinata, testaroli al pesto e sgabei.

Sarzana la città che langue nonostante il suo essere Sarzana, ora un po’ spenta, confusa mentre i suoi pregi rimangono omelia spesso pasticciata.

Risorge l’ambito Laurina ripresentandosi ai cittadini nella sua bellezza originaria, ma viene spento subito ed ottenebrato da un palazzo inaspettato.

Entri nella città subito dopo il ponte del fiume Magra ed il biglietto da visita viene servito da grossi palazzoni rossi che di storia ligure hanno ben poco, ingombranti e incompleti aspettano il loro futuro.

Prosegui verso il centro e piazza Martiri dimezzata ti apre la vista non sulla facciata posteriore del nuovo Laurina, finalmente libera dall’aggiunta realizzata nel dopoguerra, ma su un nuovo tra i tanti anonimi palazzi.

Chissà se saranno sufficienti i tanti pregi della nuova piazza a distrarre il turista confuso a caccia di un parcheggio che non c’è.

La piazza che verrà sarà infatti ben ghiotta, menomale, seppur nettamente ridotta sarà infatti un effluvio di piante e fiori, uno spazio dilatato e ottimamente organizzato, come possiamo leggere negli annunci sul sito comunale: “Sarà uno spazio aperto legato al concetto dello stare, passeggiare, giocare, vale a dire uno spazio smart con wi-fi free e colonnine per ricaricare strumenti elettronici, pensato anche per il lavoro e lo studio – si legge – viene ripristinata la fermata dell’autobus consentendo intermodalità e scambio, unificati i vari livelli della piazza per una maggior fruizione pedonale e commerciale ed un uso multifunzionale del grande spazio a disposizione. Anche la sistemazione degli alberi, con un’incremento degli stessi, segue il perimetro dell’intervento dilatando lo spazio oltre la pavimentazione della piazza e consentendo la continuità del mercato in tutta l’area”. Poi si trovano anche aggiunte di parcheggi, sistemi di video sorveglianza ed uno spazio protetto e recintato dedicato ai più piccoli.

Niente male in effetti, solo qualche leggero dubbio sulle rimanenti dimensioni della stessa dopo la costruzione del “palazzo misterioso”. E’ concesso definire così la nuova costruzione perché nell’immaginario dei cittadini sarzanesi semplicemente non risultava e ora fa notizia e stupore vedere gli scavi in atto e parametrare visivamente l’impatto che avrà, sia come estetica che come ingombri.

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Eppure il nuovo immobile risulta ma non si era notato: “Nel nuovo intervento viene mantenuto il corpo storico e la ricostruzione di un unico volume dei due corpi prospicienti piazza Martiri” – possiamo leggere sul sito – applicando le disposizioni del Piano Casa Regionale che consente di realizzare il recupero dell’immobile in deroga ai piani urbanistici vigenti – concludono – il tutto senza incremento di volumetria rispetto al Piano Particolareggiato”.

Magia delle parole unita alla svogliatezza delle persone propense anzi ad apprezzare più le enfasi che i tecnicismi.

Stasera il Comitato “Sarzana che Botta” promette di svelare particolari aggiunti per prospettare ai cittadini più chiara situazione, si presume che l’amministrazione parteciperà al dibattito e forse si potrà capire meglio come e se è possibile intervenire per mediare ciò che, al momento, pare un’ulteriore ferita alla città.

Una città che soffre come altre l’attuale crisi economica e per cercare di compensare rischia di perdere il proprio distinguo storico, persa tra rivalorizzazioni difficili, abbandoni e rischio di perdita di identità.

Nuovi immobili in piena crisi edilizia e spazi commerciali aggiunti (vedi i Botta o i progetti sull’ex Inps e sulla ex Alhambra) durante un periodo di chiusure quotidiane di esercizi non più in grado di resistere e continuare a valorizzare la città, oppressi da crisi e tasse eccessive, mancanza di regole chiare, viabilità e parcheggi. Nel frattempo la città mantiene nel limbo altre peculiarità dimenticate come la scuola storica del XXI Luglio, la piscina comunale, villa Ollandini, il litorale marinellese e l’ex colonia Olivetti. Nel mentre la Calandriniana langue sofferente e le chitarre (l’Acoustic Guitar Meeting) sono finite insieme all’antiquariato di qualità.

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