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A proposito della morte di un uomo (e dell’odio da social) In evidenza

Editoriale di Umberto Costamagna

Nemmeno la morte di un uomo riesce a spegnere la bestialità, la malvagità, la vigliaccheria di tanti che, utilizzando lo schermo protettivo di un social e la tastiera come una pistola, hanno sparato insulti razziali, inni di odio puro, grida belluine di giubilo per “festeggiare” la fine tragica di un uomo colpevole solo di essere tunisino e di avere precedenti.
Ma a che livello di follia siamo arrivati? O, forse, a che livello di follia siamo tornati?
Ma l’umanità, forte delle esperienze tragiche del passato, non dovrebbe avanzare e migliorare? La rivoluzione tecnologica non dovrebbe facilitare gli incontri, il dialogo, il progresso?
E invece siamo ancora all’odio, all’odio vero, quello che ha alimentato le guerre e i massacri. In molti hanno parlato di stupidità da tastiera: ma anche a ridurre le frasi razziste circolate su facebook il conto non torna. Non torna perché non si può accettare di leggere le frasi che abbiamo letto (e cancellato) che inneggiavano alla morte di un uomo solo perché diverso da noi. Non torna perché il fatto che avesse precedenti penali non autorizza a godere della sua morte. Non torna perché i drammi del passato sono iniziati così, con qualche battuta un po’ più pesante fatta passare per eccesso di pochi: ma poi è da quelle battute giustificate che hanno preso il via gli stermini, i massacri, le deportazioni...
E se qualcuno non se la sente di ripetere che “ogni uomo è mio fratello”, almeno si ricordi che tutti gli uomini hanno lo stesso valore: indipendentemente dal colore della pelle, dalla religione, dalle opinioni politiche, dalle azioni buone o cattive che hanno svolto e per le quali esistono leggi di diritto che le giudicano.
Un’ultima cosa ai politici di casa nostra e non solo: evitate anche voi di strumentalizzare questa morte per un bieco e squallido piccolo gioco di rivalsa. Qui non si tratta di essere di destra o di sinistra, ma di essere uomini o non-uomini (volevo dire bestie, ma le bestie spesso si comportano meglio di noi...).

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