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Storia di una migrazione volontaria: il nuovo nome nell’elenco dei mediatori della Regione è Hager Halapi In evidenza

di Marina Lombardi - Un percorso migratorio “convenzionale” ma non scontato.

Hager Halapi è egiziana e arriva da Il Cairo, lì ha fatto tantissime cose. Ha studiato agraria, economia, ha insegnato inglese, è stata impiegata come funzionaria all’ambasciata Turca, ha anche creato un brand di gioielli tutto suo e ha fatto la modella. Poi, per una serie di coincidenze che si sono sovrapposte nella sua vita, è arrivata in Italia, ma no, non è scappata dall’Egitto, lo ha scelto, a dispetto di tutti quei preconcetti insinuati nella narrazione sulla migrazione nordafricana.

Hager ha viaggiato in Europa tante volte prima di trasferirsi in Italia, con il classico visto turistico, e successivamente durante il lavoro all’ambasciata Turca è tornata a trovare la sorella italiana: “il destino ha giocato tanto nella mia vita, la mia intenzione nel 2019 era quella di tornare in Egitto, ma poi è arrivato il Covid e ha bloccato tutto. Così ho iniziato a studiare in DAD presso il CPA della Spezia per imparare l’italiano”. L’italiano sarebbe stato solo un’altra delle lingue che conosce, tra inglese, turco, arabo e i vari dialetti dell’area geografica, motivo per cui in poco tempo l’insegnante di italiano si accorge della sua capacità ad imparare nuove lingue e le consiglia di provare la strada della mediazione linguistica, da qui, nasce un nuovo capitolo, ancora più ricco di storie da raccontare. Nel corso di un anno Hager imparare l’italiano, prende la patente e trova lavoro.

“Ho iniziato a lavorare all’ufficio immigrazione della Questura della Spezia grazie alla collaborazione della cooperativa per la quale sto lavorando" – però non le bastava, perché i suoi studi e il suo pregresso professionale in Italia non sono riconosciuti, infatti, l’iter burocratico per il riconoscimento della sua laurea è piuttosto complesso e dovrà tornare in Egitto per farlo, così decide di presentare domanda per la qualifica di mediazione interculturale di Regione Liguria “per avere una marcia in più, per prendere la qualifica professionale bisogna compilare molti documenti ed essere sottoposti ad accertamenti per cui si attesti la veridicità delle proprie competenze. Dopo qualche mese ci sono riuscita e tra poco uscirà il mio nome nell’elenco dei mediatori di Regione Liguria, avevo bisogno di essere più “stellata”, senza fermarmi ad imparare”.

Scegliere di spostarsi, di cambiare vita, di fare qualcosa di nuovo, è quello che è successo ad Hager. La particolarità di questa storia è la capacità di sfatare una serie di miti che incombono sull’emigrazione dal nord Africa, ma con essa possiamo comprendere la complessità di alcune delle aree di provenienza di migranti che approdano in Italia tramite rotte migratorie pericolose e illegali e soprattutto l’impellente necessità di comprendere quando il privilegio di appartenere ad una classe economica agiata sia essenzialmente equivalente in tutto il mondo. Le possibilità non sono le stesse per tutti, per studiare, per lavorare, per vivere degnamente, “chi prende i barconi non solo rischia la vita per una speranza, ma deve pagare tantissimi soldi, che non è facile reperire” e spesso, ci vogliono anni per ottenerli, lavorando forzatamente per clan di trafficanti di esseri umani (solo un esempio di ciò che succede ad esempio in Libia).

Da sottolineare infatti, sono i requisiti necessari per ottenere un visto turistico in Egitto per arrivare in Europa. Per arrivare in Italia non sono semplici nemmeno le vie legali attraverso cui migrare, richiedere la protezione internazionale o essere sottoposti a diritto d’asilo a dispetto della comunicazione mediatica propagata da un certo tipo di politica. Per quanto riguarda il visto turistico è necessario essere in possesso di “un passaporto, una laurea, un contratto di lavoro, un conto in banca, una carta di credito ed una proprietà a nome tuo – continua Hager - se non hai queste cose non puoi ottenere il visto”.

Si evince chiaramente che la questione del privilegio e dell’impegno personale non bastano per decidere di migrare in un altro paese e cambiare vita, ambire a qualcosa di più, e che la libertà di scelta non è concessa davvero a tutti, all’interno di un sistema burocratico e legislativo mondiale che determina una serie di disparità decretate alla base dell’appartenenza etnica. Americani o Australiani, ad esempio, non sono soggetti agli stessi obblighi per ottenere un visto turistico, cosa essenziale su cui concentrarsi per comprendere la realtà delle disparità sottolineate dal sistema legislativo. Questo sistema rappresenta di per sé una chiara dimostrazione che per la burocrazia “occidentale” ci siano esseri umani che possono accedere a diverse tipologie di diritti, in base alla propria appartenenza etnica.

Oggi Hager, dopo un lungo percorso, ha quindi la possibilità di aiutare chi ha avuto un percorso migratorio diverso dal suo, più complicato, più rischioso, più turbolento “mi piace questo lavoro perché non è un lavoro standard, ogni giorno hai qualcosa in più di nuovo, impari a vedere il mondo attraverso gli occhi di un'altra persona – conclude - mi raccontano tante storie e se solo il mondo le sentisse davvero, qualcosa cambierebbe”.

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