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"Così Lourdes ti cambia la vita", alcune testimonianze In evidenza

Sono stati una cinquantina gli spezzini che, guidati dal Vescovo Palletti, hanno partecipato al pallegrinaggio.

Trecento pellegrini, di cui oltre cinquanta partiti dalla Spezia, hanno partecipato nei giorni scorsi al pellegrinaggio a Lourdes dell’Unitalsi ligure. Molti, anche quest’anno, gli ammalati accompagnati alla grotta di Massabielle dal servizio volontario di dame e barellieri dell’associazione. Sono stati infatti i volontari che hanno accudito con fraternità e con abnegazione i più fragili e garantito gli spostamenti nei diversi luoghi di preghiera. Encomiabile è stato anche il servizio offerto dai medici e dal personale sanitario, che hanno assicurato l’assistenza medica, la somministrazione delle terapie ed il conforto spesso indispensabile per chi, malato, si trova lontano da casa e dalle proprie consuetudini. Altre dame e barellieri hanno assicurato a loro volta la possibilità di seguire le diverse catechesi nell’ambito dei percorsi dei “Passi di Bernadette” e di poter visitare le basiliche.

Un pellegrinaggio particolare, guidato dal vescovo diocesano Luigi Ernesto Palletti e dal vescovo di Chiavari Giampio Luigi Devasini, nell’anno in cui l’Unitalsi festeggia i 120 anni dalla propria fondazione. Loro è stato il compito di presiedere l’intenso programma di celebrazioni nei quattro giorni.

Il tema del pellegrinaggio era “Costruite qui una cappella”: ​​​​​​​un messaggio che, come ha sottolineato Palletti nella sua catechesi, non è quello di costruire materialmente una cappella dal momento che invece richiama all’impegno di ognuno di riscoprire la vocazione ricevuta nel battesimo e al nostro essere pietre vive nella Chiesa. Oltre alla pietra, sono stati sottolineati altri due elementi importanti nell’esperienza di Lourdes: la luce e l’acqua. All’arrivo a Lourdes c’è stata l’accensione del cero, “una luce”, alla grotta, segno del prolungamento della preghiera dei fedeli ed anche del riaffermare che il Signore è la luce cui guardare con fiducia. Non meno coinvolgente il percorso dell’acqua, elemento distintivo di un santuario che trova nel gesto dell’acqua, che sostituisce oggi il rito dell’immersione nelle piscine, uno dei momenti più emozionanti del pellegrinaggio. Tra le altre celebrazioni, ci sono state il Rosario alla Grotta, presieduto dal vescovo Palletti e trasmesso in diretta su TV 2000, la Messa internazionale in San Pio X, la grande basilica sotterranea, presieduta dal vescovo Devasini, la Via Crucis, il percorso “Costruiamo una cappella” e infine la Messa conclusiva presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti. Diverse le riflessioni maturate nel corso del viaggio di ritorno.

Le motivazioni per le quali si decide di partecipare ad un pellegrinaggio partono da considerazioni diverse per ognuno, da situazioni e da stati d’animo anche molto personali: ricercare la salute dello spirito, la speranza di ritrovare nella specificità di Lourdes la salute fisica o la forza di sopportare la malattia, talvolta anche il bisogno di risposte a domande che non si riescono a formulare con precisione neppure a se stessi, altre volte infine solo per curiosità o per scelta turistica. Eppure, c’è una certezza: quella che da un pellegrinaggio si torna cambiati, con una visione diversa della vita, con un approccio relazionale più comprensivo verso il prossimo, con una capacità di ascolto dell’altro che forse non si sapeva di avere. Terminato il pellegrinaggio si torna dunque alle proprie occupazioni, alle proprie case, con la consapevolezza di essersi arricchiti: spiritualmente certo, ma con motivazioni utili anche per la vita di tutti i giorni. Compresi quanti, ammalati, offrono la loro sofferenza senza un lamento e ti ripagano con un sorriso, con un gesto, con un’espressione del volto i servizi offerti con fraternità sincera.

Sulle emozioni che il pellegrinaggio ti lascia abbiamo così sentito due medici, Francesca Bei e Luisa Pietrogiacomi, alla loro prima esperienza a Lourdes: ”Il viaggio a Lourdes – ci hanno detto - è stata la nostra esperienza più intensa a livello spirituale, e ci ha fatto ritrovare il senso vero della scelta di fare il medico compiuta tanti anni fa”. E ancora la famiglia De Lorenzi, due genitori con le due giovanissime figlie, che esternano l’”entusiasmo per l’esperienza vissuta”, cosi come fa Gianluca Bucchioni, barelliere, che considera questi giorni una esperienza forte, utile per tutto l’anno a venire. 

Tanti e diversi, quindi, sono di sicuro i motivi di riflessione che accompagnano i partecipanti al pellegrinaggio dopo questo viaggio, ma una in particolare sembra essere la certezza: il commosso saluto dell’ultimo giorno alla Grotta, per tutti, non è stato un addio ma un arrivederci ...

(Italo Lunghi)

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