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Paolo e Francesco Lavalle, la tradizione del Palio che passa da padre in figlio In evidenza

di Anna Mori - In un’intervista doppia, ci hanno raccontato la loro bellissima storia che esprime tutto il loro immenso amore per il Palio dei Golfo.

Paolo e Francesco Lavalle, padre e figlio, entrambi con una passione smisurata per il Palio. Paolo è un campionissimo, detentore di un record che sarà difficile da eguagliare, 11 Palii vinti. La sua personalità sanguigna esprime tutto lo spirito che permea nel profondo il Palio. Paolo aveva una dote innata quando vogava, sentiva la barca, percepiva la condizione dei propri compagni, che incitava a mettere in campo tutte le forze possibili.

Gazzetta della Spezia ha incontrato Paolo e Francesco che, in un’intervista doppia, ci hanno raccontato la loro bellissima storia che esprime tutto il loro immenso amore per il Palio del Golfo.

Quando la tradizione del Palio è entrata in famiglia?

PAOLO: Sono nato alla Marina del Canaletto, ai nostri tempi era affollata di gente. Cadimare e Canaletto erano le Borgate più famose e più vissute. Abitavo a 50 metri dal mare, vedevo le barche uscire, mio papà lavorava in mare con i muscoli. Avevo sei anni, il mio primo regalo è stata una barchetta e ho iniziato a vogare, un impatto coinvolgente fin da subito, non c’era tecnologia, non c’era niente. Si correva tutti per diventare dei vogatori: la Borgata del Canaletto avrebbe potuto comporre 10 equipaggi, quella del Cadimare 15. C’era una selezione stringente. Al pomeriggio aiutavo mio padre ad innestare il seme e mi ricordo che nel 1982, con i miei amici Luca Orlandi, Marcello Barolat e Gianni Venturini abbiamo messo in piedi un equipaggio, eravamo dei bambini, io sono del ’67. Abbiamo iniziato ad uscire con la barca che il Canaletto metteva a disposizione per allenarci e lì abbiamo fatto le prime vogate.

Quando hai capito che avresti voluto seguire le orme di tuo papà?

FRANCESCO: L’ho capito sin da molto piccolo. Ora non me lo posso ricordare perché avevo solo tre anni, ma mi raccontano che a casa dei nonni, nel corridoio, prendevo un mestolo o un cucchiaio e li usavo come remo, facendo avanti e indietro scivolando, spingendomi con le gambe e facendo finta di vogare. Quando vedevo una barca da Palio ci salivo in cima, volevo avere la mia barchetta. Ero fissato, seguivo ogni allenamento di mio papà, avrei voluto già iniziare con il timone all’età di cinque anni, ma purtroppo era troppo presto, ho poi iniziato a otto anni. Fin da subito quindi è stata come una malattia per me.

Quando è stato il primo Palio a cui hai partecipato e con quale Borgata?

PAOLO: Il primo Palio a cui ho partecipato è stato nel 1983, eravamo proprio bambini, un Palio in cui siamo arrivati quinti o sesti, non ricordo bene. L’anno dopo, nel 1984, ho vinto il primo Palio Juniores. E’ stato abbastanza veloce assaporare la vittoria. Quando ci prendi gusto non ne puoi fare a meno.

FRANCESCO: Il primo Palio a cui ho partecipato è stato nel 2019 con il Cadimare. Un anno incredibile, che però ha lasciato tanta amarezza, come primo anno non pensavo di fare una grande stagione, ma piuttosto un quinto, sesto posto alle gare. E invece vincemmo le prime sei gare, poi perdemmo, poi la settimana dopo vincemmo di nuovo e quindi 7 gare vinte nella mia prima stagione. Eravamo i grandi favoriti, ma purtroppo l’inesperienza ci costò molto cara, arrivammo secondi al Palio: non fu una stagione da buttare via assolutamente, ma dopo aver vinto sette gare, ci si aspettava di vincere.

Quali sono i ricordi e le emozioni legate a quell’evento?

FRANCESCO: Tanta amarezza solo un’immagine mi ricordo molto bene: appena usciti con la barca da dove si tengono prima del Palio, appena girato il molo, ho visto il campo di gara e questo muro di colori in fondo alla Morin, è stato da pelle d’oca, non me lo dimenticherò mai. E’ un qualcosa che non si può spiegare a parole, questa à stata la più bella immagine di quel giorno, perché poi, perdendo, è stato tutto un po' più grigio.

Che cosa significa il Palio per te?

PAOLO: E’ un amore ché è iniziato da subito, ero piccolissimo: il Palio era un’istituzione per tutti, non solo per me, ma per tutta la gente che viveva sul mare, nelle Borgate dove la sera ci si ritrovava, un grande folklore. Oggi il Palio non è niente di tutto questo, oggi la gente viene a vedere per curiosità, c’è qualche Borgataro, ma il vero Palio dava emozioni talmente forti da soffocarti, un’emozione che prendeva da dentro, fortissima, che ho portato avanti con i miei figli. Francesco subito da molto piccolo è salito sul palco quando vincevo a Marola negli anni d’oro. Nella mia famiglia io ho vinto 11 Palii Senior, uno negli Junior, tre Palii da allenatore. Francesco ha già vinto due Palii al timone, uno da vogatore. Matilde ha vinto il Palio nel 2019 da timoniera. Noi mangiamo pane e Palio. Per noi è una cosa che da spiegare a parole non è facile, perché viene da dentro.

FRANCESCO: Per me è una grandissima passione, diciamo che è la mia vita, vivo per questo. Ogni giorno, a partire da settembre, quando si fanno già quattro o cinque allenamenti a settimana fino a gennaio, poi gli allenamenti iniziano ad essere sei. Per me il Palio è sacrificio, pura passione, c’è un qualcosa che mi spinge, la voglia di vincere, quel sogno che ho fin da bambino di alzare un gonfalone. Il Palio Senior, girarmi, e vedere quella folla in mare, per me il Palio è un’emozione indescrivibile. Durante l’inverno mi chiedo sempre chi me lo fa fare, perché alla fine non siamo pagati, dalle 6 del pomeriggio fino alle 9 di sera toglie tempo alla mia vita privata, arrivo ogni giorno a casa alle 10. L’unica cosa che mi spinge è la passione e la voglia di vincere. Vorrei far vedere a mio nonno che sono capace anche io, come ha fatto mio papà, di vincere. Questo è il primo motivo per cui lo faccio, prima che per me e per tutti, lo faccio per mio nonno e me lo ripeto sempre prima e dopo ogni allenamento. Quando le cose vanno bene, quando le cose vanno male, so per chi lo faccio, per mio nonno.

Ci sono stati altri momenti particolari per te? Vuoi raccontarli?

FRANCESCO: Un momento particolare è stato il Palio del 2021, quello del COVID, che ho vinto. Però è stato un anno anomalo: non ci sono state le prepalio, non riuscivo a sentire il Palio come in una stagione normale. La Morin era vuota, non c’era praticamente nessuno, era una gara a porte chiuse. E’ brutto da dire, ma non ho mai sentito di aver vinto quel Palio perché non essendo stata una stagione normale, ho vissuto un’emozione diversa. Oltre che per questo, anche per il fatto che all’arrivo abbiamo dovuto aspettare per più di 40 minuti, non credo sia mai successo nella storia, per sapere chi era arrivato primo tra noi e il Canaletto: alla fine è venuto fuori che avevamo vinto noi di 4 centesimi. E’ stato un anno anomalo e molto strano. L’ho vinto, ma non lo sento come un vero Palio. Non ho provato quella sensazione che invece ho vissuto da timoniere.

Un bel Palio da ricordare è stato ad esempio quello in cui ho vinto da timoniere nel Lerici, nel 2011 e soprattutto nel 2012 Senior, con allenatore mio papà, in una Borgata che non vinceva da tanti anni. E’ stato davvero bellissimo, vedere la gente che si buttava in mare mentre arrivavamo all’ultima boa: dicevo “Mancano ancora 30, 20, 10 metri”. Quindi mi sono alzato in piedi e poi non ricordo più niente.

Ora sei entrato nella rosa degli allenatori della Spezia Centro, ex CRDD, per la quale hai vogato negli anni ‘90. Puoi raccontare la tua emozione più grande con questa Borgata?

PAOLO: Nel 1992 era l’anno delle Colombiadi, all’epoca c’erano poche cose e il Palio era fondamentale per tutti gli spezzini, una manifestazione che si aspettava. Quell’anno sono venute in città tantissime autorità, Avevo già vinto due Palii nel ’88 e nel ’90 con il Canaletto. Successivamente ci furono alcune discussioni, mi arrabbiai perché ero sempre stato un tipo ribelle. Incontrai una sera tra il ’91 e il ’92 Fortunato d’Imporzano, soprannominato “Pucci d’Imporzano”, che mi disse: “Dai Paolo, facciamo l’equipaggio al CRDD”. Io feci l’equipaggio con Massimiliano Curletto, Elio Borio, Cesare Ruffini, un grande equipaggio. E’ stato un anno incredibile, a detta di tutti gli esperti, il Palio più bello della storia. Abbiamo fatto un’impresa che oggi sembra quasi impossibile.

La Spezia Centro è una borgata con tante strutture, con gli spogliatoi, le docce, la palestra, i remoergometri, non gli manca niente. In quell’anno, il CRDD era sotto l’Arsenale, avevamo un remoergometro, una palestrina in piazza d’Armi che era un buco di 5 m quadrati, quattro remi, una barca, non avevamo le docce, ma il ricordo è bellissimo. Noi quattro vogatori, con Pucci d’Imporzano, Giuseppe Cocco, il presidente Russo, abbiamo fatto un’impresa incredibile. Andavamo a confrontarci contro Borgate come Canaletto e Muggiano che erano delle potenze, avevano strutture e materiale per allenarsi. Noi con il nulla abbiamo vinto sia la Coppa Cassa di Risparmio, sia il Palio del Golfo. C’era tantissima gente, la città era blindata, noi gareggiavamo come Arsenale, come Spezia.

Quell’anno il Muggiano partì molto forte, aveva vinto anche l’anno prima, nel 1991. Ai 1000 metri il mio secondo remo “prese un polpo” al giro di boa, li sembrava tutto finito perché il Muggiano prese il largo e noi rimanemmo impiantati. Ai 1500 tutti quelli del Muggiano erano pronti a buttarsi in mare perché eravamo ad uno scafo e mezzo dietro. Mi ricordo che ho dato la carica ai ragazzi, non ti dico cosa gli ho detto però… Io quando vogavo avevo fame, vogavo con la rabbia, con la grinta, ero una cosa allucinante. Vinci un Palio, ne vinci un altro e ti accontenti. Io ero instancabile, non mi accontentavo mai, ero malato di vittoria. Abbiamo fatto gli ultimi 500 metri più belli della storia. Il Muggiano negli ultimi 500 metri stava uscendo, noi dovevamo ancora rientrare, abbiamo fatto un giro di boa ai 1500 straordinario, e quando ci siamo messi dritti per scendere giù, abbiamo fatto “il serra”, la stretta finale. C’era la gente sul molo che impazziva perché vedeva la prua con il numero 5 che volava. Alla fine abbiamo vinto noi di pochi centimetri sull’arrivo. E quello è stato un Palio di una bellezza incredibile.

La sera tutta Spezia è venuta in borgata, pensa, si firmavano gli autografi. Tutti a festeggiare lì dove ora c’è la Borgata, c’era tantissima gente, non riuscivi a muoverti. L’indomani abbiamo fatto la premiazione in Piazza d’Armi, il Generale dei Carabinieri mi volle conoscere e voleva portarmi nel settore sportivo e io gli risposi: “Generale, io non ho tempo da perdere, devo andare per muscoli”. Facevo già il mio mestiere, avevo i vivai.

Potrei raccontare un miliardo di altre emozioni, il Palio con il CRDD è quello che ricordo di più perché non si è mai più vista una vittoria così e una reazione dei vogatori come abbiamo avuto noi. Bisogna avere coraggio, non bisogna mai rassegnarsi, quello che spiego sempre a mio figlio Francesco: finché c’è gara c’è speranza, finché c’è gara non bisogna mai perdere la concentrazione.

Tuo padre ha vinto il Palio del 1992 con il CRDD, ora La Spezia Centro. Anche tu ora stai vogando per La Spezia Centro, ci racconti la prima gara che hai fatto  con questa borgata?

FRANCESCO: La prima gara è stato il Trofeo di Natale. Non ci eravamo posti un obiettivo, non pensavamo assolutamente di vincere. Però volevamo fare molto bene, soprattutto io, perché la barca su cui vogo, è la stessa con cui mio papà ha vinto il Palio nel 1992, 31 anni fa. Per me era un input per tornare a vincere. Il CRDD dopo il 1992 non ha più vinto il Palio. E quindi, per me, tornare a vincere con la stessa barca con cui aveva vinto mio papà, era una bella storia da raccontare. E’ stata una gara tranquilla, non l’ho sentita tanto come potrebbe essere una prepalio, però allo stesso tempo era importante. A dicembre ho vinto nel solito posto e con la solita barca di mio papà, come una specie di passaggio di testimone.

Che cosa significa vedere tuo figlio che ha seguito le tue orme?

PAOLO: Francesco mi dà una grandissima soddisfazione perché nutre una passione incredibile per il Palio. Aveva appena tre anni, gli abbiamo comprato una barchetta e si metteva nel corridoio con i mestoli di legno a vogare. Lui ce l’aveva nel DNA, saliva sul palco con me, ha iniziato ad avere successi come timoniere, è entrato nel Cadimare a vogare, il secondo anno ha vinto il Palio. Insomma ha una dote naturale non indifferente.

Quest’anno Francesco è alla Spezia Centro, sono orgoglioso di questa cosa, ne vado molto fiero, dopo 31 anni è sulla solita barca dove ho vinto io, nella solita Borgata, una Borgata sana con dei valori molto importanti. La Società sta lavorando molto bene, mi sento positivo, perché so che sono quattro ragazzi molto molto bravi e penso che al Palio diranno la loro.

Sono orgoglioso di mio figlio perché è un ragazzo serio e ama in maniera sviscerata questo sport e per lui il Palio è una continuazione di quello che ho lasciato io, lui veramente vive per questo sport.

Tuo papà in cosa è stato un esempio per te?

FRANCESCO: E’ la grinta che ha sempre messo. E oltre questo, la dedizione verso questa manifestazione. Dedizione perché tutt’ora me lo ripete in continuazione di portare una vita regolare, che bisogna riposarsi, mangiare bene e che se si vuole vogare e fare bene il Palio bisogna sacrificarsi tantissimo. La grinta perché non ha mai guardato in faccia nessuno e non si è mai fatto problemi a essere arrogante. Lui è stato sempre un po' arrogante nel mondo del Palio, infatti ha tanti amici e tanti nemici. Comunque, alla fine della fiera, tutti lo stimano perché è stato una persona con tanta grinta e ha dedicato veramente tanto a questa manifestazione per cui non gli si può negare niente. Ora è di aiuto, mi dà sempre tantissimi consigli, continuo ad imparare cose nuove ogni anno che passa. Lui è importantissimo per me, dà consigli da padre, da allenatore-padre. Non si fa problemi a criticarmi quando c’è da criticare e questa è una cosa che mi fa molto bene, perché mi aiuta a crescere anche come persona.

Nel 2009 Paolo hai deciso di chiudere la tua carriera di vogatore…

PAOLO: Ho vinto il primo Palio nel 1984 con gli Junior del Canaletto. Poi nel 1988 e nel 1990 ho vinto il Palio Senior nel Canaletto, nel 1992 con il CRDD, nel 1996 sono ritornato al Canaletto e ho vinto di nuovo. Quindi ho avuto un attimo di stacco. Sono tornato nel 2000 a Marola come vogatore, ho vinto nel 2000, 2001, 2002, 2003, quattro Pali, 2005, 2006 altri due Palii, a Marola abbiamo vinto 6 Palii in 7 anni, e poi dopo tutta questa carriera in giro per il Golfo, sentivo di dover rientrare in Borgata al Canaletto, dopo tante parapiglia, sai…vita da Palio. Nel 2009, a 41 anni e 8 mesi, ho vinto l’ultimo Palio al Canaletto: sono arrivato a casa, ho depositato la borsa e ho detto “La mia carriera è finita qui, perché quello che dovevo completare l’ho fatto. Sono partito dalla mia Borgata e ora ho chiuso il cerchio riportando in Borgata il Palio”. Ne vado orgoglioso, sentivo, prima di smettere, di dover riportare lo stendardo nella mia Borgata di origine.

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