Sarzana, un “cancello” aperto sul degrado (foto) In evidenza

di Luca Manfredini – Ancora si parla della grossa area ferroviaria dismessa tra la variante Aurelia, via del Murello e Stazione Ferroviaria; ancora degrado imperante e povertà, ancora un territorio a rischio.

Giovedì, 11 Luglio 2019 16:31

Andare oltre il "cancello" aperto che delimita l'area in questione, sulla strada di accesso al sottopasso, è come vivere un "déjà vu": tornare indietro negli anni quindi e ancora parlare di ciò che si omette da tempo di vedere, o su cui non si riesce ancora ad intervenire.

Un "cancello" divisorio tra una presunta civiltà, fatta del nuovo sottopasso del Murello, di moderne rotatorie sulla variante che incanalano a fatica un traffico veicolare sempre in crescita, di una frazione fatta di case, magazzini commerciali e vita normale, ed una moderna/antica vergogna fatta di sporcizia e emarginazione dedita a spaccio di droga e sopravvivenza.

Nulla di nuovo, se non la ripetitività della constatazione, una realtà degradata che da anni incombe sull'area (non unica del territorio) e sulle zone limitrofe, persa tra burocrazia, problematiche e scarsa lungimiranza.

Un'area che si allarga poi oltre se stessa, delimitandosi da un lato dalla fatiscente struttura del "Vecchio Mercato" in piazza Terzi e al suo capolinea degli autobus con biglietteria e pensiline altrettanto fatiscenti, passando per via del Murello e allargandosi alla Stazione Ferroviaria, compresa dei suoi famosi giardini di Piazza Jurgens e del parcheggio ex MetroPark (gestito dalla società Metropark sino al 2010, ora area in uso al Comune, come stabilito dal protocollo d'intesa siglato tra l'amministrazione sarzanese e il Gruppo FS) spesso agli onori della cronaca.

Un territorio che in qualche modo è vittima anche del fallimento del "Piano Botta" e su cui erano previsti ampi ed onorevoli programmi, tra cui una nuova e adeguata stazione autobus, parcheggi interrati nelle aree ferroviarie dismesse, percorsi pedonali e anche un'importante rotatoria.

Un territorio quindi che potrebbe corredare e ampliare il "Piano di Viabilità e Sosta" ora in atto nel centro sarzanese, ma che attualmente non vi risulta.

E l'attesa riqualificazione langue da anni e, apparentemente e ancora a lungo, sarà solo un deprecabile biglietto da visita di un'area importante alle porte del centro storico.
Quello stesso centro che necessita, o meglio necessiterebbe, di parcheggi veri di interscambio che consentano agli utenti di viverlo e farlo rinascere.

Ma il reale stato di proprietà delle area ferroviarie dismessa, dei pagamenti effettuati o meno dal Comune alle Ferrovie e degli eventuali motivi che sembrano ostacolarne il rogito notarile, al momento non sono dati a sapere.

Eppure era il 20 ottobre del 2014 quando il Comune effettuava un sopralluogo nell'area, prendendone atto della criticità e pubblicizzando "Misure concrete per migliorarne la sicurezza nel giro di pochi giorni" – come si può leggere nel sito del Comune – e l'intenzione di chiedere a RFI interventi immediati ed urgenti a tutela della sicurezza pubblica e per chiedere la cessione ad uso gratuito dell'immobile che si affaccia sul parcheggio ex MetroPark – concludeva poi il Sindaco Cavarra - non possiamo ulteriormente tollerare che un'area di fatto vicinissima al nostro centro cittadino possa essere considerata "zona franca" e lasciata alla mercé di balordi e sbandati".

Ma sono passati 5 anni da allora e nulla è cambiato se non la chiusura in sicurezza dell'immobile (ma non la sua destinazione alla comunità) sopra citato, né con la vecchia Amministrazione né con la nuova.

Entrare nell'area è entrare (con circospezione) nel passato che non ti aspettavi di vedere ancora; cumuli di rifiuti infiniti e infuocati dal sole, pagliericci di extracomunitari attrezzati sotto un vecchio vagone ferroviario, latrine a cielo aperto ed una netta sensazione di sconfitta.

Ben lo sanno i residenti limitrofi alla zona che denunciano da tempo il via vai serale/notturno di clienti di ogni sesso alla ricerca di una dose, di un pezzo di fumo, di quei "servizi" per cui, si mormora, si è anche disposti a prostituirsi per ottenerli.

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