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Don Bocchi, il sorriso della fede. Così la diocesi ricorda il prete dopo i funerali celebrati dal Vescovo Luigi Ernesto Palletti In evidenza

Lo ricorderemo sempre, con quel suo sorriso dolce e insieme profondo, testimonianza di una fede vissuta in modo integrale. Don Gianni Bocchi, salesiano, parroco, missionario e confessore, come i confratelli hanno voluto scrivere nel manifesto funebre, ci ha lasciati. Si è spento domenica scorsa 1° maggio, alla veneranda età di ottantasette anni, all'ospedale di Castelnuovo Garfagnana, dove era stato ricoverato in seguito all'aggravarsi della malattia, assistito dai familiari e dai confratelli.

Nato l'8 marzo 1929 a Minucciano, in provincia di Lucca, nell'alta Garfagnana, ai confini con la Lunigiana, don Gianni era salesiano dal 28 agosto 1947 e sacerdote dal primo luglio 1957. I funerali sono stati presieduti alla Spezia, nella chiesa di Nostra Signora della Neve, dal monsignor Luigi Ernesto Palletti, presenti numerosi sacerdoti ed una grande folla commossa. Al rito ha partecipato anche don Karim Madjidi, vicario della provincia salesiana del centro Italia, che ha illustrato la figura e l'opera pastorale di don Bocchi. La scomparsa di don Gianni lascia un grande rimpianto in quanti l'hanno conosciuto, per la bontà d'animo e per lo zelo pastorale mostrato, sull'esempio di don Bosco, soprattutto verso gli ultimi, specialmente nei lunghi anni di attività missionaria in Camerun. La sua predicazione, e soprattutto la sua testimonianza hanno favorito non solo molte conversioni alla fede ma anche il sorgere di numerose vocazioni religiose e sacerdotali. Tante mamme, per gratitudine, hanno voluto battezzare i loro bambini con il suo nome, Giovanni. In Italia ha trascorso la sua vita in mezzo ai giovani come direttore di diverse case salesiane della Liguria e della Toscana. Ben ventiquattro sono stati gli anni da lui vissuti alla Spezia, prima nella parrocchia di Maria Ausiliatrice al Canaletto, dove fu parroco dal 1972 al 1981,e poi, al ritorno dall'Africa, nel "ministero del perdono", come confessore nella parrocchia di Nostra Signora della Neve, in viale Garibaldi. Come detto, accoglieva tutti con un sorriso luminoso che trasmetteva gioia e serenità. Soprattutto nel sacramento della penitenza era lieto di poter donare, oltre al perdono dei peccati, anche la remissione totale della pena, tramite l'indulgenza plenaria, privilegio concessogli dal Papa Giovanni Paolo II quando visitò la sua missione nel Camerun. Profondo fu il suo amore per l'Eucaristia e per Maria Ausiliatrice, patrona della congregazione salesiana. Ora le sue spoglie mortali sono tornate, in attesa della risurrezione, nel suo paese natio, tra le sue montagne, ai piedi del Pizzo d'Uccello e del Pisanino.

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