La perizia Raggi in Conferenza dei servizi per iniziativa del sindaco Paola Sisti

"Come comitati e associazioni speriamo che qualcuno fermi questo progetto utile solo ai profitti di Iren"

Lunedì, 03 Agosto 2020 14:13
Santo Stefano Santo Stefano


La perizia del professor Giovanni Raggi sarà presentata dal Comune di Santo Stefano alla prossima riunione della Confererenza dei servizi. Lo ha annunciato il sindaco Paola Sisti all’incontro di Ponzano, dove i comitati di Jesi, Reggio Emilia, Mantova hanno portato le loro esperienze. Con la decisione di Paola Sisti, che ha accolto la sollecitazione di comitati e associazioni, sarà possibile il confronto tra due tesi opposte: quella del professor Raggi, che forte di quindici anni di indagini e studi sulla falda, compreso l’Atlante degli Acquiferi della Liguria realizzato dall’Università di Genova, sostiene che un eventuale inquinamento - soprattutto di ammoniaca - raggiungerebbe i pozzi di Fornola in un tempo medio di venti giorni, e quella della facoltà di geologia di Modena-Reggio Emilia, secondo cui il tempo occorrente sarebbe superiore ai 200 giorni.

La facoltà emiliana, che ha sviluppato lo studio in pochi mesi a cavallo tra il 2019 e il 2020, come si legge nella relazione, non esclude il rischio e non afferma che l’inquinamento potrebbe essere fermato: afferma solo che potrebbe essere segnalato da sonde e che l’inquinante arriverebbe molto diluito ai pozzi.

Su questo punto i Comitati No Biodigestore Saliceti, Sarzana, che botta!, Acqua Bene Comune e le associazioni Legambiente, Italia Nostra e Cittadinanzattiva si accingono a una campagna di sensibilizzazione alla Spezia. Le dichiarazioni rassicuranti del sindaco Peracchini e dell’assessore all’ambiente Casati, che sembrano convinti che un eventuale incidente non metta a rischio l’acqua potabile per i loro concittadini, hanno convinto gli ambientalisti a un’opera d’informazione sui rischi del progetto Saliceti.

Le rassicurazioni di Recos non tranquillizzano nemmeno gli abitanti di Santo Stefano e dintorni, che ricordano come anche il TMB doveva essere un impianto assolutamente sicuro e non inquinante: andò a fuoco nel 2013. Eppure aveva ottenuto il via libera dei Vigili del fuoco al progetto. Della serie: il rischio zero non esiste. Per questo Comitati e Associazioni ribadiscono: “Il rischio zero esiste: basta non costruire impianti pericolosi sulle falde e a ridosso dei centri abitati per assecondare gli interessi economici di un colosso finanziario dei rifiuti”. E incalzano la classe politica di destra (in Provincia e Regione) e di sinistra (nei comuni).
Ora vedere sorgere a pochi metri dal TMB un digestore anaerobico di produzione di biogas, il cui processo è alimentato da metano da idrocarburi, non tranquillizza affatto i cittadini di Santo Stefano, ma non dovrebbe tranquillizzare neppure i cittadini dei comuni limitrofi, Sarzana compresa.

Come comitati e associazioni speriamo che qualcuno fermi questo progetto utile solo ai profitti di Iren, grazie a quaranta milioni di euro di incentivi pubblici, e alle zone del Levante genovese, che non si dotano di impianti e usano Spezia come pattumiera.

No Biodigestore Saliceti, Sarzana, che botta!, Acqua Bene Comune
Legambiente, Italia Nostra, Cittadinanzattiva

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