Il Comune "smonta" il progetto della nuova centrale: "Effetti dannosi sulla salute" In evidenza

L'amministrazione comunale ha inviato il suo parere al Ministero dell'Ambiente sul progetto del nuovo gruppo a turbogas.

Mercoledì, 15 Luglio 2020 17:04
La centrale Enel della Spezia La centrale Enel della Spezia

Il Comune della Spezia ha inviato il suo parere tecnico al Ministero dell'Ambiente per l'istanza di avvio alla procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale sul progetto di sostituzione dell'unità a carbone esistente con una nuova unità a gas presso la centrale termoelettrica della Spezia "Eugenio Montale".

Enel, ormai un anno fa, il 15 maggio 2019, ha richiesto al Ministero dello Sviluppo Economico di avviare il procedimento di autorizzazione unica per il progetto di sostituzione del carbone con una nuova unità a gas e, su questo, è stata avviata la procedura di verifica di assoggettabilità a VIA. Conformemente al parere formulato anche dal Comune nel procedimento, il Ministero dell'Ambiente ha dichiarato doversi procedere a Valutazione di Impatto Ambientale. Per questo, il Ministero ha avviato procedimento sulll'istanza di V.I.A., e nell'ambito di tale procedura pubblica, chiunque ne avesse interesse, poteva presentare al Ministero proprie valutazioni o pareri, entro il 14 luglio scorso.

Le competenze comunali sul procedimento sono quelle sanitarie e paesaggistiche, a cui si affiancano ovvie valutazioni su questioni ambientali e geologiche-idrauliche. Per tale ragione, gli uffici hanno proceduto da un lato alla formulazione di un parere sotto i profili ambientali, urbanistico-paesaggistici e della sicurezza idraulica, mentre per quello che concerne la Valutazione di Impatto Sanitario, attesa la complessità del suo esame, si è ritenuto di acquisire una qualificata consulenza, individuata nel Prof. Alfonso Cristaudo dell'Azienda Ospedaliera dell'Università degli Studi di Pisa. Al termine della complessa istruttoria, l'Amministrazione ha quindi formulato un parere complessivo, nel quale si rilevano le carenze del documento di VIA presentato da ENEL, soprattutto sotto i seguenti profili:

- la necessità di effettuare confronti con la cosiddetta "Opzione zero", cioè non già con il permanere della situazione attuale, che prevede la gestione di un gruppo a carbone di cui la stessa autorizzazione prevede la prossima dismissione, bensì con la vera opzione zero costituita da uno scenario "senza centrale", e questo sia per quanto attiene la valutazione degli impatti ambientali, che sanitari;

- insufficiente analisi degli aspetti cumulativi degli impatti;

- forti criticità sotto il profilo idraulico, specie sul fosso Colombiera e il fosso Tombone;

- necessità di approfondimenti per quanto attiene il rischio sismico;

- perplessità molto rilevanti sull'impegno di suolo in tutta l'area di centrale, con l'impianto a regime visto che sotto il profilo insediativo, urbanistico e paesaggistico il progetto non si fa carico di chiarire quali siano gli effetti della trasformazione della centrale sulle aree esterne e limitrofe, se e come le stesse possano essere riorganizzate e a quali finalità e con quali ricadute per il comprensorio territoriale;

- insufficienza dell'analisi degli impatti visivi del progetto e, in particolare, per quanto attiene gli aspetti paesaggistici e di inserimento, la relazione conclude che "l'attenzione è insistentemente concentrata sulla trasformazione tecnologico-impiantistica della centrale e sull'immediato risultato a breve termine della stessa a mostrare una sostanziale indifferenza per il territorio circostante (nell'ambito delle stesse aree di proprietà ENEL e di pertinenza della centrale) e per le sue modifiche sul periodo breve, medio e lungo, di cui sostanzialmente si tace. Per questo il progetto è da rigettare per la sua grave carenza sotto il profilo del più determinante dei requisiti in una valutazione paesaggistica: il rapporto con il contesto.

Infine, in particolare, per quanto attiene gli impatti sanitari, la relazione del Prof Cristaudo conclude che: "sulla base delle indicazioni dell'OMS e in base alle indicazioni delle LG ISS e della letteratura, possiamo individuare tre livelli generali di impatto sulla salute sulla base dei rischi ambientali applicabili allo specifico progetto della nuova centrale elettrica a gas prevista alla Spezia:
• Livelli di condizioni ambientali desiderabili che promuovono la salute umana e il benessere.
• Livelli di condizioni ambientali accettabili che non sono ideali, ma il cui impatto è neutrale sulla salute e il benessere.
• Livelli di condizioni ambientali incompatibili che, se mantenuti, potrebbero provocare effetti dannosi sulla salute e sul benessere.
I dati ipotizzabili sulla base del progetto della nuova centrale Enel a gas prevista alla Spezia non depongono certamente per le prime due ipotesi".

"Il parere inviato al Ministero dell'Ambiente da parte del Comune della Spezia è molto chiaro – dichiara il Sindaco Pierluigi Peracchini – ancora una volta, per quanto di nostra competenza, abbiamo ribadito il chiaro no al progetto di riconversione della centrale Enel a turbogas: un no che non è affatto ideologico, ma suffragato da pareri tecnici che spaziano dagli aspetti ambientali, a quelli geologici, a quelli paesaggistici, e in ultimo, la relazione del prof. Cristaudo, ordinario di medicina del Lavoro presso l'Università di Pisa, che ha chiaramente evidenziato che i livelli di condizione ambientali proposte da Enel non siano né desiderabili né accettabili per la salute e il benessere della Città della Spezia. Al di là delle strumentalizzazioni politiche, l'Amministrazione ha fatto tutto ciò che era in suo potere con la variazione al PUC e presentando questo parere tecnico per portare all'attenzione del Ministero le ragioni di un territorio che ha servito l'Italia, garantendole elettricità per oltre sessant'anni, ma che ora deve avere il giusto rispetto. Ricordo infine a tutti, che La Spezia si trova al centro del Golfo dei Poeti, adiacenti alle Cinque Terre e con il nuovo settore delle navi da crociera da tenere in debita considerazione. Non siamo più negli anni Sessanta, e di questo il Ministero e Enel debbono tenere conto".

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