"Soldi non per nuove infrastrutture ma per mettere in sicurezza quelle che ci sono" In evidenza

L'Associazione ambientalista chiede di ripensare il modello di sviluppo.

Lunedì, 25 Novembre 2019 18:51

 

“È stata necessaria l'ennesima tragedia annunciata e sfiorata in Liguria per sentire affermare da più parti l’urgenza di un Piano che metta in sicurezza le infrastrutture regionali” - dichiara Santo Grammatico presidente Legambiente Liguria mentre ricorda come da tempo l’associazione abbia sottolineato alla classe politica (di ieri e di oggi) la necessità di ripensare gli interventi sul territorio.

“Siamo stati derisi e definiti "ambientalisti da salotto” - continua Grammatico - nonostante decenni di campagne di sensibilizzazione sulla cura e tutela dei fiumi e torrenti e sulla necessità di intervenire per mettere in sicurezza dalle frane un territorio sovrainfrastrutturato. Abbiamo 98 km di strade in 100 kmq, siamo la prima regione in Italia per densità stradale sul territorio. Una densità elevata per la conformazione orografica del territorio e perché è corretto garantire la mobilità dei cittadini. Ma per costruirle sono stati tagliati o scavati delicatissimi versanti, mettendo così a rischio il sistema geologico ed ecologico che li caratterizzava. I torrenti considerati spazi dove ricavare zone industriali, parcheggi, case e corridoi per penetrare nell'entroterra, avvicinando tragicamente sempre più cittadini al luogo più pericoloso che si possa avere, il centro dell’alveo”.

Una regione bellissima e fragile e in molte sue parti ormai compromessa, dove non si comprende, osservando dal mare, dove sfociano i torrenti perché la costa è cementificata: per il 66% è occupata da porti, porticcioli, attività industriali, residenziali e servizi.

“Dopo il nuovo disastro sulla A6 Altare-Savona - conclude Grammatico - auspichiamo che politici, qualunque sia il colore d'appartenenza, non continuino ad utilizzare come una foglia di fico i cambiamenti climatici, proponendo sempre lo stesso modello di sviluppo. La storiella delle grandi opere non regge più (in tutti i sensi), i fondi previsti per quelle liguri vanno riorientati, i pedaggi autostradali vorremmo fossero indirizzati non per nuove infrastrutture, ma per mettere in sicurezza quelle esistenti. L'approccio culturale legato allo sviluppo delle grandi opere è datato, scorretto e oggi evidentemente pericoloso per l'eredità che potrà lasciare in futuro”.

Queste riflessioni sono anche frutto di quanto emerso dal congresso regionale di due settimane fa e del congresso nazionale di Legambiente conclusosi ieri a Napoli, dove al centro del dibattito c’era l’emergenza dovuta ai cambiamenti climatici.

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