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Prezzi dei treni alle stelle, il presidio dei manifestanti: “Le Cinque Terre non sono in vendita” In evidenza

di Marina Lombardi - In piazza per protestare contro la misura di Regione e Trenitalia.

Un presidio di almeno cento persone nei pressi del museo Lia ad attendere il presidente Toti e la Ministra Santanchè, alla Spezia per un evento. Il motivo è l’aumento dei prezzi dei treni, sempre più inaccessibili, e la manovra di “privatizzazione del trasporto pubblico” affermano i manifestanti.

“Cosa racconterete ai vostri ospiti? Hanno deciso di privatizzare il trasporto pubblico” intonano i manifestanti - “noi non siamo ladri. Eravamo contadini e pescatori, ora siamo imprenditori del turismo ma abbiamo fatto tutto da soli, ora ci volete ammazzare”.

Schierati in via Prione i manifestanti, circondati da polizia e carabinieri, attendono gli esponenti politici che nel frattempo entrano dal retro del museo per partecipare alla conferenza di presentazione del Protocollo d’intesa stipulato con il ministero per la promozione turistica.

“Sono briciole gli abbonamenti scontati che ci hanno dato, a pagarne le spese è il nostro territorio” affermano le voci delle persone rispetto alla manovra di aumento prezzi approvata da Regione Liguria per il trasporto pubblico.

“Venite a spiegarci la manovra”, chiedono i manifestanti scesi in piazza. Il Presidente Toti risponde davanti alle telecamere affermando che “anche a Venezia un vaporetto costa il triplo ad un turista, ma non ho mai sentito un Veneziano lamentarsi dei prezzi per i turisti. Esattamente come salire sull’Empire State Building costa il doppio della torre di Pisa, ma noi la facciamo pagare la metà. Esattamente come facciamo pagare il 5 terre express la metà di un trenino svizzero. Visitare il Grand Canyon West Rim costa almeno 150 dollari, ed è gestito dagli indigeni - continua - chi è disponibile a pagare quel treno 30 euro, perché lo deve pagare di meno? Siccome sappiamo che il territorio è piccolo e stretto non dobbiamo avere paura di valorizzare la nostra terra. Non dobbiamo aver paura a vendere quel vino ad un prezzo più caro di altri. Il vino francese ha un costo altissimo, i francesi sanno fare una politica di prezzi e del marchio molto valida”. 

Queste le affermazioni del governatore della Liguria Giovanni Toti, che tralasciano però una serie di aspetti sottolineati anche dai manifestanti all’esterno, e la possibilità di confronto diretto con la popolazione, che infuriata aspetta i politici fuori dal museo.

Da sottolineare è però anche il confronto con paesi come la Svizzera o gli Stati Uniti dove il tenore di vita di un americano non è infatti paragonabile a quello di un italiano medio, nè per reddito annuo, nè per tenore di vita, nè per l’accessibilità a servizi esclusivi. Secondo i dati diffusi dall’agenzia Redfin Corp infatti lo stipendio medio di uno statunitense ammonterebbe a circa 69.000 dollari all’anno (un dato ancora molto relativo se confrontato con le disparità sociali sempre più dilaganti), quello di uno svizzero circa 61.000 franchi all’anno (65.400 euro) mentre quello di un italiano a circa 29.000 euro l'anno. Se è vero quindi che il costo della vita è relativo al guadagno medio all'interno di un paese, è vero anche che la questione del salario in Italia sta diventando sempre più problematica. 

Di questo passo, infatti, la misura approvata peserà ancora di più nella trasformazione di un territorio in destinazione di lusso, riservata a sempre meno persone selezionate.

"Siamo tre persone e abbiamo speso 54 euro solo per il treno, se avessimo speso magari 20 euro, con il resto dei soldi rimasti in tasca potevamo farli girare nell'economia del paese" afferma un manifestante. L'aria che si respira all'esterno del museo è tesa e la denuncia dei manifestanti è rivolta direttamente alle istituzioni presenti stamattina in conferenza all'interno dell'edificio. 

Da sottolineare a questo punto è l’impostazione logica e strutturale abbracciata dalle istituzioni che sembra infatti quella di seguire un sistema che esclude di fatto chi ha meno disponibilità economica (una fetta sempre più crescente della popolazione italiana alle prese con un carovita sempre più alto) di accedere a luoghi fisici e naturali strumentalizzandoli ai fini di una politica sempre più selettiva. In questo modo la politica dell’inclusività economica viene meno per lasciare spazio ad un certo tipo di turista eletto, quello con un’alta disponibilità di spesa e nella maggior parte dei casi un turista straniero. 

Anche secondo i ristoratori che seppur abbiano beneficiato di sconti, riportano testimonianze di alcuni turisti, uno di loro racconta “ieri una famiglia di turisti italiani, marito, moglie e tre bambini sono arrivati a Manarola da Spezia e poi sono venuti a Riomaggiore. Hanno speso 100 euro di treno. La gente si lamenterà, per noi non cambia nulla, perché se una persona può permettersi di spendere 8€ per arrivare da Spezia magari può permettersi anche di prendere una bottiglia di champagne costosa. Ma una persona che viene qui per fare un giro o prendere un caffé eviterà di farlo". 

 

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