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Alla Spezia un presidio a sostegno del diritto all'aborto, sicuro e gratuito

Organizzato da Non Una di Meno. Le motivazioni del movimento.

L’8 luglio, in diverse città italiane, Non Una di Meno tornerà in piazza per contrastare l'attacco al diritto all'aborto e la violenza maschile sulle donne e di genere, in connessione con le proteste delle femministe negli Stati Uniti.

L'appuntamento alla Spezia è alle ore 18, in Piazza Mentana.

Lo scorso 25 giugno la Corte Suprema statunitense ha di fatto cancellato il diritto all'aborto sicuro a livello federale, revocando la sentenza Roe vs Wade del 1973. Questa decisione peserà maggiormente sulle donne e le persone con capacità gestante più povere, più marginalizzate, afrodiscendenti e latine. In diverse parti del mondo i movimenti antiabortisti e la destra ultra-conservatrice hanno esultato per questa sentenza.

Anche in Italia il diritto all'aborto continua a non essere garantito. L'accesso all'interruzione di gravidanza è ancora un percorso ad ostacoli: in molte regioni l'obiezione di coscienza rende impossibile abortire, arrivando a toccare anche punte del 100% di obiettori.

Nell’ultimo anno NUDM La Spezia ha raccolto i dati dell’obiezione di coscienza in Liguria pubblicando una Mappatura dal Basso di questo fenomeno. A livello regionale quasi il 50% del personale medico si professa obiettore di coscienza, il tasso più elevato è stato riscontrato nel chiavarese, per una donna abortire potrebbe diventare un vero e proprio calvario essendo obiettore il 70% del personale medico.

Nello spezzino riscontriamo, oltre all’ingerenza dei gruppi anti-choice come Sentinelle in Piedi e Centro Aiuto alla Vita, che quasi ⅓ dei medici all’Ospedale Sant’Andrea è obiettore di coscienza.

L'attacco all'aborto va di pari passo con l'intensificazione della violenza maschile e di genere. Solo in Italia, nelle ultime settimane c'è stata un'escalation di femmminicidi, lesbicidi e transicidi: sono più di 60 dall'inizio dell'anno, come riportato anche nell’osservatorio sui femminicidi di Non una di Meno. È di pochi giorni fa la notizia dell'ennesimo femminicidio a Rimini, mentre viene richiesta l'archiviazione dell'indagine sulle molestie da parte degli Alpini. La violenza non si arresta neanche dopo che le donne vengono ammazzate: proprio oggi al tribunale di Bologna è iniziato il ricorso in appello sul lesbicidio di Elisa Pomarelli.

Lo scenario di guerra giustifica politiche razziste e sessiste, basti pensare che paesi come la Polonia, a cui è affidata la gestione dell'accoglienza delle profughe e dei profughi provenienti dall'Ucraina, impedisce l'aborto anche alle donne ucraine stuprate e si è dotata di un registro che monitora le gravidanze per limitare i tentativi di abortire.

If abortion isn't safe, neither are you (Se l'aborto non è sicuro, nemmeno voi lo sarete!) è il messaggio che infiamma le piazze statunitensi. In Italia come in Argentina le proteste non si sono fatte attendere perché CI VOGLIAMO VIV3 E LIBER3 DI SCEGLIERE SUI NOSTRI CORPI!
#civogliamovive #civogliamolibere


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