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Una medaglia per Erica: l'affetto della gente In evidenza

di Christian Chiappini

LASPEZIA - Ci sono sport, in Italia, lontani dai clamori della cronaca, dal gossip, dai soldi subito e tanti. Sport nei quali la disciplina, la determinazione e la passione sono le uniche cose su cui puoi contare per raggiungere un obiettivo, un podio, una medaglia. 

Domenica, 19 Agosto 2012 23:25
La lista di questi sport è lunga e tra di essi c'è sicuramente il judo, ovvero un'arte marziale, uno sport da combattimento ed un metodo di difesa nato in Giappone sul finire dell'800. Il termine judo significa "via della cedevolezza" e, secondo il suo fondatore Jigorò Kanò, rappresenta "la via più efficace per utilizzare la forza fisica e mentale. Allenarsi nella disciplina dello judo significa raggiungere la perfetta conoscenza dello spirito attraverso l'addestramento attacco-difesa e l'assiduo sforzo per ottenere un miglioramento fisico-spirituale. Il perfezionamento dell'io così ottenuto dovrà essere indirizzato al servizio sociale, che costituisce l'obiettivo ultimo dello judo".  Il judo è divenuto ufficialmente disciplina olimpica nel 1964, in occasione delle Olimpiadi di Tokyo, e ha rappresentato, a partire dall'Olimpiade di Atene 2004, uno degli sport più universali per atleti partecipanti. Ma perché, nell'ambito di sport poco conosciuti, vi parlo di judo anziché di badminton o di BMX? Per un motivo semplicissimo, almeno per noi spezzini. Già, perché quest'anno alle Olimpiadi di Londra 2012 appena concluse c'era anche Erica Barbieri, nata proprio alla Spezia il 2 marzo 1981. Per chi non lo sapesse si tratta di un atleta con un palmares davvero ricco: si va dagli ori ottenuti ai Campionati Italiani Assoluti a svariate medaglie conseguite in tornei internazionali, europei, mondiali e altri campionati vari. Quest'anno grazie ad un ripescaggio ha ottenuto il nono pass azzurro nello judo per i giochi di Londra. Purtroppo, pur essendo arrivata all'appuntamento in buona forma fisica e psichica, Erica è uscita ai sedicesimi, battuta nella categoria -70 kg dalla sud coreana Ye-Sul Hwang per waza ari (uno dei tre livelli di punteggio che si utilizzano in questo sport), forse con qualche rammarico legato all'arbitraggio che l'ha penalizzata.

Ma quello che importa, almeno per noi, è sapere che in un'estate sportiva dominata dallo scandalo scommesse nel calcio, dal doping di Schwazer o più semplicemente dalle esternazioni della coppia Pellegrini-Magnini proprio alle Olimpiadi, per non parlare del bebé in arrivo di Balotelli, ancora ci sono sport con volti puliti come quello di Erica.

Io che ho avuto il piacere di conoscerla posso garantire che è una ragazza semplice, sorridente, gentile, che mi ha dedicato volentieri un'ora di tempo per parlarmi della sua esperienza olimpica.

Forse sarà per via della "filosofia zen" che si acquisisce praticando il judo, forse sarà che in questo sport, in Italia, non ha ancora fatto l'ingresso il virus del vil denaro o forse sarà l'aria del golfo, ma per Erica vale ancora la regola per la quale vincere significa sopratutto sudore, tanto sudore e basta.

E se l'agognata medaglia non è arrivata come sperato, Erica ha potuto contare su un inaspettato affetto proprio da parte della sua gente, che l'ha cercata su facebook e si è congratulata con lei.

Purtroppo, dal suo rientro a Spezia, è mancato invece l'invito da parte delle autorità locali a portare la sua testimonianza olimpica.

Siamo tuttavia certi che presto riceverà una telefonata dal sindaco.

Almeno ce lo auguriamo, dal momento che non sono molti gli atleti spezzini che hanno avuto l'onore di partecipare alle Olimpiadi.

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