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Caso Asti, la commissione d'inchiesta ha 20 giorni per presentare il dossier a Peracchini In evidenza

Tre settimane di tempo perché Sortino, Carrabba e Ghirri facciano luce sulla vicenda. Sul sito del Comune Asti è ancora indicato come assessore alla cultura.

È stata costituita ieri con un decreto del sindaco Pierluigi Peracchini la commissione d'inchiesta che dovrà fare luce sul presunto conflitto d'interessi dell'assessore Paolo Asti, sollevato da un articolo del Secolo XIX del 22 gennaio.

Come già annunciato dal Comune, la commissione è composta dal segretario generale Sergio Camillo Sortino, dall'avvocato di palazzo civico Stefano Carrabba e dalla dirigente Rosanna Ghirri.

I commissari avranno a disposizione venti giorni, quindi fino al 19 febbraio, per presentare una relazione scritta a Peracchini con la ricostruzione dell'intera vicenda, per verificare se il conflitto d'interessi denunciato a gran voce dalle opposizioni trovi o meno conferma negli atti e nelle procedure amministrative del Comune.

Asti sostanzialmente è accusato di aver sfruttato il suo ruolo di assessore alla cultura (di cui ha rimesso la delega nelle mani del sindaco, mantenendo però tutte le altre) per favorire due aziende di cui è fondatore, Brain e Starté. In particolare, sono finiti nel mirino i cataloghi prodotti da Brain per alcuni eventi al Camec e l'organizzazione di alcune mostre che sarebbe stata curata da Starté.

"Brain ha donato al Camec 100 cataloghi relativi alla mostra di Andrea Bianconi e 100 relativi a quella di Pietro Bellani - aveva spiegato Asti qualche giorno fa - Un omaggio non dovuto, né richiesto, ma che ha permesso di creare un notevole risparmio all’amministrazione che solitamente ne stampa 500 (quota minima necessaria per ottimizzare i costi) per mostra lasciando poi che centinaia di queste giacciano nei magazzini".

"In merito a Startè - aveva continuato l'assessore -, preciso che, così come da verbale del 17 marzo 2018, ho rassegnato le mie dimissioni e con me è decaduto il precedente comitato direttivo".

Le opposizioni, invece, hanno subito invocato le sue dimissioni, parlando di uno "scenario inquietante, oscuro ed ambiguo, frutto di gestione personalistica della cosa pubblica. Forse Asti pensa che fare l’assessore significhi occupare le istituzioni, organizzare eventi che coinvolgono società private ed associazioni a lui riconducibili, scavalcando completamente procedure e regole amministrative".

Ora starà alla commissione d'inchiesta interna al Comune fare luce sulla vicenda entro metà febbraio. A dossier consegnato, Peracchini dovrà trarre le conclusioni. Delle due l'una: o Asti resterà assessore, ricevendo nuovamente la delega alla cultura, oppure dovrà lasciare il proprio incarico.

Curiosità: nonostante abbia rimesso la delega nelle mani di Peracchini giovedì 24 gennaio, sul sito del Comune Asti risulta ancora essere assessore alla cultura (immagine sotto).

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