" Il Parco di Montemarcello va riformato, non abolito" In evidenza

Il discorso di Presidente Tedeschi davanti alla IV Commissione (Ambiente e territorio) della Regione.

Martedì, 09 Ottobre 2018 10:19

 

Il Parco Montemarcello – Magra, considerato nel suo insieme, nasce di fatto nel 1987, con l'approvazione del il primo Piano Territoriale del parco fluviale della Magra , delibera regionale n° 114250.
Nasce per rispondere a bisogni collettivi insoddisfatti: acqua pulita, spiagge pulite, boschi in ordine, habitat tutelati e soprattutto fruibilità, fruibilità ed ancora fruibilità nel rispetto dell'ambiente.
Le riforme successive non hanno modificato gli scopi originari.
Non vi è dubbio che il Parco abbia svolto un insostituibile ruolo di tutela, soprattutto negli anni in cui la saldatura d'interessi tra gruppi immobiliari nazionali e proprietari fondiari locali stava per prevalere sul bene comune rappresentato, al tempo, dall'integrità del paesaggio del Caprione.
E non vi è dubbio che il Parco, successivamente esteso al Magra -Vara, abbia posto un freno all'uso che Comuni ed aziende pubbliche facevano dell'area golenale del fiume, dal momento che le discariche tutt'ora presenti contengono soprattutto rifiuti solidi urbani, rifiuti ospedalieri e ceneri dell'Enel che di certo non furono smaltiti all'insaputa dei Sindaci e degli Amministratori di allora.
E se oggi il Magra non è ridotto come il Lambro, l'Aniene o il Sarno, alla cui tutela, in assenza di un Parco, avrebbero dovuto provvedere le rispettive amministrazioni Comunali, lo dobbiamo al Parco.

Entrando nel merito delle motivazioni poste alla base della proposta di legge del consigliere Costa di abrogazione del Parco si basano su preconcetti e luoghi comuni che non trovano riscontro nella realta dei fatti e degli atti.

Infatti per quanto riguarda la gestione dei cinghiale, essa è problematica in gran parte d’Italia per i problemi ambientali e sociali che genera. Il Parco Regionale di Montemarcello Magra Vara ha scelto da molti anni la collaborazione con circa 250 cacciatori formati collaborando prima con la Provincia e quindi con la Regione per il coordinamento degli interventi sul campo che continuativamente sono portati avanti in tutto il Parco. Tuttavia i problemi che si incontrano internamente e fuori del Parco sono i medesimi (non vi sono interruzioni ecologiche tra i due territori) e questo fa riflettere sulla necessità di piani di controllo più incisivi a cui il Parco certamente non si sottrae In relazione alla problematica della mancata gestione della vegetazione in area golenale fa parte anch'essa dell'immaginario collettivo (assieme alle vipere e ai lupi lanciati con gli elicotteri dagli ambientalisti!) e non ci pare quindi degna di un contesto politico regionale.
Infatti manca di qualsiasi presupposto di verità perché:
a. La gestione della vegetazione golenale è in capo ai comuni (e prima alla Provincia/Regione).
b. Il Parco rendendosi conto della complessità dell'argomento ha redatto un progetto di linee guida per la gestione sostenibile dei boschi golenali che ha inviato alcuni anni fa alla Provincia/Regione per la sua approvazione.
c. Le autorizzazioni per la raccolta della legna in alveo sono a carico degli uffici regionali del Demanio e non del Parco.
d. Le autorizzazioni di accesso al fiume per la raccolta della legna in alveo sono sempre state autorizzate dal Parco e sfido chiunque a dire il contrario

E quindi la richiesta di abolizione del Parco "suona" male, rimanda a tempi e responsabilità - o meglio irresponsabilità - che vorremmo non ricordare.
Quanto sopra certamente non basta e bisogna guardare al futuro, e per questo da Presidente ho immaginato un Ente diverso, che sapesse programmare nel medio periodo: ho posto con forza il problema delle discariche, della delocalizzazione delle attività produttive in contrasto ambientale, della salvaguardia dei corpi idrici superficiali e profondi, dell'attuazione del piano della nautica, della necessità di una visione generale che può vedere la sua soluzione, con lo strumento del “Contratto di Fiume” che coinvolga oltre che la Regione Liguria anche la Toscana; con ilcontratto si potrebbe impostare un grande progetto di bonifica sia in alveo che sulle sponde, altre regioni si sono già mosse per la salvaguardia dei loro corsi d’acqua, mi auguro che anche la regione Liguria si faccia portatrice di un grande progetto di risanamento complessivo.

Ed anche l’inclusione della Fattoria di Marinella nel Parco, proposta in questi giorni, è da inquadrare in questa prospettiva; parliamo di lavoro e di sviluppo e non di vincoli, di recupero di risorse finanziarie europee che con l’area protetta potrebbero avere una corsia preferenziale.

Un Ente che sapesse, quindi, promuovere le associazioni di Comuni perché i Comuni fossero più forti nel difendere i loro interessi ambientali e nell'attrarre risorse.
Un Ente che sapesse decidere con rapidità ed efficacia quando, come in occasione del PSR, vi fosse la possibilità, decidendo, di "conquistare" risorse da destinare alle molte opere necessarie, attese in alcuni casi da decenni.
Per questo ho chiesto alla Regione che i Parchi, dal momento che non hanno risorse proprie, possano disporre di un fondo rotativo per la progettualità che serva per comprendere meglio la realtà e per acquisire ed allocare efficacemente quegli aiuti che possono consentirci di risolvere problemi reali ed urgenti: oggi, dopo molti anni, un Piano di Sviluppo Rurale regionale dotato di grandi risorse finanziarie avrebbe potuto consentirlo.
Il Piano di Sviluppo Rurale, gestito dalla Regione, dispone di risorse più che sufficienti per attuare quel progetto di riqualificazione ambientale ipotizzato dal Piano del Parco, quando questo fu istituito: riqualificazione delle sponde e della vegetazione ripariale, realizzazione di percorsi pedonali, ciclabili ed equestri di collegamento tra la conurbazione S.Stefano – Ortonovo ed il fiume. Insomma tutto ciò che serve per “restituire” il fiume alla collettività ed attuare le potenzialità turistiche del territorio.
Ma, oramai a ridosso della scadenza, quel Piano di sviluppo rurale è ancora al palo: pochi i bandi e soprattutto poche le risorse ancora erogate, siamo tra le sei Regioni che rischiano il disimpegno automatico europeo.

Per questo ho ritenuto utile adottare e condividere con il direttivo, con la Comunità del Parco e con la struttura uno strumento, molto diffuso in ambito internazionale, che consente ad un'organizzazione di identificare problemi, scegliere soluzioni, verificare risultati.
In altri termini, ho tentato di stabilire una continuità operativa tra il programma pluriennale approvato dalla Comunità del Parco e le azioni concrete che da esso debbono discendere, Piani Attuativi.
Il Parco deve poter governare il proprio territorio. Deve possedere le aree pubbliche che ne fanno parte e trarre dalle eventuali concessioni le risorse necessarie per riqualificare l'habitat, dove serve, e per controllarne la fruizione.
Deve poter esercitare un'efficace azione di coordinamento istituzionale per affrontare quei fenomeni, come gli sversamenti d'inquinanti o la bonifica delle discariche che hanno effetti combinati sul territorio di molti Comuni.
Ho condiviso con Federparchi sia la diagnosi dei problemi,(10 punti) comuni al nostro come agli altri Parchi, sia i suggerimenti per una Legge migliore, che la regione non ha mai messo all’ordine del giorno!!!

Ma non posso condividere posizioni estreme - che tutto va male o che tutto va bene - buone per uno scontro politico che nulla ha a che fare con gli interessi della collettività, ma non buone per me che non ho alcuna ambizione politica, e sto svolgendo il mio ruolo volontaristicamente, come del resto i 3/5 del direttivo, se non quella di ricercare un punto d'incontro tra gli inevitabili particolarismi locali ed una visione di area vasta che i singoli Comuni, presi singolarmente, non
possono esprimere.

La soluzione è eliminare le cause che ostacolano il funzionamento del Parco, non è eliminare il Parco, tornando a quei particolarismi territoriali che non consentivano nel 1987 e non consentirebbero oggi di affrontare problemi che hanno bisogno di azioni concertate, condivise e coordinate tra tutti i Comuni che ne fanno parte e,sopratutto, di risorse di cui oggi nessun Comune, preso singolarmente, dispone.
Se la Regione ed i Comuni vorranno affrontare il tema di una seria revisione della progettualità, della governance e delle competenze io ci sarò con le mie proposte e con la mia volontà di cambiare

Caro Presidente Io sono per il cambiamento. Io sono per il Parco. Sono per una seria riforma, non per la sua abolizione. Sono per una maggiore e migliore tutela ambientale ed un forte sviluppo sostenibile.


Il Presidente del Parco Montemarcello-Magra-Vara
Pietro Tedeschi

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