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Centrale Enel, sindacati preoccupati. Spunta l'ipotesi di una riconversione a gas In evidenza

Prosegue il dibattito sul futuro dell’area in vista della dismissione. Venerdì in Comune il direttore della centrale, poi lunedì consiglio comunale ad hoc.

Nessun passo in avanti significativo sul destino dell’area di 72 ettari occupata dalla centrale Eugenio Montale. L’unica certezza è la dismissione del sito di Vallegrande, prevista nel 2021, data confermata dall’azienda a dicembre 2017 durante una commissione comunale. Poi più nulla, a parte le polemiche sui risultati dello studio commissionato da Enel ad Enea e le diverse prese di posizioni politiche.

A dare qualche risposta in più, dopo mesi di tira e molla senza alcun risultato concreto, sarà forse il direttore della centrale spezzina, Rosario Matteucci, che venerdì verrà ascoltato in commissione a palazzo civico. Poi la palla passerà al consiglio comunale, che lunedì discuterà tre diverse mozioni sullo spinoso argomento (potete scaricarle in calce all’articolo): quelle del Movimento 5 Stelle, di Massimo Baldino Caratozzolo (Per la nostra città con Giulio Guerri) e di Lorenzo Forcieri (quest’ultima compirà un anno dalla prima presentazione, a proposito di tempi lunghi).

Ieri sera, intanto, è toccato ai sindacati fare il punto sulla situazione della centrale in commissione a palazzo civico. La richiesta è la stessa che avevano fatto a novembre 2017, sempre davanti ai consiglieri comunali: i tempi non sono infiniti, bisogna fare di tutto per assicurare un futuro all’area coinvolgendo Enel, senza escludere a prescindere nessuna possibilità.

Soprattutto alla luce della sterzata dell’azienda verso le energie rinnovabili, attraverso il percorso di Futur-e, che prevede la dismissione di numerosi impianti in tutta Italia e l’addio al carbone. Su questa scia si inserisce la proposta di Lorenzo Forcieri (AvantInsieme) di fare dell’area un polo legato al settore della mobilità elettrica. A dicembre, ascoltato dai consiglieri comunali, proprio Matteucci aveva confermato la disponibilità di Enel a prendere in considerazione proposte e progetti, se sostenuti da solidi conti economici e business plan.

Tra le ipotesi avanzate dalle sigle sindacali, inoltre, c’è anche quella di poter utilizzare parte dell’area, in seguito alla dismissione, passando dal carbone al gas come mezzo di produzione di energia. Un modo per impiegare forza lavoro, sia quella diretta sia quella dell’indotto, seppur in misura ridotta rispetto ai numeri attuali.

“Condivido le preoccupazioni dei sindacati per questa situazione di incertezza – ha detto ieri Forcieri – Ma bisogna avere la capacità di fare delle scelte. Enel vuole diventare un’azienda green, lasciando da parte i combustibili fossili. Ecco perché penso sia importante da parte nostra indicare delle soluzioni. La prima è che bisogna coinvolgere Enel in tutto questo processo: nella dismissione, nella bonifica e nella riconversione dell’area. Non si può accettare una bonifica parziale da parte dell’azienda. Abbiamo bisogno di un player mondiale come Enel per qualunque tipo di scenario. Pensare che possiamo risolvere tutto mantenendo una piccola centrale a gas non è la soluzione che risolverà i problemi. Non è quello che vuole Enel né quello che serve al territorio”.

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