#Amministrative2017 - Baldino: "Si continua a massacrare la periferia" In evidenza

Il candidato della lista Per la Nostra Città, in questa nota, parla della cementificazione nelle periferie e avanza una proposta per il ripristino degli immobili storici.

Martedì, 23 Maggio 2017 22:37


"Secondo una analisi sulle abitazioni di “Solo Affitti”, rete immobiliare specializzata nella locazione, nella provincia della Spezia si contano 32.900 immobili non occupati, pari al 10,62% del totale della Liguria.
Molti di questi sono fatiscenti, perché abbandonati da tempo. Alcuni di questi si trovano persino nel nostro centro storico e rischiano di caderci addosso, come la casa bellissima in Piazza Beverini accanto alla ex Cattedrale.
Eppure, cari amici, se vi fate un giretto dalle parti di Mazzetta, come in Via Lunigiana, constaterete di persona che si continua a edificare a più non posso. Palazzette e palazzoni sorgono come funghi ovunque, sottraendo al quartiere quel po’ di verde rimasto, quelle poche aree ancora a disposizione dei nostri bimbi, quel po’ di polmone di ossigeno che, specie in quella zona, sarebbe stato importantissimo preservare, perché non si vive di sole colline se poi il resto della città è un “cesso di cemento”.
Persino il clero ha pensato bene di fare dei propri terreni un business rinunciando al suo storico campetto da calcio della chiesetta di Via Vittorio Veneto, ove tutti i ragazzi del quartiere hanno almeno una volta giocato, per costruirvi un residence che darà su Via Lunigiana.
Via Lunigiana ove si è già deciso di togliere anche la locale bocciofila, a beneficio di qualche palazzinaro che edificherà in quel posto l’ennesimo scatolone.
La domanda, però, sorge spontanea e vale per qui come per tutto ciò che si vorrebbe costruire a Valdellora: pensiamo di proliferare nel giro di qualche anno al ritmo di otto figli partoriti già trentenni con relativa famiglia a carico o trattasi di mera speculazione di altro tipo?
Eh si cari amici perché qui davvero qualcosa non torna.
Se è vero che la città pullula di disperati che dormono per strada, è pur vero che non saranno certo loro a poter usufruire di questi, spesso inguardabili, scatoloni di cemento!

Per i poveracci sarebbe invece cosa buona e giusta, semmai, recuperare i molti alloggi gestiti da A.R.T.E che vengono tenuti sfitti per la solita irrisolvibile mancanza di fondi necessari a riqualificarli…e sarebbe anche bene, e qui sta la proposta, operare in sede di amministrazione comunale per imporre ai proprietari il ripristino degli immobili storici della città, sia dal punto di vista del decoro e della sicurezza esterna che per quello che riguarda il loro utilizzo.
Si può fare semplicemente modificando il ben noto Art. 20 del Codice edilizio comunale adottato con deliberazione consiliare il lontano 21 dicembre 1988 che parla di generica “pericolosità per l’incolumità pubblica legata a edifici padronali che versino in condizioni visibilmente fatiscenti”.
Si può fare creando un fondo che dia modo ai proprietari che si dichiarino impossibilitati a provvedere, di intervenire pena un intervento coatto della amministrazione e relativa perdita di possesso dell’immobile o quantomeno l’obbligo che lo stesso rimanga nelle disponibilità dell’amministrazione per un numero di anni non inferiore a 35.
In alcune città italiane è stato fatto. Perchè non studiare qualcosa di simile anche qui alla Spezia?
Certo edificare è più semplice e rilasciare concessioni edilizie spesso si trasforma in un buon bacino elettorale.
Tuttavia, credo che riempire di panettoni di cemento una città, sottraendo alla stessa ossigeno, identità culturale e, soprattutto, facendolo contro ogni logica di mercato, non sia un buon viatico per il mondo che lasceremo ai nostri nipoti, che si ritroveranno a dover gestire un patrimonio immobiliare inutilizzato e quindi privo di valore reale oltre che un debito per tenerlo in efficienza, se non vorranno che quei casermoni costruiti oggi cadano sulle loro teste domani.

Massimo Caratozzolo Baldino (Per la nostra città)

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