Ponzanelli (Per Santo Stefano Magra): "Il silenzio sulla vicenda dei marò prigionieri in India mi indigna" In evidenza

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento di Francesco Ponzanelli, capogruppo di "Per Santo Stefano Magra" in merito alla vicenda dei marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre.

Venerdì, 04 Dicembre 2015 10:01


"Manca sempre la concretezza dei fatti alle molte parole che il Governo italiano sta spendendo, spesso inutilmente, sulla vicenda dei due marò del Battaglione "San Marco" detenuti ingiustamente in India. Non si riesce mai ad avere, anche attraverso i canali governativi e diplomatici, una data certa sulla sentenza che dovrebbe scagionare, visti anche le novità emerse sulla differenza dei calibri delle pallottole sparate, in via definitiva i due soldati italiani.
Tutto questo porta in me una profonda indignazione.


Ritengo infatti che il Governo non stia agendo in base alle responsabilità che lo stesso ha dopo aver mandato i nostri militari in una missione internazionale, senza poi tutelarli con forza e nelle giuste sedi, di fronte a così evidenti e smaccate bugie e continui rinvii messi in campo dal Tribunale indiano che dovrebbe far luce sulla vicenda.
Questo evento sta prendendo una strada molto pericolosa. Rischia infatti di cadere in un pericoloso dimenticatoio alimentato sempre di più dalla vaghezza della prese di posizione dell'attuale Governo: è ben visibile quanto manchi di concretezza il Ministro della Difesa, così quanto i canali della Farnesina legati al Ministero degli Esteri.
Non una parola è stata spesa infatti dagli stessi dopo che, alla luce di ben evidenti esami, si è giunti a conoscenza che le pallottole sparate contro i marinai indiani, erano incongruenti con le armi dei due fucilieri del San Marco. Silenzi su silenzi che la dicono lunga sulla "non azione" del Governo Italiano su questo scandaloso episodio.


In questa vicenda lo stato Indiano ha violato le più elementari norme del diritto internazionale per mascherare qualcosa che va aldilà della vicenda di cui oggi si sta parlando. Ritengo che sia profondamente ingiusto che a pagarne le conseguenze siano due nostri soldati che svolgevano le funzioni loro assegnategli, sia dal Governo Italiano, che dal riconoscimento, da parte dell'India, dei trattati internazionali che regolano queste funzioni di controllo antipirateria.


Se questa è la difesa che gli italiani si devono aspettare, anche quando la ragione e la non colpevolezza sono così evidenti, possiamo solo sperare che la Corte dell'Aja, per l'arbitrato internazionale, non sia troppo lenta, altrimenti si rischia di finire veramente dal ridicolo alla tragedia.
Ma non si può sempre sperare occorre agire!

 

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