Province, Lunezia reclama il rispetto della storia dei popoli In evidenza

LA SPEZIA - Il presidente dell'associazione Lunezia, Rodolfo Marchini, ha inviato agli organi di informazione una lettera aperta indirizzata a numerosi presidenti di Provincia e sindaci nella quale solleva il problema del riassetto delle amministrazioni locali in conseguenza della cosiddetta spending review.

Sabato, 20 Ottobre 2012 16:13
Il messaggio è rivolto ai Presidenti delle Province della Spezia, Lucca , Massa e Carrara, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Cremona e Mantova, e ai sindaci dei comuni di Aulla, Bobbio, Borgovalditaro, Carrara, Casalmaggiore, Castelnuovo di Garfagnana, Castelnuovo Magra, Castelnuovo Monti, Castel San Giovanni, Correggio, Cortemaggiore, Fidenza, Goito, La Spezia, Lerici, Massa, Noceto, Torrile, Parma, Pontremoli, Fiorenzuola, Ortonovo, Piacenza, Reggio Emilia, Rubiera, Salsomaggiore, Sant'Ilario, Sarzana, Scandiano, Suzzara, Viadana, Zeri. Ecco il testo. 

Egregi Amministratori,

In tempi di grande affanno economico globale e nazionale , da noi, in termini di risparmio, si è pensato a una sorta di rivisitazione istituzionale, un tema di grande respiro che pretenderebbe un progetto generale di altrettanto respiro. Ebbene, noi, nella presente congiuntura, vogliamo trasmettere il nostro pensiero ad alcuni Sindaci del territorio padano-lunense e agli attuali Presidenti delle Province dello stesso territorio che sembrano essere diventate gli agnelli sacrificali di un bordello generale. Noi luneziani - Lunezia, come ormai sanno anche le pietre, è un importante e fastoso territorio che aspetta da due secoli d'essere riconosciuto- ci rivolgiamo in particolare ai Presidenti delle Province perché in tempi di vacche magre non vorremmo assistere a una sorta d'accorpamenti forzati e privi di cultura.

Non solo, non siamo d'accordo sull'intoccabilità delle Regioni, soprattutto alla luce degli sprechi e delle ruberie che sono venute alla luce e lo diciamo noi, che abbiamo creato un'Associazione che si chiama Regione Lunezia. Ed è proprio sull'istituto Regione che abbiamo concentrato la nostra riflessione e ci siamo convinti che le regioni, così come sono, negli assetti territoriali e amministrativi dati, anche in rapporto al titolo V della Costituzione, non hanno mai risposto e a maggior ragione oggi non rispondono alle aspettative degli Italiani. Tanto è vero che da più parti si cerca di far riemergere la proposta federalista del famoso studioso Gianfranco Miglio di ridurle a tre: una al nord, una al centro e l'altra al sud, oppure quella dell'altrettanto famoso studio della Fondazione Agnelli di ridurle a dodici. Inoltre ci siamo convinti che una seria riforma dovrebbe esaltare le precise funzioni amministrative che devono svolgere i Comuni (da accorpare!) e le salvate Province (ma devono essere salvate?), sulla base della loro profonda conoscenza del territorio e delle aspirazioni di chi lo abita.

Ma oggi si deve procedere agli accorpamenti delle Province, sui quali potremmo tacere la nostra contrarietà a patto che almeno fossero pensati in termini di sviluppo e non di emergenza. Questo vorrebbe dire muoversi sulla conoscenza del territorio geografico, della sua storia, e degli abitanti, delle propensioni lavorative e potenzialità economiche. In altre parole sarebbe necessario far uso della cultura e non della politica politicante. Facciamo qualche esempio. La provincia di Massa e Carrara con la Lunigiana, tre realtà etniche che hanno i loro progenitori in antichissime tribù Apuo-liguri. Ebbene, per irridere a tale identità si è pensato d'accorpare la provincia di Massa e Carrara e la Lunigiana, dentro la regione Toscana (realtà questa ignota e ignorata) con Lucca (e passi Lucca!), Pisa, Livorno, Pistoia, Prato. Siamo in presenza non solo della non conoscenza, ma di una forma di disprezzo verso i cittadini abitanti in quei luoghi! Di più, siamo in presenza di un vero e proprio disastro amministrativo annunciato. In Emilia, la Provincia di Reggio Emilia e il Presidente della Provincia di Parma propendono per una macro-provincia con Modena e Piacenza, ma poi deliberano di fare la provincia di Parma-Piacenza e quella di Modena-Reggio Emilia. Delle due l'una: o la prima proposta era basata sul nulla (e noi non crediamo che sia così), oppure la seconda si basa su piccoli accordi di bottega politica. La medesima riflessione vale per la Provincia del Po tra Mantova Cremona e Lodi, accantonata troppo frettolosamente.

Il nostro pensiero va invece alla riconquista della Storia, quella di Lunezia, che oggi ha l'occasione storica di nascere inglobando tutte quelle province che impropriamente sono state collocate in regioni diverse. E' nostra convinzione che proprio quando la povertà bussa alle porte, devono essere ricercate soluzioni geniali e colme di significato.

Dunque chiediamo con grande forza ai Sindaci e ai Presidenti delle Province in indirizzo di rispettare non solo la Storia delle Genti, ma le potenzialità economiche di un favoloso territorio che si avvale di un patrimonio dell'Umanità senza pari: la Via Francigena, uno dei più antichi, lunghi e affascinanti percorsi tracciati dall'Umanità, le Alpi Apuane, le Cinque Terre e Luni (che deve diventare la Pompei del nord), il porto e il golfo della Spezia, le Università delle città emiliane, le grandi e rinomate industrie padane, la food valley, il verde Appennino, il grande Po, il corridoio intermodale Tibre, la storia dei famosi Ducati di queste terre. Alla luce delle considerazioni succintamente esposte, vi chiediamo di soprassedere sulle vostre frettolose decisioni e di lavorare per più ampie e organiche prospettive.

Rodolfo Marchini, presidente dell'Associazione Lunezia

(20 ottobre 2012)

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