Ex Vaccari, passo avventato del Comune? La versione di Da Porta Nord alla Brina In evidenza

Riceviamo dall'associazione Da Porta Nord alla Brina di Santo Stefano - Dopo mesi di annunci, il dodici settembre l'Amministrazione Comunale è pronta ad inaugurare la nuova sede della Biblioteca Civica, spostata da Piazza della Pace al piano terra della palazzina direzionale nell'area ex Vaccari: immobile che il Comune utilizza in comodato sino al 2019 e, ciò nonostante, oggetto di forti investimenti ristrutturativi.

Giovedì, 10 Settembre 2015 12:19

Oltre 200.000 euro la spesa pubblica per le opere di manutenzione straordinaria e ordinaria interessanti il piano terra, sede appunto della nuova biblioteca e il piano primo, sede dell'area urbanistica.

Operazione giustificata dalla necessità di dislocare gli uffici del palazzo comunale per il tempo necessario alla sua riqualificazione.

Il carattere di temporaneità attribuito alla nuova sede stride però con alcune altre scelte.

La prima, la spesa sostenuta per la ristrutturazione della vecchia palazzina direzionale: troppi duecentomila euro per una collocazione solo temporanea legata al tempo necessario ai lavori nel palazzo comunale, peraltro in un immobile che il comune non annovera tra le sue proprietà....

La seconda, l'Amministrazione annuncia che "la collocazione della Biblioteca civica nella Palazzina dell'area Vaccari, in comodato d'uso gratuito al Comune dal 2013, risponde anche allo spirito di PROGETTONOVA, teso a realizzare nella vasta area un tempo abbandonata, una cittadella della cultura e delle arti".

Ed allora viene da chiedersi: cosa ne sarà del Palazzo Comunale, una volta terminata la sua ristrutturazione, allorquando gli uffici "temporaneamente" insediati in Piazza della Pace potrebbero riacquisire la loro casa? E della nuova sede della Biblioteca Civica?

Domande che vanno a dissolversi davanti alla mancata condivisione pubblica di un progetto di dislocazione degli uffici, obsoleto e lontano dai bisogni dei cittadini.

Queste osservazioni non sono il frutto di un motto nostalgico e conservatore ma di ribellione verso l'azione di soppressione di servizi volti al cittadino in nome di un percorso ove il "pubblico" ha smesso di fare il pubblico per inseguire dinamiche legate agli interessi di un'area privata addirittura investendo in beni non suoi ..

Forse non tutti sanno che la Ceramica Ligure s.r.l. è stata dichiarata fallita dal Tribunale della Spezia pochi mesi fa.

L'azienda, il cui capitale sociale è detenuto integralmente dall'austriaca Lasselsberger,  è proprietaria della fetta più grande del complesso immobiliare industriale della ex Vaccari e, pur essendo in liquidazione dal 2008, solo nel 2015, ed in proprio, ha chiesto il fallimento.

Superfluo, oggi, ripercorrere le vicissitudini che hanno caratterizzato l'azienda e i suoi dipendenti nel corso degli anni: dai fasti dovuti all'essere la più importante realtà produttiva a livello provinciale ai momenti più drammatici sino alla chiusura provocata dalla crisi del settore aggravata dall'impossibilità di rinvenire soluzioni che, ad es., puntassero sulla specializzazione del prodotto.

Il punto è che solo oggi, di fronte all'"intimazione" comunale di provvedere alla bonifica dell'area, la Ceramica ha chiesto il fallimento per impossibilità di far fronte all'onere economico che essa comporta ... ed allora, altre domande sorgono spontanee: chi eseguirà la bonifica? Perché prima di insediare servizi pubblici nell'area e di investire ivi oltre due milioni di euro non si è investito in una programmazione progettuale di più ampio spettro e lungimiranza che contemplasse anche propositi costruttivi in termini occupazionali e di sviluppo?

Domande che avranno risposta forse nel tempo ... ma che fanno sorgere il dubbio che l'ente si sia imbarcato in un progetto i cui oneri non sono proporzionati alle ricadute in positivo sul territorio. (10 settembre)

 

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1 commento

  • Link al commento Gabriella Crovara Giovedì, 10 Settembre 2015 15:08 inviato da Gabriella Crovara

    Vergognoso sapere che gli uffici comunali e di conseguenza che i lavoratori siano a prestare la loro opera in zona da bonificare, come è inaccettabile che l'amministrazione spenda una somma cosi elevata in locali non di proprietà del Comune

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