S. Stefano, ok al recupero della ex cava della Brina. “Ma sia operazione rigorosa” In evidenza

"Sentir parlare di riqualificazione ambientale di un'area dismessa è sempre cosa gradita alla pubblica opinione; a maggior ragione, allorquando l'oggetto dell'interesse è un'ex cava come quella della Brina, già teatro di trascorsi discussi e discutibili.

Giovedì, 02 Luglio 2015 10:03

Indubbiamente, il proposito sottostante al progetto di recupero e riqualificazione ambientale della ex Cava Brina in convenzione con il Comune di Santo Stefano è ammirevole se misurato con questi parametri". Così in una nota l'Associazione "Da Porta Nord alla Brina" di Santo Stefano di Magra.

 

"Peraltro, - prosegue la nota - considerata la appetibilità che altrove hanno avuto alcune cave dismesse divenute teatro di smaltimento abusivo di rifiuti vari e di varia origine, senza mettere in dubbio la bontà dell'intento perseguito dal gestore che si è reso, altresì, disposto a farsi carico di oneri di positivo rilievo per il territorio, non si può non pretendere che l'intervento di recupero venga condotto in maniera estremamente severa e trasparente dall'Amministrazione Comunale.

Le modalità di recupero dovranno andare oltre la mera cancellazione delle tracce dell'attività umana e tendere al raggiungimento di alcuni obiettivi principali: rinaturalizzazione; recupero delle testimonianze storiche più significative dei processi di estrazione e trasformazione dei materiali; restituzione motivata alla comunità dell'area se ritenuta di interesse pubblico; ricreazione di habitat naturali idonei ad incrementare i livelli di biodiversità floristica e faunistica.

Tutto ciò, garantendo al massimo la sicurezza dell'area sotto il profilo idrogeologico.

Insomma, la ex cava si può e si deve recuperare ma solo nell'ambito di un processo rigoroso e mirato ad una rinaturalizzazione conforme ai parametri urbanistici vigenti coerentemente alla disciplina paesistica di livello puntuale dell"Ambito di conservazione della riserva di naturalità".

Certo, i 475.000 m3 di previsto conferimento non possono non destare preoccupazioni: 1) infrastrutturali, veicolari e di pericolo per la salute pubblica, se si considera la capacità recettiva della Via Cisa e della strada di accesso al sito con il pericolo concreto che il trasporto delle terre crei spiacevole disagio rispetto al contesto territoriale, prossimo ad un nucleo abitato e quindi potenzialmente soggetto a problematiche connesse a polveri, traffico ed inquinamento acustico. Per questo, la garanzia di euro 40.000 per il rifacimento delle strade, che sicuramente subiranno notevoli impatti, sembra eccessivamente limitata; 2) di doveroso esercizio di controllo della natura, origine, qualità delle terre conferite rispetto al quale è legittimo pretendere rigidità assoluta tanto più che sono conferibili anche materiali provenienti da lavori pubblici in bandi di gara.

Per questo si auspica che la commissione di controllo (di cui ancora non si sa nulla) ventilata dall'Amministrazione abbia pieni poteri di ingerenza e di verifica sull'andamento dei lavori di riempimento, sui materiali trattati e sulla salute ed il buon vivere dei residenti.

Da febbraio, mese di adozione della convenzione non se ne sa più nulla ma riteniamo che i cittadini abbiano diritto di essere consci delle problematiche sottostanti al pregevole intento di recupero in essere". (2 luglio)

 

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1 commento

  • Link al commento Roberto Ferrarini Domenica, 05 Luglio 2015 08:59 inviato da Roberto Ferrarini

    Concordo e sottolineo che le aziende coinvolte hanno, sicuramente, alte capacità professionali ma la convenzione proposta dal Comune può e deve essere stringentemete e chiaramente meglio definita. La stessa donazione finale pone domande problematiche. Fuori discussione che il tutto dovrebbe prevedere l'ampio coinvolgimento dei Cittadini di S. Stefano M. ma, sopratutto, quelli del quartiere direttamente interessato dal sito.

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