Movimento 5 Stelle: sfoghi spezzini all'ombra dei guai nazionali. Parla il fuoriuscito Carrii

di Niccolò Re

Pare proprio che il polverone sollevatosi in questi giorni all'interno del Movimento 5 Stelle non intenda placarsi, con un continuo incrociarsi di stilettate, rinsavimenti e colpi bassi; e a far da sfondo, presunto motore immobile, la mistica e fumettistica figura di colui che abbiamo imparato a conoscere come il "Guru Casaleggio", nemesi assoluta dell'ormai arcinoto Giovanni Favia, manovratore del progetto di Beppe Grillo.

Giovedì, 13 Settembre 2012 16:26
E da crepe non è esente, a quanto pare, la costola spezzina del movimento. Ci scrive infatti Massimo Carrii, ormai un ex dei 5 Stelle, che ha deciso di lasciare il gruppo indignato per la vena a suo dire scarsamente democratica di certi metodi decisionali. Carrii era salito a bordo dell'inebriata nave grillina a maggio, poco dopo il botto alle elezioni di Ivan Mirenda e i suoi. Ecco lo sfogo dell'ex militante:

"Ho aderito al Movimento 5 Stelle di La Spezia perché pensavo di aver trovato in esso una motivazione a tornare ad interessarmi di politica, intendendo per politica il fare qualcosa per gli interessi della comunità e non quelli di pochi privilegiati. Ho iniziato a frequentare regolarmente le riunioni, i meet up, subito dopo le elezioni amministrative dello scorso Maggio e, nel mio piccolo, con i miei limiti personali e di tempo, ho iniziato a militare nel Movimento partecipando alle varie iniziative che venivano organizzate, fossero esse iniziative sul territorio o gruppi di lavoro per aiutare i consiglieri comunali eletti nel loro difficile compito all'interno delle istituzioni.

Ho aderito al Movimento perché mi riconoscevo in molte delle battaglie e degli ideali che lo contraddistinguono e vi ho aderito perché totalmente d'accordo nel rivoluzionario ed al contempo semplice, come tutte le cose rivoluzionarie, metodo adottato per prendere le decisioni, la democrazia dal basso, la democrazia partecipata, l'uno vale uno.

Bene, dopo ieri sera, ho deciso, dopo aver riflettuto buona parte della notte, che in realtà non posso riconoscermi nel Movimento, almeno non nel Movimento come è inteso a La Spezia.

I motivi, il motivo in realtà, che ha fatto maturare questo mio convincimento è molto semplice. Le tanto decantate parole d'ordine hanno sì valore, ma solo nella misura in cui fanno comodo a qualcuno. Ed è presto spiegato l'arcano. Si teneva un'assemblea plenaria, espressione massima della democrazia interna del Movimento, momento in cui ognuno può dire la propria e in cui ogni singola decisione viene presa a maggioranza. Bene, al termine della riunione, semplicemente, un militante del movimento, come sono, o meglio come ero io, ha dichiarato, e la sua intenzione era già stata annunciata un paio di giorni prima su facebook, che doveva comunicare delle cose ma non a tutti i presenti, solamente ad alcuni, per cui sette od otto persone, fra le quali io, sulle oltre trenta presenti, sono state invitate ad abbandonare la sala in cui si teneva la riunione e non una sola voce si è levata da parte dei rimanenti per sollevare un'obiezione su un comportamento di questo tipo.

Ignoro di cosa abbiano dovuto discutere a porte chiuse, e a questo punto neppure mi interessa. Se questa è la democrazia partecipata come viene intesa dal Movimento di La Spezia, non è così come la intendo io. Di cuore mi auguro che sia solo qui che funziona in questo modo. Se così non fosse naufragherebbe miseramente anche l'ultima speranza per poter salvare questo paese."

 

Insomma, più che una riunione per pochi intimi, un dimagrimento del 25% dell'assemblea; sette/otto fuori su trenta, non il contrario. Un meccanismo insolito? Poco comprensibile? Per Carrii, non c'è dubbio, un'eresia verso lo spirito del movimento e un buon motivo per alzare i tacchi.

(13 settembre)

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