Striscione Arcigay contro Sentinelle in Piedi, Morgillo: "Tra le righe, accusa a chi manifesta"

Martedì 3 giugno si è discusso in Regione della bandiera arcobaleno comparsa sul palazzo di Piazza De Ferrari il 29 marzo, in occasione della manifestazione de Le Sentinelle in Piedi.

Martedì, 03 Giugno 2014 19:06
Su questo argomento sono state presentate due interrogazioni: una da Luigi Morgillo (Forza Italia) sottoscritta anche dagli altri componenti del gruppoMarco Melgrati, Marco Scajola, Roberta Gasco, Matteo Rosso, Roberto Bagnasco, da Gino Garibaldi (Ncd), Raffaella Della Bianca (Gruppo misto-Riformisti italiani), da Lorenzo Pellerano e Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente), la seconda da Alessio Saso (Ncd). Morgillo ha chiesto notizie alla giunta circa l'esposizione di uno striscione arcobaleno, lo scorso 29 marzo, sull'edificio della Regione in piazza de Ferrari. Morgillo ha puntualizzato che alcune associazioni, tra cui Arcigay e Arcilesbica, hanno chiesto ed ottenuto l'autorizzazione ad esporre lo striscione, in aperto dissenso con la veglia delle "Sentinelle in piedi", un comitato spontaneo che aveva da tempo programmato in piazza De Ferrari una veglia con l'intento di sottolineare i rischi per la libertà di espressione dei cittadini, che, secondo i suoi componenti, si verrebbe a creare, qualora venisse definitivamente approvato il disegno di legge – primo firmatario l'onorevole Scalfarotto – che introduce norme e sanzioni nei confronti dei comportamenti omofobi. Morgillo ha chiesto, pertanto, alla giunta quale iter autorizzativo sia stato seguito per la concessione dell'autorizzazione ad affiggere sull'edificio della Regione la bandiera arcobaleno e se con tale atto l'istituzione Regione abbia inteso schierarsi contro le pacifiche "Sentinelle in piedi". In aula Morgillo ha puntualizzato che non si tratta di una contesa ideologica. Lo scontro, cioè, non è fra chi è a favore o chi contro, ritenendo – ha puntualizzato - inammissibile l'omofobia. «Sono per la tutela dei diritti» ha detto, rimarcando che la questione riguarda il testo di legge, quello oggetto della protesta e già approvato dalla Camera, che Morgillo non ha esitato a definire un "pasticcio" . «Con questa legge, se io esprimo il mio parere per strada e dico che sono contrario alle coppie di fatto, sono penalmente perseguibile e rischio 18 mesi di carcere», ha detto il consigliere ribadendo che è necessario tutelare tutti i cittadini, senza però dimenticare la libertà di espressione. Il consigliere ha anche ricordato che se facesse un'analoga dichiarazione di contrarietà alle coppie di fatto in un'aula elettiva, quale è quella del Consiglio regionale, religiosa o sindacale, non sarebbe penalmente perseguibile. E questo è stato reso possibile da un emendamento presentato in Parlamento. Alessio Saso (Nuovo Centro Destra) con un'interrogazione sottoscritta anche da un altro componente del gruppo, Gino Garibaldi, ha ricordato che durante la recente manifestazione-veglia, da parte del comitato spontaneo denominato "Sentinelle in piedi", svoltasi in piazza De Ferrari allo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi per la libertà di espressione dei cittadini nel caso in cui venisse approvato in via definitiva il disegno di legge sull'omofobia dell'onorevole Scalfarotto, alcune associazioni (Arcigay ed Arcilesbica) avrebbero chiesto alla Regione, ed ottenuto, la possibilità di affiggere uno striscione arcobaleno proprio sull'edificio sede di Piazza De Ferrari, manifestando il loro dissenso nei confronti delle "Sentinelle in Piedi". Saso ha rimarcato che il comitato spontaneo "Sentinelle in Piedi" non è costituito da omofobi o razzisti, «ma da pacifici e civili cittadini che, in maniera assolutamente democratica, hanno inteso esercitare il legittimo diritto di richiamare all'attenzione dell'opinione pubblica un tema fondamentale per tutti quale quello della libertà di espressione e di opinione». L'autorizzazione da parte della Regione ad esporre lo striscione arcobaleno, a detta del consigliere, è stata interpretata come una chiara presa di posizione dell'istituzione in contrapposizione con la veglia silenziosa delle "Sentinelle in piedi". Saso ha chiesto, quindi, alla giunta se e quale iter autorizzativo sia stato seguìto per consentire l'affissione dello striscione arcobaleno sull'edificio sede della Regione di Piazza De Ferrari e se alla concessione di detta autorizzazione corrisponda da parte dell'Ente Regione la presa di una pubblica posizione contro le "Sentinelle in Piedi". In aula Saso ha ribadito che la legge ha aspetti preoccupanti: «La legge Scalfarotto che sta per andare in Senato, in realtà non vuole contrastare la discriminazione verso gli omosessuali, di fatto già superata, ma vuole perseguire chi esprime una preferenza verso le relazioni etero, magari su un autobus o in un altro luogo pubblico - ha ribadito il consigliere - Non potrei quindi neppure dire che preferisco che i miei figli siano etero». Saso ha sottolineato il rischio di una dittatura di pensiero. Per la giunta ha risposto l'assessore alle politiche sociali, Lorena Rambaudi: «Sono state dette cose sulla legge Scalfarotto che credo non siano reali e veritiere», ha detto l'assessore, illustrando innanzitutto l'iter autorizzativo che ha consentito l'esposizione dello striscione arcobaleno. «Le procedure sono uguali per tutte le iniziative: un ente o un'associazione chiede il patrocinio e viene indirizzato all'assessorato di competenza» ha spiegato l'assessore, ricordando che poi il patrocinio viene assegnato con delibera di giunta. «Io sono stata identificata come assessore competente, per questo caso» ha aggiunto rimarcando che è compito degli uffici che predispongono le istruttorie relative alle richieste verificarne la congruità. Secondo quanto dichiarato in aula dall'assessore, l'iniziativa in oggetto è risultata congrua alla legge regionale contro l'omofobia e alla delibera di giunta di adesione alla rete contro l' omofobia. Riguardo la legge Scalfarotto, Rambaudi ha puntualizzato di non riscontrare «mancanza di libertà di opinione» ma attenzione e vigilanza, verso chi provoca o istiga azioni che portano ad atteggiamenti di violenza e non tolleranza nei confronti di determinate categorie di persone. L'assessore ha ricordato che il testo Scalfarotto modifica la legge Mancino Reale, nata per sconfiggere le discriminazioni razziali e di culto religioso, estendendola quindi alla libertà sessuale e ha ribadito: «Non si ravvisano impossibilità di esprimere opinioni personali. Si tratta, invece, di una legge frutto di una mediazione fra più parti». Morgillo si è detto insoddisfatto e rivolto all'assessore ha detto: «Tra le righe ha accusato chi manifesta pacificamente e silenziosamente di voler fare delle discriminazioni». Ha continuato: «A mio avviso l'assessore non conosce bene il testo di cui stiamo parlando, se la leggesse meglio saprebbe, ad esempio, che è stato necessario un emendamento per evitare che chi esprime opinioni, nell'ambito di cui stiamo parlando, in aule elettive, sindacali e religiosi, non siano perseguibile» Così Saso: «Abbiamo avuto in diretta una dimostrazione del riflesso condizionato, di una chiusura ideologica tipica di chi è impossibilitato ad ascoltare chi ha opinioni differenti. Per me è scontato che nessuno debba essere discriminato per il suo orientamento sessuale, ma con questa legge si vorrebbe arrivare ad un uomo emotivamente asettico di fronte alle diverse tipologie di relazione sessuale ».

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