Parcheggio ai giardini: e se esce il Lagora? In evidenza

di Gino Ragnetti

LA SPEZIA ‒ Il 9 ottobre del 1968 fu una giornata da segnare con il bollino rosso nel calendario della città. A futura memoria. Ma si vede che con il tempo quel "rosso" è sbiadito fino a scomparire del tutto se è vero che gli spezzini nella stragrande maggioranza non sanno nulla di ciò che accadde quel giorno.

Domenica, 22 Luglio 2012 15:24

Quel giorno l'acqua del Lagora tracimò e arrivò a sommergere i marciapiedi fino all'altezza del bar Peola, e quindi tutto il centro città, larga parte dei giardini, il boschetto e la pinetina.

Venivamo da due giorni di pioggia quasi interrotta, il golfo era gonfio da far paura, ingrossato dall'acqua che il Magra e i torrenti scaricavano con un'enorme pressione. Il primo a esondare fu come al solito il Fossa Mastra, poi via via toccò agli altri canali finché attorno alle 10 non fuoruscì il Lagora allagando Viale Amendola, poi Via Colombo, quindi Corso Cavour fino ad arrivare appunto a Via Da Passano. Un bello spirito ‒ il caro amico e collega Luciano Bonati ‒ trovò anche modo di girovagare in via Chiodo con un canotto, ma meno divertiti erano i commercianti del centro storico che si trovarono con i loro negozi sotto due palmi d'acqua lurida. In alcuni punti della città si arrivò anche a un metro, e io personalmente mi spinsi fino a piazza del mercato sguazzando fin quasi alle ginocchia. In Corso Cavour, davanti a Melley, la pressione dell'acqua del canale che scorre lì sotto aveva sfondato un tombino creando un fontanile alto due metri, e in via Chiodo, all'altezza dell'ammiragliato la pressione dello stesso canale, in quel punto costretto a virare a destra per andare a immettersi nel Lagora, aveva sfondato la soletta di cemento e la copertura d'asfalto aprendo una voragine nel bel mezzo della strada. A Rebocco esplose un deposito di carburo, e nel pomeriggio crollarono cinque campate del ponte di Romito.

Non era la prima volta che capitava.

Ecco cosa accadeva nel 1893: "Spezia aspirava a diventare capoluogo, ma intanto doveva ancora risolvere problemi pratici di non poco conto. Quando pioveva un po' forte, per esempio, Via del Carmine (via del Carmo, per gli spezzini di allora) si trasformava in un fiume vero e proprio per il rigurgito dei canali che non riuscivano a scaricare bene a causa della piena del nuovo Làgora del quale con la costruzione dell'arsenale erano diventati tributari. Addirittura l'acqua allagava i portoni e i negozi della Cittadella creando seri problemi agli abitanti e ai commercianti. Al contrario, la cosa faceva felici i monelli della zona che correvano ad armarsi di robuste tavole di legno organizzando giocose regate tipo surf lungo la strada. Addirittura, capitava che per andare da Via Maria Adelaide (Gramsci) alla Pretura si doveva camminare con l'acqua che arrivava alla cintola. Accadeva anche finissero sommersi perfino i banchi di vendita dei negozi, e dappertutto schizzavano via per non annegare i topi di fogna, sicché non si vedeva altro che un accorrere di gente armata di ramazze, bastoni e badili per dare la caccia ai ratti fin dentro i portoni, in mezzo all'acqua lurida" (Tratto da Ottocento, quando Spèza divenne Spezia).

Un'altra grave inondazione si verificò l'8 giugno del 1903. Scrivevano i giornali: "Questa mattina causa la pioggia che cadeva a dirotto per parecchie ore, la città venne in buonissima parte inondata, specie nei punti più bassi di questa. In alcuni negozi, dove l'acqua aveva raggiunto la massima altezza arrecando danni, vi si trovano i pompieri civici e della R.Marina onde asportare l'acqua. Durante il nubifragio venne interrotto il servizio dei trams elettrici".

E un altro ancora, altrettanto drammatico allagamento, avvenne nel 1913, poche settimane prima che fosse inaugurato il monumento a Garibaldi (1giugno).

Perché ricordo questi avvenimenti?

Perché ce li ha riportati alla memoria Marco Grondacci, storico, ma soprattutto irriducibile ambientalista, consulente in legislazione ambientale, autentica spina nel fianco delle amministrazioni pubbliche.

Ce lo ha ricordato con un intervento nella sua pagina di Facebook: "Ho finalmente ricevuto ‒ scrive ‒ la documentazione amministrativa del progetto di parcheggio della pinetina vicino al centro Allende e sotto l'attuale parco giochi... Una cosa mi ha colpito: il progetto è in piena zona ad alto rischio inondazione per il Lagora (zona rossa)... Come si possa fare un parcheggio sotterraneo in una zona del genere è un mistero delle follie amministrative che dirigenti dei nostri enti locali (Comune, ma anche Provincia in questo caso) continuano a produrre mettendo a rischio i cittadini, l'ambiente ed in generale la qualità della vita della nostra città. Su questo progetto occorrerà tornare perché è in atto il tentativo di declassificare questa area per il rischio idraulico come è già stato fatto per il vincolo paesaggistico... Quindi la partita non è chiusa... il partito trasversale degli affari è sempre in azione in questa città. Una città dove niente è come apparare".

Beh, come sassata in piccionaia non è male. Chissà come se le passano i piccioni.

Perché se è vero che "è in atto il tentativo di declassificare questa area per il rischio idraulico", allora quello del 9 ottobre 1968 rischia di diventare non più un ricordo sbiadito, bensì un incubo per quanti ancora meditino di costruire un parcheggio sotterraneo che ‒ l'esperienza insegna ‒ potrebbe un giorno o l'altro essere invaso dall'acqua.

Va difatti ricordato che il piano di bacino per la tutela dal rischio idrogeologico nell'interno del golfo è basato sul cosiddetto tempo di ritorno", viene cioè storicamente valutato il tempo in cui un determinato evento potrebbe ripetersi. Ebbene, per il rischio di esondazione del Lagora è stato calcolato un tempo di mezzo secolo, per cui si andrebbe al 2018.

È senz'altro vero che nel corso degli ultimi anni, in particolare, sono state realizzate opere idrauliche per la messa i sicurezza di alcuni canali, specialmente nei quartieri est della città, a ridosso del porto, ma nel frattempo lo specchio acqueo del golfo è stato rimpicciolito di parecchio (porto container, Porto Lotti, Porto Mirabello) per cui lo spazio occupato dal mare è più ridotto rispetto al 1968, e di conseguenza è maggiore la compressione provocata da forti e prolungate piogge con conseguente piena storica dei corsi d'acqua. Inoltre, considerate le ristrettezze finanziarie degli ultimi anni viene da dubitare che siano state fatte tutte le opportune manutenzioni e pulizie degli alvei: basta guardare in quali condizioni sono, per esempio, il Dorgia e il Lagora. Senza contare che là sotto c'è anche la sprugola che borbotta. Non si vede ma c'è!

E come dicevano i vecchi ‒ bisognerebbe sempre dare un po' più ascolto ai vecchi ‒ il fuoco lo puoi fermare, l'acqua no.

Insomma, secondo noi quel 2018 sarebbe da prendere con le molle. E comunque quello è un limite temporale teorico che non impedirebbe certo al Lagora e ai suoi fratelli di esondare domani mattina.

Guarda qui sotto nella GALLERIA le immagini di inondazioni della città avvenute in passato.

(22 luglio 2012)

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