Anche il Golfo Paradiso vuole la Provincia del levante In evidenza

di Gino Ragnetti

LA SPEZIA – Non solo il Tigullio, ma anche il Golfo Paradiso; non solo, quindi, sino a Portofino, bensì più in là, più a nord, fino a Bogliasco, comprendendo pertanto Camogli, Recco, Sori, Pieve, Avegno, Uscio e magari altri comuni dell'interno.

Giovedì, 19 Luglio 2012 12:26
È questo – ma se ne accorgeranno gli spezzini? – quello che si sta muovendo di là dal Bracco a seguito della rivoluzione che coinvolge le province e che per quanto più direttamente ci riguarda contempla la costituzione di Genova Città Metropolitana.

Il movimento che può andare sotto lo slogan "Mai con Genova" si sta dunque allargando a macchia d'olio seppure, ovviamente, con tutte le precauzioni del caso.

Secondo quanto riporta il Secolo XIX di oggi il sindaco di Uscio Massimiliano Bisso ha dichiarato: "Piuttosto che finire sotto Genova mi incateno alla Lanterna. Se proprio Monti ci impone di fare una scelta, perché chiudere la Provincia sembra essere diventato l'unico problema della Liguria, preferisco di gran lunga finire nella provincia della Spezia; se poi si dovesse chiamare provincia del Levante, meglio ancora".

E l sinaco di Recco, Dario Capurro: "Sì a guardare a levante, non a finire nella città metropolitana".

Italo Mannucci, sindaco di Camogli, al quotidiano genovese ha dichiarato: "Finire accorpati a Genova sarebbe una follia, un pericoloso scivolamento verso il nulla per tutto il nostro comprensorio. Le revisioni geografiche fatte a tavolino, come in questo caso, sono pura follia".

Dal canto suo, fa sapere sempre il Secolo, il vice coordinatore del Pdl della provincia di Genova ha spiegato: "Detto che l'obiettivo principale è mantenere una vera autonomia amministrativa, se proprio si deve fare una scelta meglio guardare a Est e creare una provincia del Levante, mettendo insieme Tigullio, Paradiso e Spezzino".

La Gazzetta da tempo sostiene l'opportunità di quanto meno vagliare la fattibilità di questa idea, di farne un progetto mettendo al lavoro tutte le intelligenze del territorio.

La provincia del Levante, un territorio compreso fra Portofino e Ortonovo, e fra l'Appennino e il mare, è già esistita duecento anni or sono. Un'esperienza durata solo tre anni e poi annullata per l'egocentrismo dei genovesi i quali, avendo appena perduto il rango di capitale della repubblica, essendo l'intera Liguria passata sotto la dominazione piemontese, non vedevano di buon occhio che comuni come Portofino, Rapallo o Sestri Levante stessero in una provincia che aveva Spezia quale capoluogo.

Oggi davanti alle forze politiche, economiche e sociali c'è una opportunità grandiosa, irripetibile: costituire un soggetto amministrativo in grado di sovrintendere a un patrimonio di valore inestimabile sotto il profilo intanto ambientale, e di conseguenza anche turistico, ma pure industriale e commerciale.

Un soggetto che dovrebbe basare la sua operatività, nel contatto con il cittadino, su un uso quasi parossistico delle nuove tecnologie: sarebbe un laboratorio in grado di richiamare su di sé l'attenzione del mondo intero.

Perdere un'occasione del genere sarebbe imperdonabile.

Alla Spezia, già lo abbiamo scritto, la cosa non sembra attizzare più di tanto l'interesse del mondo politico, intorpidito forse da questa calda estate.

Una volta saputo che in un modo o nell'altro la Provincia della Spezia si salverà, sta probabilmente prevalendo l'idea molto spezzina del vivi e lascia vivere, ovvero, tradotto in termine meno elegante, del chissenefrega.

Ma, ripeto, sarebbe imperdonabile.

Così come sarebbe incomprensibile non tentare di inserire in questa entusiasmante avventura, una specie di mission impossible, ma proprio per questo più esaltante, anche i Comuni della Lunigiana.

Abbiamo un porto che lavora in tutto il mondo, abbiamo territori che richiamano visitatori da ogni angolo del pianeta, abbiamo una Marina militare che con le sue navi opera in tutti gli oceani, abbiamo un'industria meccanica e nautica che ha la capacità di penetrare in tutti i mercati mondiali, ma allora perché anche come comunità non impariamo finalmente a pensare in grande?

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