Provincia di levante, la grande occasione. Ma Spezia dorme In evidenza

dI Gino Ragnetti

LA SPEZIA – A quanto pare da queste parti, a Spezia, nessuno ha voglia di cogliere l'attimo fuggente. Scarso comprendonio? Insipienza politica? Nichilismo? o forse masochismo. No, probabilmente è qualcosa d'altro, qualcosa che potremmo chiamare "spezzinità", una condizione antropologica che il vecchio Gigion aveva condensato in un solo fulminante verbo: abossa!

Mercoledì, 18 Luglio 2012 23:18

Perché è davvero curioso il fatto che di fronte all'opportunità unica di provare a cambiare il volto di un territorio realizzando almeno in parte quello che per decenni è stato – a parole – il sogno degli spezzini e dei lunigianesi – ritrovarsi insieme sotto un'unica bandiera – qui si sia scelto il sonno. Per poter dire un domani: io non c'ero, e se c'ero dormivo.

La Provincia della Spezia così com'era stata inventata nel 1923 non esiste più. A maggio gli elettori spezzini non sono stati chiamati a votare per il rinnovo degli organi di governo di quell'ente, e non hanno fatto una piega, verosimilmente storditi da un autentico lavaggio del cervello operato dai media su input di alcuni ambienti politici interessati a far credere che le Province erano la madre di tutti i mali finanziari che travagliano il Paese. È probabile sia stata una tattica studiata per distogliere l'attenzione dalle Regioni – hai visto mai che qualcuno ci mettesse il becco! – bulimiche idrovore che succhiano spaventose quantità di risorse pubbliche (a proposito, quanto e come partecipano i consiglieri e gli assessori regionali , sotto forma di tagli ai loro ricchissimi emolumenti, ai sacrifici imposti a quasi tutti i cittadini italiani?).

Fatto sta che la Provincia della Spezia com'era intesa fino a ieri non c'è più e nessuno sa al momento quale fisionomia avrà nella nuova veste di ente intermedio di secondo livello.

Eppure altrove se ne parla, altrove dibattono, si appassionano a un tema che dovrebbe vedere noi spezzini quali protagonisti.

E la cosa buffa è che mentre qui si fa finta di niente, altrove dicono di volere passare sotto la Provincia della Spezia.

Ora, a parte il fatto che la confusione in materia regna sovrana, l'articolo 17 comma a) della cosiddetta Spending Review, il D.L. 95/2012, più che un disposto di legge sembra una scialuppa di salvataggio costruita e varata in tutta fretta apposta per ripescare dal maremoto targato Monti proprio la provincia spezzina. Esso così recita: «Entro il 17 luglio 2012 il Consiglio dei ministri determina, con apposita deliberazione, i criteri per la riduzione e l'accorpamento delle province, da individuarsi nella dimensione territoriale e nella popolazione residente in ciascuna provincia, tenendo conto dei dati dell'ultimo censimento. Sono fatte salve le province nel cui territorio si trova il comune capoluogo di regione e le province confinanti solo con province di regioni diverse da quella di appartenenza e con una delle province interessate dall'istituzione delle Città metropolitane».

Ebbene, la provincia della Spezia confina con il Massese ed il Parmense per quanto riguarda le regioni diverse dalla propria (Toscana ed Emilia), e con la provincia di Genova che dovrà essere disarticolata per potere costituire la città metropolitana di Genova.

Dunque, la Spezia resterà provincia. Una Provincia tuttavia ente di secondo livello, la cui amministrazione sarà in ogni caso sottratta alla libera scelta dei cittadini elettori per essere delegata agli... eletti, vale a dire ai consiglieri comunali e ai sindaci.

Ma a parte questa lesione al sistema democratico (in un paese civile la democrazia dovrebbe essere semmai allargata, in nessun caso compressa) dovendo prendere atto della realtà, o meglio della real politik, ci si dovrebbe chiedere: "E adesso?".

Perché è evidente che la situazione così come si delinea non sta in piedi.

Con la formale costituzione di Genova città metropolitana, non essendo più ipotizzabile la costituzione della famosa quinta provincia ligure, tutti i comuni del Tigullio, da Portofino a Moneglia e dall'Appennino al mare, resteranno allo sbando, privi di un'amministrazione intermedia sia pure di secondo livello. Si tratta di Borzonasca (2.050 abitanti), Carasco (3.213), Casarza Ligure (5.492), Castiglione Chiavarese (1.487), Chiavari (28.001), Cicagna (2.513), Cogorno (5.339), Coreglia Ligure (245), Favale di Malvaro (474), Lavagna (13.033), Leivi (2.245), Lorsica (520), Lumarzo (1.504), Mezzanego (1.252), Moconesi (2.650), Moneglia (2.678), Ne (2.416), Neirone (943), Orero (586), Portofino (567), Rapallo (29.241), Rezzoaglio (1.331), San Colombano Certenoli (2.437), Santa Margherita Ligure (10.633), Santo Stefano d'Aveto (1.280), Sestri Levante (19.657), Tribogna (537), Zoagli (2.494). 144.818 abitanti. Che ne sarà di loro?

E che ne sarà dei Comuni della Lunigiana quando la già per essi aliena Provincia di Massa Carrara sarà abrogata e accorpata a quella di Lucca?

Che fine faranno Aulla (11.312 abitanti), Bagnone (1.945), Casola (1.085), Comano (769), Filattiera (2.427), Fivizzano (8.815), Fosdinovo (5.054), Licciana Nardi (5.021), Mulazzo (2.567), Podenzana (2.125), Pontremoli (7.770), Tresana (2.097), Villafranca (4.819) e Zeri (1.217)? In tutto 57.023.

Alcuni di questi comuni, pochi, data la contiguità con la Garfagnana potrebbero essere forse interessati all'unione con Lucca, ma molti altri no: perché costringerli a migrare tanto lontano amministrativamente parlando? Perché allora non cogliere l'attimo e riunire finalmente sotto un'unica insegna – Provincia del levante – il Tigullio e la Lunigiana storica?

Al punto in cui siamo, se per la Provincia della Spezia il problema non è più quello della pura e semplice sopravvivenza, resta il fatto che nelle mani delle forze politiche, economiche e sociali c'è oggi l'opportunità – che non si ripeterà mai più – di mettere insieme un territorio dalle potenzialità fantastiche: ricompattare la Lunigiana storica aggiungendovi le popolazioni del Tigullio, o se vi piace di più ricostituire la Provincia di Levante già sperimentata duecento anni fa aggiungendovi i Comuni della Lunigiana che vorranno unirsi, operazione che farebbe rientrare a vele spiegate la nuova provincia in tutti i parametri previsti dal decreto Salva Italia: superficie, numero di abitanti (425.357), e numero dei comuni (74).

Volendo si può. L'articolo 132 della Costituzione della repubblica italiana recita: "Si può, con l'approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione e aggregati ad un'altra".

Questa è la realtà dei fatti. Se poi vogliamo girarci di là e far finta di niente, allora è un altro discorso.

Discorsi sui quali non si è invece attardata, per esempio, la gente della Val Marecchia dove con referendum a maggioranza bulgara pochi anni fa i Comuni di Casteldelci, Maiolo, Novafeltria, Pennabilli, San Leo, Sant'Agata Feltria e Talamello lasciarono la provincia di Pesaro e le Marche per trasferirsi in Romagna, provincia di Rimini.

E se è giustificata la prudenza degli amministratori del Tigullio, con il sindaco di Chiavari, Roberto Levaggi, impegnato a respingere l'idea "sia di diventare la periferia di una grande area metropolitana come sarà quella genovese sia di essere fagocitati da una provincia di confine come sarà La Spezia", meno giustificata è l'inerzia dei Palazzi spezzini.

Tanto più che l'occasione che si offre a chi non ha paura di "cogliere l'attimo" va ben oltre un banale riassetto di territori oltretutto abbastanza omogenei quanto meno per ragioni economiche, se non di storia e tradizioni.

Dovendo procedere a una rifondazione dell'istituzione Provincia, si potrebbe immaginare un grande laboratorio capace di creare una entità politico-amministrativa del tutto nuova, avveniristica, come ad esempio una provincia priva di capoluogo, con un consiglio provinciale che si riunisca in videoconferenza, con uffici sparsi nel territorio e fra essi interconnessi mediante l'esasperazione dell'uso delle tecnologie più avanzate, banda larga, wi-fi, totem e hot spot gratuiti disseminati negli angoli strategici di città e paesi, possibilità per ogni cittadino che viva a Tribogna o a Zeri o a Carro di ricevere via web qualsiasi documento pubblico di cui abbia bisogno, in modo che nessuno si senta colonizzato da altri e qualunque visitatore possa sentirsi a suo agio in qualsiasi parte del comprensorio provinciale.

E tanto per cominciare, si dovrebbe operare per fare in modo che i cittadini del Tigullio non avessero motivo di sentirsi "aggregati" alla provincia della Spezia. Dovrebbero essere messi nelle condizioni di sentirsi orgogliosa parte paritaria di un progetto innovativo, un'avventura unica nel suo genere alla quale partecipare tutti insieme.

E l'unica possibilità perché ciò avvenga è appunto la creazione di un soggetto del tutto nuovo, che la gente del Tigullio come quella della Spezia o della Lunigiana possa sentire come una cosa sua, in grado di dare soddisfazione pronta ed efficace alle proprie esigenze.

Ma per riuscirci occorre mettersi attorno a un tavolo senza pregiudizi, senza pacchetti già confezionati, senza aria di superiorità, senza che qualcuno tenti di fare il furbo, e parlarne. Paradossalmente il fatto che la designazione dei consiglieri sia stata sottratta al popolo e affidata agli eletti nei Comuni, tenendola al riparo dai veleni e dai tranelli di una campagna elettorale può favorire questa operazione.

Qualcuno dovrà pur muoversi prima o poi. Tenendo conto che "poi" potrebbe essere già tardi.

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