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Fughe sanitarie, Pellerano (Lista Biasotti): "Ecco le conseguenze della gestione Burlando-Montaldo"

«Dopo aver confrontato i vari capitoli della variazione di bilancio con quelli della previsione per l'anno 2013 sono emerse le evidenti conseguenze, negative, della cattiva gestione del sistema sanitario, in particolare riferibili all'andamento del saldo fra mobilità attiva e passiva nel periodo 2010-2011».

Mercoledì, 23 Ottobre 2013 13:28

Così Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, intervenuto durante l'ultima discussione in consiglio in merito alle variazioni di bilancio 2013.

 

«L'incapacità di gestire il fenomeno delle fughe fuori regione dei pazienti liguri da parte di questa giunta si traduce in un'impennata del 30% del differenziale tra mobilità attiva e passiva dal 2010 al 2011, pari a un saldo negativo di 57 milioni di euro rispetto ai 43 dell'anno precedente. Per fare fronte a questo "imprevisto", la Regione è stata costretta ad apportare una correzione di bilancio di 14 milioni di euro che ovviamente va a pesare sugli altri capitoli di spesa in termini di minore investimento.

Nonostante gli annunci da parte dell'assessore della Salute Montaldo - che si sono susseguiti in questi anni del suo secondo mandato - è evidente che la Liguria non ha raggiunto alcun obiettivo sostanziale che indichi una soluzione al problema, ormai cronico, dei "viaggi della speranza" da parte di migliaia di pazienti che dalla nostra si spostano nelle regioni confinanti per farsi curare. Addirittura i dati tendenziali del 2012 indicano un saldo tra mobilità attiva e passiva in ulteriore netta crescita, destinato a toccare i 62 milioni. Il prossimo anno la Regione dovrà quindi tagliare altri 5/6 milioni. È chiaro che, fino a oggi, il saldo fra chi sceglie di farsi curare fuori dalle strutture sanitarie regionali e chi da altre Regioni sceglie la Liguria vede un trend in inarrestabile ascesa. Ben poco pesa la diminuzione delle cure fuori Regione - per un milione di euro scarso - tra il 2011 e il 2012 se si compara con il calo vertiginoso degli accessi da fuori regione nei nostri poli ospedalieri e di riabilitazione. Se un calo delle fughe c'è stato è probabilmente imputabile, in larga parte almeno, alle restrizioni sempre più rigide introdotte dall'assessore Montaldo ai "viaggi della speranza". Ricordo che l'assessore due anni fa aveva pensato ad accordi con le Regioni limitrofe che avrebbero dovuto impedire o rendere più difficili le fughe. In pratica, si era pensato di costruire "un muro" intorno alla Liguria per impedire l'uscita dei pazienti, anziché puntare sull'efficientamento dei servizi sanitari regionali per renderli più attrattivi per i pazienti liguri e da fuori Regione. Che risultati sono stati raggiunti?

Osservo infine che la Liguria, per le bellezze del territorio e per il clima temperato, potrebbe diventare una regione d'eccellenza per fornire un servizio molto attrattivo per la riabilitazione e per la cura di pazienti anziani e cronici provenienti da regioni limitrofe come Piemonte e Lombardia. Il medical tourism, il turismo sanitario, potrebbe incrementare il bilancio della Liguria in termini di cure a pazienti fuori Regione e ridurre il disavanzo cronico della sanità, come già la Toscana e l'Emilia Romagna hanno compreso ormai da tempo. Secondo uno studio dell'Università Bocconi, il turismo sanitario ha mosso nel 2010 ben 100 miliardi di dollari nel mondo e nel 2009 sono stati ben 60mila gli stranieri curati in strutture italiane. Un giro d'affari che sembra non riguardare la Liguria. Dai dati regionali sul turismo è evidente l'assoluta marginalità del comparto salute e benessere che costituisce una motivazione di permanenza in Liguria solo per l'1,3% dei turisti».

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