Quando Spezia era il capoluogo della grande Provincia di levante

di Gino Ragnetti

LA SPEZIA – Cosa ci sarebbe di strano? In fondo è già successo. È già successo cioè che la Spezia fosse il capoluogo di una Provincia di Levante estesa su un territorio che andava da Portofino a Dogana di Ortonovo e dall'Appennino al mare.

Martedì, 26 Giugno 2012 18:00

Nulla di nuovo insomma sotto il sole, verrebbe dunque da dire tanto per attenuare i malumori che hanno preso a serpeggiare nel Tigullio da quando si è sparsa la voce che fra le ipotesi di riordino degli enti intermedi in questi giorni all'esame del governo c'è anche quella della creazione di due "province grandi" – una nel ponente e una nel levante – che andrebbero così a costituire le ali di un nuovo sistema amministrativo incentrato su Genova Città Metropolitana. E naturalmente la "provincia grande" del levante dovrebbe comprendere tutti i comuni situati appunto fra Portofino e Ortonovo, esattamente come avvenne quasi due secoli fa.

Dicevamo che di questo il governo sta discutendo con l'Unione delle Province Italiane, come ha confermato ieri il ministro dell'interno Anna Maria Cancellieri durante la sua visita alla città e alle zone alluvionate. E chissà che per plasmare il nuovo ente territoriale intermedio fra la Regione e i Comuni a Roma non abbiano preso come modello proprio la pur breve esperienza della Provincia di Levante di un passato ormai lontano.

Per ritrovare un'entità di quel genere occorre infatti risalire a 197 anni or sono, e più esattamente al 27 febbraio 1815 quando la Spezia si ritrovò a essere capoluogo di una provincia estesa su 188.900 ettari e comprendente ben 56 Comuni e sette feudi imperiali.

La storia è questa. Siamo al tempo del rovinoso crollo di Napoleone Bonaparte e le potenze vincitrici, Inghilterra e Austria soprattutto, riunite nel Congresso di Vienna decidono fra le altre cose di regalare la Liguria al Regno sardo-piemontese. Pertanto, preso possesso il 7 gennaio del 1815 della Liguria, Vittorio Emanuele "per grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme, Duca di Savoia e di Genova, Principe di Piemonte, ecc. ecc. ecc.", recita l'Editto, procede a un riassetto amministrativo del territorio spezzettando in tre parti la Repubblica di Genova.

Con Regio Editto del 27 febbraio 1815 nascono finalmente il Ducato di Genova, la Provincia di Ponente e la Provincia di Levante, tutte e tre sedi di Intendenze, avendo quali capoluoghi Genova, dove risiedeva l'Intendente generale, Savona e la Spezia (con un Intendente ciascuna).

L'Intendenza del Levante, o Provincia di Levante, era ripartita nei circondari della Spezia e di Chiavari e comprendeva come dicevamo 56 Comuni e sette feudi imperiali. Di conseguenza nei giorni seguenti alla Spezia si insediarono le autorità provinciali, vale a dire l'Intendente, il Comandante dei reparti militari, il Tesoriere Generale, l'Ispettore Doganale. L'intendente, che era il savonese Egidio Sansone, trovò ospitalità nel palazzo del nobile Marco Federici situato in Via Sant'Agostino, strada che da allora venne più sbrigativamente chiamata Via dell'Intendenza.

È da dire però che già allora Spezia non era tenuta in grande considerazione dal potere centrale, perché mentre agli intendenti di Genova e di Savona erano stati concessi come assistenti due vice, a Sansone ne fu assegnato soltanto uno, destinato peraltro a Chiavari. Ogni intendente poteva disporre dell'aiuto di un segretario, un tesoriere e un controllore. Non esistevano perciò né una giunta né un consiglio provinciale.

L'Intendente era senza dubbio una potenza, l'autorità assoluta, ma a leggere quali erano i suoi compiti così come elencati nel Regio Editto ‒ dalle incombenze più banali ai rapporti con il governo ‒ viene da chiedersi dove trovasse il tempo per dormire.

Con successivo decreto sovrano si indicarono i comuni che dovevano fare parte dell'Intendenza della Spezia e quindi della Provincia di Levante: Spezia, Casale, Beverino, Monterosso, Porto Venere, Riccò, Riomaggiore, Vernazza , Sarzana, Castelnuovo, Orto nuovo, Bossano (Bolano), S.Stefano, Lerici, Ameglia, Trebbiano (il comune fu soppresso e accorpato ad Arcolanel1870), Vezzano, Arcola, Follo, Levanto, Brugnato, Borghetto, Bonassola, Deiva, Framura, Carrodano, Godano (Diventerà Sesta Godano solo il 26 ottobre 2875), Carro, Zignago, Sestri di Levante, Casarza, Castiglione, Moneglia, Lavagna, Cogorno, Né, Chiavari, Carasco, San Colombano, S.Ruffino di Levi, Borzonasca, Mezzanego, Moconesi, Cicagna, Corniglia, Favale, Lumarzo, Lorsica, Orero, Neirone, Rapallo, Santa Margherita, Portofino, Zoagli, Varese, Maissana, e generalmente ‒ si legge nel decreto ‒ tutte le città e le terre già aspettanti alla giurisdizione di Levante e confini orientali, e non applicate ad altra intendenza".

Quali pertinenze dell'Intendenza di Levante erano indicati pure i feudi imperiali di Ottone, Cerignano, Gorreto, Pregola, Rovegno, Zerba, S. Stefano e le loro rispettive dipendenze.

Quell'esperienza fu in realtà abbastanza breve perché tre anni e mezzo più tardi, con Editto Reale del 10 novembre 1818, la Corona attuò una nuova generale ridefinizione del territorio e la Provincia di Levante fu scissa nelle Province di Chiavari e della Spezia. Quest'ultima si trovò pertanto ad essere ridimensionata restando capofila di soli 29 comuni estesi su un territorio di 66.077 ettari. La nuovo provincia spezzina fu a sua volta ripartita nei mandamenti (o giudicature) di Godano, la Spezia, Lerici, Levanto, Sarzana e Vezzano. Il comune di Varese fu assegnato all'altra provincia del levante, che aveva Chiavari quale capoluogo.

Finì in tal modo, non molto glorioso per la verità, la Provincia di Levante. A due secoli di distanza la vedremo risorgere dalle sue ceneri?

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