Una Provincia del Levante? Questa è la strada In evidenza

di Gino Ragnetti

LA SPEZIA ‒ Chi vuole, può andarsene. Così, con un voto "bulgaro" (350 sì e due eroici no, ma uno dei due deputati si corresse subito: si era sbagliato, voleva votare a favore) il 6 marzo 2003 la Camera dette via libera a quei Comuni che, sentendosi sacrificati negli ambiti delle province di appartenenza, intendevano passare armi e bagagli sotto altre insegne.

Domenica, 24 Giugno 2012 23:33

In casa spezzina sarebbe stato, e magari lo è ancora, il caso dei Comuni di Deiva Marina e di Maissana da sempre irritati per il disinteresse con il quale i loro problemi venivano curati da chi nel tempo andava occupando le stanze del potere del palazzo di via Veneto, alla Spezia, oggi affidate al commissario straordinario Marino Fiasella. Ma anche Varese Ligure e Carro potrebbero non essere insensibili a un discorso del genere.

Chi dopo quel voto della Camera si aspettava la diaspora è però rimasto deluso. Nessuno ha formalmente chiesto asilo politico alla contigua provincia di Genova

La proposta di legge firmata dal leghista Pietro Fontanini ed altri e approvata dal parlamento cancellava la precedente barocca procedura prevista per il passaggio di un comune da una provincia a un'altra introducendo un meccanismo semplicissimo: per autorizzare il trasloco erano sufficienti una delibera del consiglio comunale e un referendum fra i cittadini del Comune interessato

I deivesi, per esempio, potrebbero in teoria (dal momento che la Provincia della Spezia è stata soppressa) essere chiamati a dire se vogliono continuare a stare sotto la Spezia o passare alle "dipendenze" di Genova, e in quel caso né gli spezzini né i genovesi potrebbero opporsi. Tutto ciò, almeno per ora, non è accaduto.

Nella nostra provincia i venti della secessione hanno varie volte scosso l'alta Val di Vara e la propaggine più settentrionale delle riviera, un po' per l'inevitabile senso di emarginazione che si prova nelle periferie, un po' per antichi legami storici, e un po' per una naturale convergenza di interessi. Molti abitanti di quelle zone lavorano infatti nel litorale genovese, e la stessa competenza sanitaria è attribuita all'Asl del Tigullio. Ovvio pertanto che quella gente senta forte il richiamo del Chiavarese e del Sestrese dove per di più di tanto in tanto in passato riaccendevano i fuochi autonomistici che puntavano alla costituzione della quinta Provincia ligure con Chiavari quale capoluogo.

In quella prospettiva Deiva e Maissana, come dicevamo, erano le più decise al trasloco, mentre più tiepide apparivano Varese Ligure e Carro.

"Per noi ‒ spiegò a suo tempo il sindaco di Varese, il compianto Maurizio Caranza ‒ essere periferia della Spezia o esserlo di Chiavari cambierebbe poco o niente. Tanto varrebbe allora pensare di passare sotto Parma".

Ma se fino al 2003 i Comuni "ribelli" si ritrovavano con i ceppi ai piedi, non potendo fare nulla per impostare davvero un progetto serio di secessione (erano previsti adempimenti che di fatto rendevano impraticabile l'operazione) da quel 6 marzo, volendolo, il trasferimento sarebbe possibile.

In realtà i deivesi non sono mai stati troppo entusiasti dell'idea di diventare "genovesi".

"Noi vorremmo cambiare provincia ‒ spiegò un giorno il sindaco di Deiva ‒ ma avrebbe un senso riunirci nella provincia di Chiavari, non certo passare con Genova, oltretutto più lontana della Spezia. Sotto il profilo pratico per i miei concittadini andare con Chiavari sarebbe un vantaggio, visto che molti dei nostri interessi gravitano su quell'area. Per me, personalmente, sarebbe invece un piccolo choc. Io sono nato a Sesta Godano e cresciuto a Deiva, dunque in provincia della Spezia, dove sono le mie cose e i miei affetti, e perciò dal punto di vista sentimentale ne soffrirei un po'. Però bisogna essere realistici e pensare bene a quel che si fa".

Per Deiva, e anche per Maissana, il problema è che la quinta Provincia ligure è ormai un fantasma che si aggira piuttosto malinconico per le strade del Tigullio. Da tempo non se ne parla quasi più.

L'ultimo tentativo di rianimazione (ma è possibile rianimare un fantasma?) è stato del senatore spezzino Luigi Grillo, firmatario di una apposita proposta di legge. Secondo il senatore a quel tempo di Forza Italia, oggi Pdl, la provincia del Tigullio doveva essere composta dai comuni della provincia di Genova rimasti fuori dal perimetro dell'Area metropolitana genovese, e cioè: Borzonasca (2.050 abitanti), Carasco (3.213), Casarza Ligure (5.492), Castiglione Chiavarese (1.487), Chiavari (28.001), Cicagna (2.513), Cogorno (5.339), Coreglia Ligure (245), Favale di Malvaro (474), Lavagna (13.033), Leivi (2.245), Lorsica (520), Lumarzo (1.504), Mezzanego (1.252), Moconesi (2.650), Moneglia (2.678), Ne (2.416), Neirone (943), Orero (586), Portofino (567), Rapallo (29.241), Rezzoaglio (1.331), San Colombano Certenoli (2.437), Santa Margherita Ligure (10.633), Santo Stefano d'Aveto (1.280), Sestri Levante (19.657), Tribogna (537), Zoagli (2.494). A questi dovevano poi aggiungersi gli "spezzini" Carro, Deiva Marina, Maissana e Varese Ligure. In totale la nuova provincia avrebbe dovuto avere 150.065 abitanti.

Ciò sarebbe stato giustificato dal fatto che l'istituzione della Città metropolitana di Genova con l'esclusione dei comuni del Tigullio avrebbe accentuato l'esigenza di creare una realtà amministrativa quale la Provincia di Chiavari per meglio rispondere al nuovo assetto istituzionale.

Ma le cose, come dicevamo, sono ormai completamente cambiate: le piccole Province sono destinate a scomparire per cui nella logica del "si salvi chi può", l'unica soluzione è l'accorpamento dei comuni indicati nella proposta di legge di Grillo con la Provincia della provincia della Spezia che assumerebbe allora la denominazione di Provincia del Levante. Si arriverebbe in tal modo a sessanta comuni ai quali ‒ l'unione fa la forza ‒ potrebbero aggregarsi quelli della Lunigiana.

Nella foto il senatore spezzino Luigi Grillo.

(24 giugno 2012)

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