PCI, "Isola Palmaria: necessario un altro punto di vista" In evidenza

A vent’anni dall’istituzione del Parco Regionale è forse venuto il tempo di un ripensamento complessivo sull’area protetta, sottraendola al rischio speculativo rappresentato dal Masterplan

Mercoledì, 01 Dicembre 2021 09:57

L’sola Palmaria insieme all’isola del Tino e del Tinetto costituiscono l’arcipelago di Porto Venere, naturale prolungamento del promontorio posto a ponente del golfo della Spezia che dalla vetta del monte Castellana declina verso il mar Ligure. L’arcipelago, così come un tratto di terraferma che si sviluppa verso le Cinque Terre, faceva parte sin dal 1985 dell’allora “Area Protetta delle Cinque Terre” divenuta poi Parco Regionale e successivamente Parco Nazionale nel 1999.

In quella occasione, l’allora Amministrazione Comunale, con sguardo miope, non volle aderire al nuovo assetto nazionale e, per non perdere l’azione di tutela del territorio venne istituito, nel 2001, il Parco Regionale di Porto Venere. In questi 20 anni il Parco Naturale Regionale di Porto Venere non è mai decollato in maniera ottimale ma, soprattutto negli ultimi otto anni con l’avvento al governo del territorio della destra e dell’accoppiata Cozzani – Toti, se ne è registrata la sua totale assenza; destrutturati infatti gli investimenti del decennio precedente, smantellati uffici e personale dedicato, chiuse le strutture di accoglienza dedicate all’educazione ambientale, chiusa la ribattezzata “Fortezza del Mare”.

Le Amministrazioni, locale e regionale, hanno spostato la loro azione non tanto sulla salvaguardia del nostro prezioso territorio già sede di quattro SIC – Siti di Interesse Comunitario e sito UNESCO, ma bensì su operazioni di propaganda e valorizzazione del territorio ovviamente intese solo come ritorno economico / urbanistico, mettendo letteralmente nel cassetto il Parco e lanciando l’operazione Masterplan per il rilancio dell’isola in versione Capri ligure. Il recente progetto di un nuovo stabilimento balneare VIP con piscina, nell’area dell’ex cava “Carlo Alberto”, peraltro già pregevolmente rinaturalizzata, in fronte alle bocche del canale di Porto Venere ed in fronte alla millenaria palazzata del borgo è un ulteriore grave segnale della valorizzazione intesa dall’Amministrazione Portovenerese.

A vent’anni dall’istituzione del Parco Regionale è forse venuto il tempo di un ripensamento complessivo sull’area protetta, sottraendola al rischio speculativo rappresentato dal Masterplan e da piani e vincoli urbanistici nati già di per se troppo permissivi e successivamente completamente stravolti dalle semplificazioni legislative intercorse negli anni che hanno fortemente minato i valori storico ambientali intrinseci dell’area. L’attività del movimento “Palmaria Si e Masterplan No”, cresciuto in questi ultimi anni, è risultato importante per far crescere l’attenzione e la consapevolezza sui valori dell’isola, attenzione e consapevolezza che a giusta ragione deve varcare i confini locali e divenire patrimonio nazionale e dell’umanità. Ecco perché, a nostro giudizio, diventa necessario un altro punto di vista, che veda lo Stato farsi parte attiva in prima persona attraverso l’istituzione di una Riserva Naturale Statale che superi l’attuale configurazione, e garantisca non la valorizzazione (economica - urbanistica) tanto prospettata ma bensì la piena salvaguardia dell’ambiente con piani di recupero e rinaturalizzazione delle aree degradate.

Le isole, pur essendo molto vicine alla costa e alle attività antropiche, conservano ancora molto della loro naturalità anche grazie ai pesanti vincoli militari sino ad ora presenti e sono un patrimonio eccezionale che non può essere ulteriormente abusato con nuovi interventi spacciati per recupero e/o riqualificazione. Le tre isole, di superficie complessiva di oltre 200 ettari, già sede di SIC – siti di interesse comunitario, sito UNESCO ed area marina protetta, potrebbero candidarsi anche quale Riserva della Biosfera - MAB così come le “sorelle maggiori” dell’arcipelago toscano che hanno già ottenuto questo riconoscimento. L’istituzione di una Riserva Naturale Statale, di tipo orientata – non integrale, gestita direttamente dal Ministero dell’Ambiente tramite il Corpo dei Carabinieri Forestali, la possibilità di fruire di risorse importanti attraverso il PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, e l’avvio di una nuova stagione che veda nell’accoglienza, nei servizi e nel recupero delle attività tradizionali il volano per le comunità locali, potrebbe essere la strada vincente verso lo sviluppo sostenibile e una vera salvaguardia ambientale dell’arcipelago.

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