PCI: un volantinaggio davanti al Sant'Andrea per "una sanità pubblica efficiente" In evidenza

Questa mattina fino alle 10.30 e nel pomeriggio dopo le 16.30

Giovedì, 25 Giugno 2020 10:07
PCI: volantinaggio davanti al Sant'Andrea PCI: volantinaggio davanti al Sant'Andrea

Il nostro Sistema Sanitario Nazionale ha affrontato una pressione senza precedenti. Se lo sforzo messo in atto per metterlo in condizione di far fronte all'emergenza coronavirus non va sottovalutato, ed è una riprova della vitalità della società italiana di cui prendere coscienza con orgoglio, esso ha messo in luce diversi limiti strutturali del sistema, con i quali occorre fare i conti, per decidere oggi cosa deve essere la sanità italiana. E' un dato di fatto che il nostro sistema sanitario è da tanti anni in una condizione di sotto finanziamento, a fronte di una domanda in crescita per molteplici ragioni (invecchiamento della popolazione, nuove patologie, nuovi bisogni, innovazione tecnologica, etc,).

Lo stesso, da molti anni, è stato fatto oggetto di rilevanti politiche di tagli, operate dai diversi governi di centrodestra e di centrosinistra succedutisi alla guida del paese, all'insegna della medesima cultura liberista, dell'austerità, delle compatibilità di bilancio. Solo in questi ultimi dieci anni, come più volte sottolineato, ciò ammonta ad oltre 37 miliardi di euro. Le politiche di tagli affermatisi, spesso lineari, hanno prodotto la chiusura di tanti presidi ospedalieri, di tanti reparti, tagliato oltre 70.000 posti letto, ridotto il personale (mancano, ad esempio, oltre 10.000 medici ed oltre 30.000 infermieri), precarizzato i rapporti di lavoro, mortificato, anche economicamente, la condizione lavorativa, determinato un processo di progressiva esternalizzazione, privatizzazione di servizi prima gestiti direttamente, etc.

I crescenti processi di finanziarizzazione e corporativizzazione della sanità, emblematico lo sviluppo della cosiddetta sanità o mutualità integrativa, ivi compresa quella di derivazione contrattuale, hanno portato con sé la messa in discussione del carattere universalistico del sistema; i processi di aziendalizzazione che hanno investito lo stesso, con l'assunzione dei parametri propri dell'azienda capitalistica, hanno prodotto il progressivo esautoramento sostanziale degli Enti Locali, e quindi dei cittadini, in materia di programmazione, verifica e controllo delle politiche sanitarie. Tutto ciò è stato accompagnato da una richiesta crescente di compartecipazione alla spesa da parte dell'utenza, che in tanti casi è divenuta insostenibile, come dimostrano gli 11 milioni di cittadini che per questo rinunciano a curarsi adeguatamente.

Tutto ciò ha ridotto la quantità e la qualità dei servizi erogati, privato tanti cittadini della necessaria risposta ai loro bisogni, finendo con lo scuotere il sistema, che si evidenzia sempre più a rischio. Poche sono infatti le regioni che riescono a garantire i LEA (livelli essenziali di assistenza) ossia quell'insieme di servizi e prestazioni che per legge debbono essere garantiti in modo omogeneo nel paese, molte sono quelle che presentano bilanci sanitari in dissesto e che scaricano il peso delle conseguenti politiche di rientro forzato ancora una volta sui cittadini, attraverso ulteriori tagli, tassazioni aggiuntive, etc.

I processi di crescente autonomia regionale in materia sanitaria affermatisi nel tempo, e che in tanti, attraverso il processo di autonomia differenziata, vorrebbero spingere ancora più avanti, contemplando sempre più materie e funzioni, finendo con il mettere in discussione la stessa unicità statuale, hanno determinato una situazione che ha portato più d'uno ad evidenziare che nella sostanza si misurano tanti sistemi sanitari quante sono le regioni, con il rischio di mettere in discussione nei fatti la sussistenza di un Servizio Sanitario Nazionale coerente con i principi posti alla base della sua affermazione.


Negli ultimi decenni i Comunisti sono stati tra i pochissimi a combattere contro tali politiche, contro i tagli alla sanità pubblica, contro la privatizzazione mascherata da "sussidiarietà", contro il processo di regionalizzazione, contro il crescente processo di finanziarizzazione della sanità, contro la regressione del Servizio Sanitario Nazionale. Quanto si sta evidenziando in queste ultime settimane, ivi comprese le polemiche politiche, il disordine istituzionale creato dal sovrapporsi delle competenze delle regioni a quelle dello Stato, la rincorsa a mobilitare le energie migliori del Paese per recuperare terreno. Al di là dell'emergenza passata, è evidente la cronica penuria di personale sanitario da più parti denunciata in questi anni.

Si impone una profonda riflessione circa il nostro sistema sanitario, le sue prospettive. Serve un cambio di paradigma, culturale e politico assieme. Investire in direzione del rilancio, della qualificazione di una sanità pubblica, gratuita, di qualità è necessario e possibile assieme. Dalla vicenda "coronavirus" si deve e si può uscire assumendo pienamente il concetto di diritto alla cura, alla salute, come diritto universale, svincolato dalla logica che la cultura liberista imperante porta con sé, in virtù della quale lo stesso è subordinato alla condizione economica dei singoli.

La pandemia ha, drammaticamente, dimostrato, sulla pelle della stragrande parte della popolazione, la differenza esistente tra un sistema universalistico ed un sistema privato, di carattere assicurativo. Noi, i Comunisti, non abbiamo dubbi e risolutamente ci schieriamo a favore del primo, contro il secondo, avanzando precise richieste per la sanità del nostro Paese, ricercando il massimo dell'unità possibile con tutte le realtà politiche e sociali interessate.

Per questo, in condivisione con il lavoro di altre forze del centrosinistra e della sinistra spezzina, dei sindacati aderenti, degli OSS e degli altri lavoratori in lotta, faremo opera, stamani fino alle 10.30 e nel pomeriggio dopo le 16.30, di fronte all'ospedale civile Sant'Andrea, di volantinaggio e sensibilizzazione a tutta la cittadinanza per il diritto dei cittadini a: un ospedale pubblico moderno ed efficiente; a visite ed esami diagnostici in tempi certi; a servizi territoriali per la prevenzione e per la cura, per la famiglia e la maternità consapevole, per anziani, disabili, malattie mentali e malati cronici non autosufficienti; a posti letti in linea con i parametri nazionali; a personale stabile e qualificato (i servizi sanitari in appalto vanno reinternalizzati con l'assunzione diretta del personale a partire dai 158 OSS che rischiano il licenziamento); ad una dirigenza competente e capace che non perda tempo in dissidi interni (l'attuale va azzerata).

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