Centrale Enel, carbone e turbogas: tutto di nuovo in discussione? In evidenza

Il Sindaco Peracchini dopo l'incontro al Ministero: “La città ha detto no, ora il Governo e chi lo supporta si prenda le sue responsabilità”.

Lunedì, 27 Gennaio 2020 16:16

Questa mattina presso il Ministero dello Sviluppo Economico si è tenuta la riunione che riguarda la centrale della Spezia avente per oggetto la cessazione dell’uso del carbone per la produzione di energia elettrica. Presenti, oltre il Sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini, rappresentanti della presidenza del Consiglio dei Ministri, Terna, l’Assessore Regionale all’Ambiente Giacomo Giampedrone, il Sindaco del Comune di Arcola, ENEL , Invitalia, FILCTE-CGIL, FLAEI CISL, FEMCA CISL, UILTEC, UGL, USB, CISAL FEDERENERGIA, Legambiente, WWF Italia, Italia Nostra, Greenpeace.

“A Roma ho ribadito il no alla centrale turbogas ma il velo dell’ipocrisia del dibattito di questi mesi è caduto grazie alla sottosegretario Cinque Stelle – dichiara il Sindaco Pierluigi Peracchini – Come Comune avevamo già partecipato ad una conferenza decisoria al Ministero dell’Ambiente dove nero su bianco era stata messa la cessazione dell’uso del carbone entro il 2021 con determinate prescrizioni che prevedono una diminuzione delle emissioni. Oggi alla riunione per il phase out dal carbone nella produzione elettrica per la Centrale della Spezia, ho ribadito che il Consiglio Comunale della Spezia all’unanimità ha deliberato una variazione al Piano Urbanistico Comunale che non prevede più in quel luogo l’uso di combustibili fossili. Il Comune della Spezia, la Provincia, tutto il Golfo dei Poeti si sono schierate all’unanimità contro il nuovo progetto di turbogas perché abbiamo già dato. Oltre ad aver respirato carbone per oltre sessant’anni, abbiamo un Porto che è dentro la Città e un rigassificatore a Panigaglia: tutti questi elementi non possono non essere tenuti in considerazione quando si parla di insistere ancora su un territorio con le emissioni di carboni fossili o di gas. Peccato per la grande assenza del Ministro dell’Ambiente che forse avrebbe dovuto essere presente a una riunione che ha visto partecipare così tanti portatori d’interesse.

Ma a fronte di questa precisa e chiara volontà, la risposta della sottosegretario Alessandra Todde è stata: “La centrale c’è, esiste, non si può smaterializzare”. Contrariamente alla politica ambientalista a cui ci hanno abituato sui giornali per anni, il sottosegretario dei Cinque Stelle non solo sembrava dare per certo il turbogas per La Spezia e l’ingresso di altre produzione di energia con le rinnovabili ma soprattutto ha lasciato intendere che la chiusura della produzione del carbone potrebbe essere messa a rischio dalla richiesta di valutazione di impatto ambientale, dicendo che i tempi sarebbero troppo lunghi.

E’ assolutamente inaccettabile questo teatro della politica messo in scena oggi al Ministero dello Sviluppo Economico: il no al carbone entro il 2021 alla Spezia deve rimanere un punto fermo nell’agenda politica nazionale, e bisogna finirla di scaricare sui territori un dibattito quando è evidente che la scelta appartiene solo e soltanto al Governo.

Se la decisione appartenesse ai territori, i territori avrebbero già deciso con un secco no al turbogas, come ho ribadito più volte in questi mesi e ancora oggi. E’ una scelta politica del Governo indicare dove si devono produrre i kilowatt necessari al fabbisogno energetico nazionale. E è una scelta politica fare in modo che i tempi siano corretti per garantire il fabbisogno energetico nazionale senza rinunciare alla valutazione di impatto ambientale.

Se la strada è quella tracciata dal sottosegretario oggi, è necessario che il Governo se ne assuma la piena responsabilità politica, dicendolo anche ai parlamentari e ai consiglieri comunali di Cinque Stelle, PD, Italia Viva e Leu.

Rispondano i partiti se vogliono o meno la centrale alla Spezia e facciano pressione sul Governo. Decidano finalmente se deve prevalere la logica di partito o la volontà di un territorio.

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