Iacopi risponde alla famiglia Giannoni: "Siamo diversi, avete ragione: noi non invochiamo le foibe" In evidenza

Il capogruppo della Lega in consiglio comunale a Sarzana risponde alla lettera aperta scritta da Giorgio Giannoni, fratello di Andrea.

Venerdì, 08 Novembre 2019 09:03

“Secondo la famiglia Giannoni le minacce di nuove foibe e di violenza fisica contro la Lega sono semplicemente ‘parole esagerate’. È la democrazia a corrente alternata della sinistra: gli insulti sui social network sono un’emergenza solo quando lo decidono loro”. Così Emilio Iacopi, capogruppo della Lega in consiglio comunale a Sarzana, risponde alla lettera aperta scritta da Giorgio Giannoni, fratello di Andrea, che nei giorni scorsi su Facebook ha invocato “mazzate” e “più foibe” per chi come la Lega si è astenuto sull’istituzione della commissione parlamentare proposta da Liliana Segre.

“La lettera aperta della famiglia Giannoni contiene alcuni passaggi davvero sbalorditivi – risponde Iacopi – Ci saremmo aspettati delle scuse per le minacce di violenza fisica nei nostri confronti, invece tutto quello che riesce a fare Giorgio Giannoni è dare un buffetto al fratello, definendo le sue parole semplicemente ‘esagerate’, come si fa con un bambino che ha appena fatto una marachella. D’altronde ha solo minacciato di venirci a trovare sotto casa, augurandosi di vederci buttati in un fosso e ringraziando, senza alcun apparente motivo, il dittatore jugoslavo Tito: che sarà mai? Qualsiasi persona di buonsenso non può accettare che simili intimidazioni vengano liquidate con tale noncuranza: le parole di Andrea Giannoni, che essendo grande e vaccinato non ha bisogno di difese d’ufficio, dovrebbero essere condannate con fermezza, senza tanti giri di parole”.

“Cara famiglia Giannoni, visto che anche io farei parte di quella che chiamate ‘destra più becera’, indicatemi dove e quando avrei minacciato di violenza fisica una persona con opinioni differenti dalle mie, come ha fatto il vostro Andrea – conclude il capogruppo della Lega – Non troverete un singolo caso, perché come giustamente scrivete siamo distanti anni luce: noi non minacciamo, noi abbiamo rispetto per la memoria delle migliaia di vittime delle foibe, noi ascoltiamo chi ha un’opinione diversa dalla nostra senza augurarci che venga preso a mazzate”.

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