Filctem, Femca e Uiltec: “Lavoratori Comdata in cerca di futuro, le istituzioni si attivino” In evidenza

"Dai fasti della Raffineria al baratro della precarietà": le organizzazioni sindacali raccontano la storia dei lavoratori Comdata e fanno appello alle istituzioni per trovare una soluzione.
Venerdì, 17 Marzo 2017 19:40

Comdata story, quando la mancanza di programmazione altera capacità di fare impresa e il tessuto sociale ed economico di una comunità. Femca, Filctem e Uiltec territoriali intendono raccontare il percorso sofferto di un gruppo di lavoratori, quasi tutti ex dipendenti dell'azienda ENI, la cui odissea ha inizio nel lontano 1985 con la chiusura della Raffineria Italiana Petroli. Questa storia termina, dopo molti passaggi, con cassa integrazione e regime dii solidarietà per i lavoratori di Comdata che al momento rimangono senza alcuna prospettiva concreta.

"Pur consapevoli che, nell'attuale contesto, la perdita di posti di lavoro non fa più scalpore – dichiarano i segretari di Femca, Filctem e Uiltec - Le nostre categorie intendono ribadire il loro impegno per cercare di tutelare il lavoro in un contesto locale già stremato dalla chiusura di molta attività produttive".

Pensionamenti, trasferimenti in altre realtà del gruppo e infine il ricollocamento di alcuni lavoratori in un'attività di gestione della contabilità dei buoni carburanti ENI e di altri gestori, sono stati i passaggi avvenuti negli a anni. Ed è proprio questa attività che i lavoratori hanno continuato a svolgere con competenza, incrementando il know-how aziendale.

Nel 2000 i vertici Eni decidono che questa attività deve essere esternalizzata. Viene quindi costituita una società srl ad hoc, Omnispedia srl, nella quale vengono traferiti, forzatamente, tutti i dipendenti. Negli anni successivi, si inserisce un'altra azienda specializzata nelle attività di outsourcing del customer operations. Fa ingresso sulla scena Comdata, oggi società leader a livello europeo nel campo delle attività delle telecomunicazioni, che si occupa prevalentemente di servizi tipici dei call center e lavora per importanti aziende. Tale inserimento è stato propedeutico all'acquisizione di importanti commesse dell' Eni. Comdata incorpora così Omnispedia. Ad oggi, Comdata occupa nella sede di La Spezia circa 260 dipendenti, di cui attualmente 22 provenienti da Agip Petroli (ex IP), ovvero da Omnispedia. Purtroppo, alla fine del 2015, Comdata perde la gara di appalto per la gestione, per conto di Eni, della contabilità dei buoni carburante e della moneta elettronica. Si apre una crisi per i 22 lavoratori itineranti.

"Il bagaglio di conoscenze e di esperienza pluriennale di questi 22 lavoratori perde così ogni valore, ogni ragione di essere - proseguono le OO.SS - Ancora una volta, come in altre realtà, le ragioni del capitale economico hanno la meglio su quelle del capitale umano". Per cercare di fronteggiare questa perdita, all'inizio del 2016, Comdata destina questi lavoratori alla gestione di una nuova commessa, quella post-vendita FFH, le cui oscillazioni di volume verso il basso non riescono a garantire a questi lavoratori un'occupazione stabile e continuativa.

"Si è cominciato a fare ricorso alle ferie forzate, alla cassa integrazione con conseguente decurtazione dello stipendio – spiegano i vertici sindacali di categoria - Oggi questi lavoratori sono in regime di contratto di solidarietà. Il nostro territorio non presenta un grande potenziale di riconversione professionale, è quindi necessario concentrare le nostre energie per salvare questi e altri posti di lavoro presenti sul territorio".

Le segreterie territoriali di Femca, Filctem e Uiltec rivolgono un forte appello alle istituzioni affinché si adoperino per trovare soluzioni a questa storia di ordinaria precarietà e di impoverimento territoriale.
Non può non costituire fattore propulsivo il fatto che il partner energetico di Comdata, Eni, abbia una qualche forma di radice sul territorio. L'investimento di Eni attraverso Acam Clienti deve produrre una esternalità positiva su Comdata ed anche in tal senso pensiamo che le istituzioni dovrebbero costruire il loro intervento.

 

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