Pagano a Vernazza e Framura con il suo "Eppur bisogna ardir": "Ripartiamo dalle virtù civiche e morali" In evidenza

"Eppur bisogna ardir. La Spezia partigiana 1943-1945" di Giorgio Pagano ha fatto tappa anche a Vernazza e a Framura, per la diciannovesima e la ventesima presentazione.
Lunedì, 12 Settembre 2016 15:14

I Sindaci Vincenzo Rezasco e Andrea Da Passano hanno introdotto gli incontri. Rezasco ha insistito su due tratti salienti che emergono dal libro: "la Resistenza come moto popolare e il contributo dato dalle donne e dagli uomini semplici" e "la solidarietà e l'empatia con gli altri come elementi di fondo della concezione morale e politica della Resistenza". Da Passano ha parlato di un libro "che colpisce al cuore per come riesce a calarsi nelle storie di vita di quel tempo" e che "ci insegna, nella parte finale, come la lotta di liberazione sia una lotta quotidiana, da combattere ogni giorno contro il male e le ingiustizie".

Giorgio Pagano ha ricordato, in entrambe le iniziative, Pietro Gnecchi, uno dei nove partigiani della leggendaria battaglia del Lago Santo, scomparso pochi giorni fa: "Pietro non fu solo un eroe della Resistenza, fu una persona semplice, schietta e schiva, che diede tanto senza mai chiedere nulla... furono più duri per lui i 29 anni passati in miniera in Belgio che non quelli passati ai monti". Pagano ha così concluso: "I 140.000 minatori italiani in Belgio nel dopoguerra, accompagnati da 17.000 donne e 29.000 bambini, furono come i partigiani: ognuno a suo modo, 'Costruttori d'Europa'. Di un'Europa che sembra oggi dimenticare, accecata da egoismi nazionali, la basi stesse della sua costruzione. Il 31 marzo del 1944 si riunirono in clandestinità a Ginevra i rappresentanti dei nove movimenti resistenziali più importanti. La Dichiarazione finale auspicava un'Europa che garantisse diritti sociali, politici ed economici... Finita l'epoca dei partiti veri e radicati nel popolo, il nuovo Pantheon di cui oggi sentiamo il bisogno non è quello dei grandi leader, ma quello delle donne e degli uomini semplici, di tutti quegli italiani che, spesso indipendentemente dalla loro appartenenza politica, hanno costruito ogni giorno la nostra democrazia. E' da loro, dalle loro virtù civiche e morali, che dobbiamo ripartire per costruire l'Italia e l'Europa dei diritti".

 

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