"Le maschere del senso": Roberto Caracci con il suo libro "radicale e demistificante" il 23 settembre alla Spezia In evidenza

Sarà presentato il 23 settembre alla libreria LiberiTutti in via Tommaseo 49 alla Spezia, il libro "Le maschere del senso" di Roberto Caracci (Moretti&Vitali).

Giovedì, 08 Settembre 2016 16:54


Nota per il lettore
Questo è un libro sul senso. Senso della vita? Proprio così, semplicemente e direttamente, come quando da adolescenti non davamo a questa parola altro significato da quello esistenziale: non vi era altro significato del 'senso', per noi, forse ingenuamente, forse limpidamente, che quello di 'senso della vita'.
Dunque si tratta di 'teleologia', se la teleologia è il discorso sul telos, che vuol dire senso, ma ha anche tutta quella gamma di significati, insieme affascinanti e spiazzanti, che complicano la semplicità della domanda di senso.
Ma proprio perché il senso non è un oggetto del discorso come altri, e per la sua profondità, per la sua ambiguità, per le sue mille sfaccettature semantiche, linguistiche, culturali, sfugge a qualunque ingenua definizione filosofica – sarebbe proprio quell'indicibile di cui, a dire di Wittgenstein, è meglio tacere- ecco che questo libro sceglie una impostazione trascendentale, e va ad esplorare non il senso in sé (nostalgica operazione metafisico-medioevale), ma le condizioni del suo porsi: ossia, le condizioni della 'domanda'. Che cosa intendiamo noi quando diciamo o crediamo o desideriamo di fornire un senso all'esistenza, o al contrario che l'esistenza abbia un senso?

La tesi centrale di questo libro, ovviamente non nuova ma riproposta con una particolare attenzione alle 'attese teleologiche' dell'uomo, è che la domanda originaria di senso, ossia il modo in cui il senso si offre a noi, alla nostra capacità di comprensione e allo stesso linguaggio, passa attraverso delle maschere, dei travestimenti e delle rimozioni. In pratica il senso, che deve essere necessariamente già filtrato dalla domanda, non si offre mai nudo e schietto a noi –come il sole che ci abbaglia la vista- ma viene filtrato, neutralizzato, e alla fine evaso, o obliato, già in sede di attese precategoriali, e non per ragioni logico-linguistiche, ma soprattutto psicologiche, e anche antropologiche. Autoinganno, malafede, esorcizzazioni mitiche, ideologiche e narrative, ne sono le prime conseguenze.

A chi si rivolge questo libro? Faremmo prima, forse, a dire a chi 'non' si rivolge: non si rivolge per esempio all'Accademia, all'Università dei professori 'filologici' della storia della filosofia, quelli che giustamente pretendono rigore, note a piè di pagina, riferimenti puntuali ai maestri del pensiero, per qualunque cosa si dichiari, come in una corretta e disciplinata tesi di laurea. Non si rivolge però neanche a coloro che un cocciuto e compiaciuto analfabetismo filosofico, ispirato al buon senso, non rende aperti –drammaticamente aperti- ai grandi problemi dell'esistenza, il tempo, il senso, il dolore, la felicità, la morte: i problemi di sempre.

Riteniamo infatti che la filosofia che conta, al di là della cultura accademica e della pigrizia speculativa, sia 'passione', ma non nel senso dell'enorme piacere di dipanare idee, bensì in quello del patire: è l'esistenza stessa che è passione e patire, e la grande filosofia, da Platone a Seneca, da Agostino a Kant, da Nietzsche a Sartre, è sempre partita da quell'humus. E noi non soltanto siamo destinati a patire l'assenza di senso, ma anche la sua falsa presenza.

Un'ultima considerazione. I problemi qui esposti, cardinali in ogni filosofia che abbia a tema l'esistenza, sono gli stessi che in forma più o meno confusa già germinavano nell'adolescenza di chi scrive. La cultura di tutti gli anni a venire ha solo arricchito il lessico con cui dire tutto questo. Ciò che Heidegger dice dei filosofi, che hanno sempre pensato lo Stesso, lo si può applicare alle fasi della vita di ciascun individuo, per la cui ghianda i semi fondamentali non mutano se non nel linguaggio per dirli, e farli germogliare con il piacere di una narrazione del pensiero.

Roberto Caracci
Narratore e saggista, vive e lavora a Milano. Ha pubblicato volumi di narrativa (L'ingorgo, Rebellato, 1984, Le radici del silenzio, prefaz. di R. De Monticelli, Ati, 2007) e con Moretti&Vitali un intervento sulle Operette Morali di Leopardi in Aa. Vv. , In nome della Grande Madre (a cura di S. Baratta e F. Ermini), il saggio di critica poetica Epifanie del quotidiano, 2010, Il Ruggito del Grillo. Cronaca semiseria del comico tribuno, 2013. Si occupa di filosofia e psicoanalisi. Ha tenuto conferenze sulla Narratologia del sogno e sul pensiero moderno, da Bergson a Nietzsche, da Freud a Severino. Dirige da 20 anni un noto Cenacolo Letterario-Filosofico a Milano, il Salotto Caracci. E' direttore della collana narrativa Echi dal Labirinto, Moretti&Vitali. E' redattore della rivista Qui-Libri.
Di prossima uscita il volume di filosofia Le maschere del senso. Come inganniamo il tempo, la morte, lo stupore di esistere, editore Moretti&Vitali.

 

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