Trascrizione matrimoni gay? l’UAAR risponde al MCL In evidenza

In questi giorni, si legge sui giornali dell'iniziativa del primo cittadino sarzanese Alessio Cavarra che, praticamente in cordata con altri sindaci dello stivale, si è impegnato nella trascrizione dei matrimoni LGBT contratti all'estero, iniziativa che ha suscitato due reazioni contrapposte:

Domenica, 26 Ottobre 2014 15:39

da una parte il plauso dell'ANDDOS (Associazione Nazionale contro le Discriminazioni Da Orientamento Sessuale), che vede l'iniziativa come un importante segnale di apertura e di democrazia dei diritti ed evoluzione del Paese, dall'altra l'aspra critica del presidente del Movimento Cristiano Lavoratori di La Spezia, che contrappone un giudizio negativo, esaltando la posizione del Ministro Alfano, il quale ha esortato le Prefetture ad annullare le trascrizioni, ritenute arbitrariamente effettuate in violazione delle leggi, contestando così ai sindaci una sorta di atto di insubordinazione e ribellione allo Stato.
Come referente e portavoce del gruppo Uaar (unione degli atei e degli agnostici razionalisti) della provincia della Spezia, esprimo la piena solidarietà e sostegno al Sindaco Alessio Cavarra, per il coraggioso segnale di apertura che, di fatto, conferma la linea già espressa dalla sua amministrazione con l'istituzione del registro delle unioni civili e, considerando comunque sempre legittimo il diritto di opinione di chiunque, non posso non osservare, con un po' di amarezza, alcuni punti esposti nell'articolo del presidente MCL Francesco Bellotti alla Gazzetta della Spezia, che ritengo meritevoli di qualche contro-riflessione.
Benché, pare, se ne faccia sempre una questione di allineamento politico, anche in questo caso vengono infatti citati i "sindaci ribelli" come appartenenti, guarda caso, ad una specifica corrente "dello stesso colore", gli argomenti in questione (discriminazione, omosessualità, matrimonio, diritti civili) dovrebbero, il condizionale ormai pare d'obbligo, essere trattati dall' "uomo", inteso prima come essere umano e sociale piuttosto che come politico appartenente ad uno schieramento.
Nell'intervento di Bellotti, comprese le citazioni, viene evidenziata l'iniziativa dei sindaci come un gesto palesemente illegale e, nientemeno, come "...frutto e sintomo, oltre che causa, di un disfacimento delle istituzioni fondamentali della Repubblica....", posizione quindi condivisa dal presidente del M.C.L.
Anziché fare del facile estremismo, ponendo dei sindaci a livello di sconsiderati ribelli disobbedienti, sarebbe forse il caso di riflettere e vedere questo gesto come un importante segnale e tentativo di porre un'attenzione su un argomento che è diventato urgente, trattandosi di diritti civili ma soprattutto di dignità umana, argomento ormai non più procrastinabile.
Sarebbe quindi il caso di comprendere come la questione non sia poi così semplice. L'esigenza del riconoscimento delle unioni tra persone dello stesso sesso è il frutto di una società cambiata ed evolutasi nel tempo, rispetto a leggi che non hanno mai considerato tale eventualità. Nonostante ciò, a parte i Paesi in cui viene addirittura applicata barbaramente una legge in ossequio a credenze religiose, da considerarsi ormai tribali, nei paesi c.d. evoluti, nei quali mettiamo orgogliosamente l'Italia con la sua rispettabilissima "Costituzione", le leggi non parlano di divieti di unione o matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La nostra Costituzione parla della famiglia negli articoli: 29, 30 e 31. Il primo parla di matrimonio, il secondo di genitori, il terzo dei rapporti tra Stato e famiglia.
Art. 29.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.
Art. 30.
È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.
Art. 31.
La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

 

Nei tre articoli non sono assolutamente citate categorie e sottocategorie di famiglie, sono tre articoli in cui non è palesata alcuna discriminazione e, inoltre, si parla esclusivamente di coniugi, di genitori, e non di uomo e donna o di marito e moglie. Sarebbe anche lecito, quindi, pensare che tali coniugi possano essere due uomini o due donne, o magari anche più persone, dello stesso sesso e anche no. Che leggi e costituzione siano state promulgate in tempi in cui non si pensava all'esigenza che oggi è fortemente sentita, non ci sono dubbi, il matrimonio, allora, era considerato usualmente quello tra uomo e donna, non perché fosse l'unico naturale, ma perché era l'unico diffuso e richiesto, in tempi che, non dimentichiamolo, usi e costumi, e non ultime le leggi, erano ancora fortemente condizionati dalla Chiesa.
La citazione dell'articolo 29: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" non deve ingannare e la sua genericità non può essere considerata una lacuna da sfruttare per imporre interpretazioni discriminatorie di comodo ma piuttosto deve essere di stimolo ad integrare le norme giuridiche già esistenti, nel pieno rispetto dei diritti umani che, ricordiamolo, pongono al di sopra di tutto la dignità dell'individuo, la sua libertà di essere, di opinione e di espressione.
Il concetto di "naturale" quindi, lo si può plausibilmente ritenere antecedente a qualsiasi intervento legislativo umano e non posteriore e subordinato a considerazioni derivate e imposte da leggi di stato e credenze religiose. Non dimentichiamo che la nostra Costituzione nasce proprio dopo aver vissuto l'incubo delle dittature totalitarie, che erano caratterizzate da uno stato che decideva chi e cosa fosse giusto o sbagliato, imponendo a tutti un pensiero unico ed eliminando (anche fisicamente) i diversi, i "disadattati", gli inferiori.
È assolutamente fuori luogo e anche meschino, quindi, tirare in ballo la Costituzione per negare il diritto di matrimonio alle persone GLBT (Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transessuali), che si abbia per lo meno il coraggio di dire in modo chiaro e sincero che non si vogliono concedere i diritti in base al proprio pregiudizio. La Costituzione Italiana è stata fatta per garantire i diritti e non per negarli. Non potremmo, con un po' di impegno, arrivare a capire che la famiglia esiste indipendentemente dallo Stato? Che non è altro che una unione volontaria tra persone, dettata dalle esigenze umane e che, in quanto unione, necessita, giustamente, di tutela legale e regolamentazione, con codificazione di diritti e di doveri?
Nell'articolo del signor Bellotti si leggono poi delle affermazioni che lascerebbero quantomeno perplesso chiunque si volesse anche solo avventurare in un tentativo di condivisione. "I registri non rispondono ad un bisogno diffuso. A Milano, per esempio, il sindaco Pisapia si è ribellato alla legge e al ministero per soddisfare dodici coppie. Al contrario, è sempre più difficile creare nuove famiglie e tirare su i figli."
Riterrei la valutazione alquanto fuori luogo. A parte il fatto che negare il diritto di accedere al matrimonio alle persone GLBT non agevolerebbe di certo la "creazione" di nuove famiglie eterosessuali e la loro proliferazione, bisognerebbe onestamente considerare che registri non sono che "l'inizio" di una risposta ad un'esigenza che è già molto più diffusa di quanto creda il signor Bellotti. Non dimentichiamo che in fatto di diritti, l'Italia è sovente il fanalino di coda dei Paesi c.d. all'avanguardia, basterebbe un giretto su wikipedia per accorgersi di come e quanto sta cambiando il mondo:
Attualmente i matrimoni tra persone dello stesso sesso sono legalmente riconosciuti in 19 nazioni: Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Norvegia, Svezia, Portogallo, Islanda, Danimarca, Francia, Regno Unito (le coppie dello stesso sesso possono contrarre matrimonio in gran parte del Paese), Lussemburgo (a inizio 2015 le celebrazioni dei primi matrimoni tra persone dello stesso sesso nello Stato), Canada, Stati Uniti (le coppie dello stesso sesso possono contrarre matrimonio nella capitale e in 32 Stati della federazione), Messico (le coppie dello stesso sesso possono contrarre matrimonio nella capitale e in 2 Stati della federazione), Argentina, Brasile, Uruguay, Sudafrica e Nuova Zelanda. Inoltre in Israele, in Aruba, in Curaçao e in Saint Maarten, pur non essendo consentito alle persone aventi lo stesso sesso di accedere all'istituto del matrimonio, vengono registrati i matrimoni fra persone dello stesso sesso celebrati altrove. In vari Paesi si può accedere a ufficializzazioni diverse dalle nozze; le persone omosessuali, aventi o meno la possibilità di contrarre matrimonio, hanno spesso accesso a questa tipologia di unioni civili.
Altra affermazione che lascia al quanto perplessi è la seguente:
"Al di là del problema di legalità, è molto pericoloso l'attacco alla famiglia. L'equiparazione di fatto delle unioni gay al matrimonio (compresa l'adozione, di cui la "step-child adoption" – l'adozione del figlio del partner – è il passo propedeutico) crea una grave confusione. Un conto sono le relazioni affettive, che sono di vario tipo e tipicamente non normate dallo Stato, un altro il rapporto stabile tra un uomo e una donna, che, attraverso la generazione naturale e l'educazione dei figli – i futuri cittadini -, garantiscono allo Stato il suo futuro."
Dalle parole (incredibili) che si leggono, non si può non concludere che la "grave confusione" sembrerebbe essersi "creata" nella testa del signor Bellotti, che vede, nientemeno, un "pericoloso attacco alla famiglia", come se qualcuno volesse impedire alle persone non GLBT di sposarsi. Quello che dovrebbe essere un semplice riconoscimento del diritto al matrimonio alle persone GLBT, viene considerato dal presidente del MCL, con tono che pare sprezzante, un'equiparazione delle unioni gay al matrimonio, operando già una divisione discriminatoria tra una realtà che reputa inferiore ad un'altra.
Dopotutto, il matrimonio non è che un contratto che garantisce la tutela dei diritti civili e impone il rispetto dei doveri, quindi una garanzia di buona vita sociale e familiare. Qui si parla di matrimonio e di unione civile e non religiosa, quindi non si capisce dove trovi fondamento tutto questo astio ed impegno a voler negare ad altri, a tutti costi, un diritto. Oggi come oggi il mondo è pieno di famiglie di fatto, moltissimi orfani e figli di separati vivono le più svariate situazioni, per esempio crescendo spesso in due famiglie diverse, o in famiglie monogenitoriali , o anche, perché no, in famiglie plurigenitoriali.
In ogni caso ed in ogni situazione l'orientamento sessuale ed i rapporti sessuali dei genitori, naturali o adottivi che siano, sono assolutamente ininfluenti rispetto all'affettività, alla capacità educativa, di rispetto, di protezione e di mantenimento economico, unici valori assoluti di una "vera famiglia".
Non storpiamo quindi la nostra vecchia e cara Costituzione e non sventoliamo la solita bandiera del "ci sono cose più importanti da risolvere" , è un vecchio trucco per mettere il bavaglio ed insabbiare questioni importanti. Tutto è importante e quando ci sono di mezzo i diritti umani è importantissimo e urgente porre l'attenzione. Forse sarebbe proprio il caso di non attaccare ciecamente queste iniziative dei nostri sindaci ma considerarle invece un atto coscienzioso di chi non si sente a posto nel silenzio ipocrita ed inconcludente. Forse sarebbe proprio il caso di rivedere serenamente il concetto di famiglia, o devono sempre tornare alla mente le parole di Gaetano Salvemini che così diceva dei cattolici negli anni cinquanta: "essi (i cattolici) rivendicano le loro libertà in base ai nostri principi (laicisti), e negano le nostre libertà in base ai loro principi (religiosi)".
Cesare Bisleri (referente del gruppo Uaar La spezia)

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