Gianni Pittella: "Basta con la sinistra al caviale!" In evidenza

di Andrea SquadroniIl dottor Pittella (nel senso comune di laureato in medicina e chirurgia) non è certo un politico al quale venga naturale applicare il concetto di "rottamazione".

Venerdì, 08 Novembre 2013 16:57

Non è un volto arcinoto della politica, non straripa dagli schermi televisivi e dalle pagine dei giornali. E non certo perché sia un novellino. A 55 anni è passato dai banchi del consiglio comunale di Lauria, attraverso quelli della Regione Basilicata, a quelli del Parlamento Europeo nel quale da anni ricopre il prestigioso ruolo di vicepresidente vicario. La sua carriera politica è lastricata dal consenso, prima dei cittadini meridionali che per tre volte l'hanno mandato in Europa, e poi dei parlamentari europei che lo hanno sostenuto come vicepresidente. Oggi Gianni Pittella è uno dei quattro pretendenti alla segreteria nazionale del Pd. Dicono dal comitato spezzino che lo appoggia, animato dalla giornalista Manuela Vanoli, che i suoi sostenitori crescono giorno per giorno e molti sono giovani. Emilio Bufano, normalista a Pisa e promotore nella nostra provincia di Libera, l'associazione antimafia di don Ciotti, esordisce in politica grazie a questa battaglia. Il che significa che Pittella in un momento buio come questo riesce a suscitare speranza. A uno così vien voglia di fare qualche domanda:
‒ C'è un divario impressionante tra la crisi, che in Italia è anche crisi della società, e quello che concretamente fanno i partiti per rovesciare questo stato di cose a partire dal cambiare se stessi e la mentalità della politica nazionale. La sua eventuale segreteria del PD cosa si propone su questo tema?
"Il mio progetto di rinnovamento del PD parte dalla considerazione delle persone e dei territori. Un partito romanocentrico che ignora i problemi delle singole realtà è una formazione sociale inutile. Io voglio riportare il partito tra la gente, affinché tutti, minoranze comprese, possano essere ascoltati".
‒ Al di la degli indicatori economici, anch'essi punitivi, la differenza coi paesi europei è data dal poco rispetto delle regole (evasione degli obblighi fiscali, corruzione, ridondanza della burocrazia, favoritismi e clientelismi). Dalla sua lunga esperienza della Unione Europea, quali modelli pensa che sarebbe utile importare nel nostro sistema?
"Il paese perfetto non esiste. Esistono eccellenze e problemi in ogni Stato. Apprezzo i modelli scandinavi per le politiche sociali, Inghilterra e Germania per l'equilibrio dei bilanci, la Francia per come sa far funzionare la pubblica amministrazione".
‒ Il suo obiettivo di rendere federale il Pd e dare ruolo ai territori, sembra sposarsi col sogno di un'Europa federale. É coerente con ciò la perdurante e irrisolta querelle sull'adesione non mediata del PD al gruppo socialista europeo?
"L'adesione del Pd al partito socialista europeo è, per me, uno degli obiettivi primari".
‒ Troverebbe attuale e utile all'uscita dalla crisi, una politica organica per quelli che una volta venivano definiti i ceti medi?
"Certo, i ceti medi sono quelli che attualmente pagano di più la crisi. Il mio Pd terrà in seria considerazione le esigenze di questa fascia, ma anche quelle dei nuovi poveri che sono in preoccupante aumento".
‒ In un difficile dialogo tra amministrazioni locali, ruolo della Regione, autonomie universitarie, mondo delle imprese, alla Spezia da anni opera un Polo Universitario che ha superato ogni test di affluenza e di qualità e che punta ad un progetto di Università del Mare. Ritiene credibile questo obiettivo e lo sosterrebbe da segretario nazionale del Pd?
"Conosco la Spezia e mi impegno a sostenere concretamente la nascita dell'Università del Mare. Ritengo, inoltre, che il Polo Marconi, bisognoso di una sede più idonea, debba essere affiancato da facoltà umanistiche. Una città ricca di tradizione e di arte come la vostra deve poter formare i suoi giovani, oggi obbligati in molti casi a studiare altrove".
‒ Quando elogia la "risorsa" Renzi, suo principale competitor nella corsa alla segreteria del Pd, ne sottolinea la "carica energetica" e "l'impatto mediatico". Non ritiene che la politica italiana negli ultimi vent'anni sia complessivamente annegata in queste metacaratteristiche?
"Lei ha messo il dito nella piaga. La politica italiana ha rotto i ponti con la gente perché, spesso, propone contenitori privi di contenuto. Bisogna passare dalle parole ai fatti, dai palcoscenici ai quartieri, dalla realtà virtuale alla vita. Non sono abituato a parlare male degli altri, ma chi sta seguendo questa competizione può trarre conclusioni: io non vendo tessere, né sogni. Voglio conquistare la fiducia delle persone perbene, deluse dalla sinistra al caviale che non potrà mai rappresentarle".
‒ Lei è promotore di un'associazione di stampo politico-culturale. Sarà solo di supporto alla sua battaglia politica o si propone una missione, appunto, di cultura politica?
"L'associazione Prima Persona, che ho fondato, esiste da oltre due anni e conta tantissimi iscritti senza tessere di partito. La invito a conoscerla, attraverso il sito internet. Da quando ho deciso di candidarmi alla segreteria del Pd, l'associazione ha sospeso ogni attività, proprio per evitare strumentalizzazioni. Gli altri, per me, non sono oggetti funzionali al mio successo. Sono soggetti da rispettare".
‒ Al Pd si imputa da più parti di non avere un'anima. Come tenterebbe di risolvere il punto se si trovasse a guidare il partito?
"Dandogli un netto profilo riformista. Ed è ciò che farò presto, se anche gli spezzini mi aiuteranno".

 

Il primo aiuto di cui Gianni Pittella avrà bisogno, lui che di sicuro non parte favorito, ma mescola in modo originale novità ed esperienza, sarà quello necessario a trovarsi ancora in lizza al voto decisivo dell'8 dicembre.

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