Arsenale, l'Autorità portuale vuole comprare il campo in ferro In evidenza

Il parlamento è tornato a occuparsi dell'arsenale della Spezia e delle ipotesi di cessione di aree nella zona di Marola.

Martedì, 22 Ottobre 2013 09:45

Lo ha fatto a seguito di una interrogazione presentata dalla senatrice Cristina De Pietro (e altri) del Movimento 5 Stelle, avvocato, originaria di Aulla e residente a Genova, al ministro della Difesa Mario Mauro. Qui di seguito trovate i testi integrali sia dell'interrogazione sia della risposta data dal ministro l'8 agosto scorso, e un nostro commento.

 

L'interrogazione

Premesso che:
l'arsenale di La Spezia è una delle più antiche e importanti basi della Marina militare italiana ed è ubicato nella zona centro-occidentale del golfo di La Spezia, nelle immediate adiacenze del centro storico cittadino, e occupa un'area di circa 85 ettari;
l'evoluzione degli assetti geopolitici militari degli ultimi 20 anni hanno cambiato le esigenze della difesa nazionale, spostando l'interesse strategico verso il sud, nel cuore del bacino del Mediterraneo;
il contestuale cambiamento dei teatri di interesse strategico-militare ha comportato una notevole perdita di rilievo logistico della base spezzina a favore di quelle di Taranto e di Augusta (Siracusa), tuttavia lasciando a La Spezia le fregate Maestrale e Vesuvio, il cacciamine Lerici, il cacciatorpediniere Duilio, l'unità di supporto Elettra e il veliero Amerigo Vespucci;
nonostante la sua attività si sia fortemente ridimensionata in conseguenza dei mutati scenari internazionali, dei progressi della tecnologia a favore della guerra area, della chiusura del centro addestramento reclute in seguito alla fine del servizio di leva obbligatorio e, soprattutto, della cessazione delle attività di costruzione delle navi, l'attività dell'arsenale resta comunque centrale per l'economia e l'occupazione spezzina;
sebbene oggi l'attività della base sia principalmente limitata solo alla manutenzione e all'ammodernamento delle unità navali (di linea, speciali e a vela), questa rappresenta la massima espressione di un notevole bagaglio tecnico e di rarissime professionalità che eseguono lavori artigianali in particolari settori nautici quali la veleria, la falegnameria, i cordami, di concerto con specialisti del settore navalmeccanico ed elettronico;
considerato che:
la presenza della base comporta un enorme impatto eco-marino ed ambientale;
ampie aree dell'arsenale sono del tutto inutilizzate o poco impiegate;
la frazione Marola, limitrofa alla base, fu privata dell'adiacente antico borgo di San Vito, della chiesa, del cimitero e di ogni accesso al mare proprio per far posto all'estensione di cemento dell'arsenale, devastando il lungomare naturale di questo caratteristico e antico borgo marinaro e il suo pregio paesaggistico e turistico, con grave danno per la qualità della vita della popolazione e per l'economia locale,
si chiede di sapere:
se il Governo non voglia razionalizzare le funzioni dell'arsenale di La Spezia riducendone l'inutile enorme estensione territoriale e, attraverso la restituzione delle aree inutilizzate prospicienti Marola (che vanno dalle vasche di San Vito al campo in ferro passando per banchina carboni e i due moli Varicella), determinare un'importante riconversione ad usi civili delle aree di pregio paesaggistico e turistico, valorizzando le comunità locali;
se il Governo non intenda predisporre misure adeguate per "mitigare" la separazione tra la frazione di Marola e il suo lungomare costituita dal muro di cinta dell'arsenale e dalle sue rigide limitazioni di accesso anche nei confronti dei residenti, consentendo loro di tornare ad accedere al mare.

La risposta

Gli arsenali della Marina militare si pongono come vere e proprie industrie del settore della manutenzione navale, costituendo fattore di stabilità e di equilibrio sul territorio, quali rilevanti realtà socio-economiche locali.
È indubbio il fermo intendimento della Difesa nel proseguire l'impegno finalizzato alla ristrutturazione organizzativa, tecnico-logistica, infrastrutturale e di rinnovamento tecnologico degli arsenali, così da salvaguardare sia l'efficienza dello strumento navale, consentendo allo stesso di continuare ad essere in grado di rispondere alle prioritarie esigenze di difesa dello Stato e di tutela degli interessi nazionali, sia i livelli occupazionali delle aree geografiche interessate.
Gli arsenali hanno costituito, e ancora oggi costituiscono, l'elemento determinante per assicurare, senza soluzione di continuità, l'approntamento e la manutenzione del nostro naviglio.
Proprio in considerazione dell'importanza che essi rivestono, la forza armata, a decorrere dal 2007, ha predisposto un piano pluriennale di ammodernamento e messa a norma degli arsenali e degli stabilimenti di lavoro denominato "piano Brin", fondamentale per assicurare la funzionalità e l'operatività delle basi della Marina.
Parallelamente al piano Brin è stato approntato, da tempo, un piano organico di efficientamento che prevede anche il turnover del personale civile, con l'intento di associare all'ammodernamento delle infrastrutture e alla razionalizzazione delle aree produttive, la disponibilità di una forza lavoro rapportata ai nuovi fabbisogni manutentivi della flotta.
In particolare, con riferimento all'arsenale di La Spezia, che continua a sostenere con efficacia e capacità la manutenzione dello strumento navale sia in sede che fuori sede, è indubbio il ruolo strategico che esso riveste per la Marina militare.
In un contesto di disponibilità economiche sempre più ridotte e di contrazione degli organici complessivi, la forza armata ha continuato a perseguire la riduzione dei costi di gestione delle infrastrutture e la reinternalizzazione delle attività manutentive, valorizzando, in questo modo, le professionalità e le competenze delle maestranze arsenalizie.
In tal senso, si inquadrano gli interventi in atto, che prevedono l'accorpamento delle attività omogenee e l'abbattimento dei costi di mantenimento e di gestione attraverso la concentrazione di tutte le attività dell'arsenale in due aree polifunzionali (una per i sistemi di piattaforma e una per il sistema di combattimento), individuate entrambe nei pressi della darsena interna, in prossimità dei bacini e vicino agli uffici direzionali.
In merito alla possibilità di restituire le "aree inutilizzate prospicienti Marola", premesso che, in prossimità di porta Marola, una parte della banchina è stata già data in concessione temporanea all'amministrazione comunale ed è utilizzata come cala e alaggio per le piccole imbarcazioni da diporto da parte della cittadinanza locale, sottolineo che la banchina Carbone, situata all'interno della base navale (tra il porticciolo di San Vito e il molo Varicella 2) è pienamente utilizzata dalla Marina militare: infatti, è attualmente adibita per l'ormeggio delle unità in disarmo, in attesa della definitiva alienazione.
Inoltre, le linee programmatiche di razionalizzazione e di sviluppo infrastrutturale per la sede di La Spezia prevedono, nel medio-lungo periodo, tra le altre attività, la realizzazione di nuovi moli, perpendicolari alle banchine della base navale, al fine di adeguarne le capacità di ormeggio alle nuove unità navali.
Tra l'altro, gli ingenti oneri finanziari a ciò necessari hanno indotto la forza armata ad intraprendere contatti con l'Autorità portuale di La Spezia, che ha manifestato l'interesse a recuperare alle attività compatibili con il piano regolatore portuale, l'area attualmente ubicata all'interno della base navale denominata "Campo in ferro" e l'eventuale estensione alle aree adiacenti, in proiezione verso il molo Varicella.
A seguito di tali incontri, l'Autorità portuale ha avanzato una proposta tesa ad acquisire l'area dell'ex magazzino materiali fuori uso e rottami e di una parte dell'antistante specchio acqueo, rendendosi disponibile, in cambio, a realizzare un molo per l'ormeggio di navi militari all'interno della base navale di La Spezia, nella zona di molo Carbone, con il conseguente dragaggio, a 10 metri, del fondale dello specchio acqueo circostante.
Per quanto riguarda, invece, le vasche di stagionatura del legname, denominate «vasche di San Vito», esse sono limitrofe ad edifici della base navale attualmente in uso e/o in fase di ristrutturazione nell'ambito del processo di razionalizzazione infrastrutturale che prevede la concentrazione all'interno dell'area di funzioni attualmente espletate in sede periferica (cosiddetti magazzini di Scorcetoli che verranno resi disponibili per la valorizzazione a favore delle autorità locali), nonché per le esigenze del Gruppo operatori subacquei del comando subacquei e incursori (COMSUBIN).
Tali vasche non solo sono da lungo tempo utilizzate per l'ormeggio del naviglio minore del comando servizi base di La Spezia, ma, sulla base dell'accordo tra la Marina militare e la locale Autorità portuale per la valorizzazione della banchina Revel, anche il naviglio militare presente presso questa banchina è già stato riallocato nello specchio acqueo delle vasche di San Vito.
Il processo di razionalizzazione prevede, inoltre, che nel sedime compreso tra le vasche di San Vito e il molo Carbone, ove sorgeva l'edificio n. 174, già demolito, sia realizzata una nuova struttura da destinare a magazzino per materiali delle unità navali.
Con specifico riferimento, poi, alle aree dell'arsenale, si fa presente che saranno spostate le officine della difesa di superficie e della difesa subacquea che sono, attualmente, le uniche aree d'interesse dell'arsenale che insistono sulla zona di porta Marola. Una volta completato il trasferimento delle officine (previsto entro il 2017), tali aree potranno essere diversamente impiegate, secondo quando previsto dal piano regolatore della base.
A tal fine, sono in corso attività con il Comune di La Spezia e l'Autorità portuale, tese a predisporre ipotesi progettuali di valorizzazione delle aree di Marola che comprendono, tra l'altro, la possibilità di realizzare una nuova viabilità stradale, parallela all'attuale, ubicata all'interno della base navale, che andrebbe a collegare l'abitato del comune di Marola a quello di Cadimare.
La viabilità potrebbe essere realizzata spostando verso mare l'attuale muro di cinta della base navale, confinante con le aree denominate "area verde Marola", cedute al Comune di La Spezia con atto di vendita, in applicazione di quanto previsto nel protocollo d'intesa stipulato nel dicembre 2009.
Si osserva, in ultimo, con riferimento alla darsena Duca degli Abruzzi, che sebbene sia vietata la navigazione al suo interno, in quanto si tratta di zona militare, purtuttavia, in deroga a tale divieto e previa autorizzazione della forza armata, vengono consegnati agli abitanti della zona di Marola posti barca presso il porticciolo di San Vito, sito all'interno della base navale, con ingresso da porta Marola, permessi di transito dei natanti.
In conclusione, si rassicura in merito all'attenzione e alla disponibilità che l'amministrazione pone nella valutazione delle varie istanze della cittadinanza locale, nell'ottica di contemperare le prioritarie esigenze della Difesa con quelle delle realtà locali interessate, attenuando, il più possibile, l'impatto dovuto alla presenza militare.
Il Ministro della difesa
MAURO

Il commento

Verrebbe da dire niente di nuovo sotto il sole. Mauro conferma infatti cose già dette dalla Marina, a cominciare dalla trattativa stretta ‒ e a quanto pare molto, ma molto discreta ‒ fra l'Autorità Portuale (Forcieri) e la Marina (comando in capo) per smilitarizzare "l'ex magazzino materiali fuori uso e rottami", sito che, detta in termini più corretti, sarebbe la mega pattumiera nota come "campo in ferro", (ma è chiaro che per un ministro parlare di rifiuti, anche se nobili come obsoleti materiali militari, non sarebbe elegante).
Dalla risposta di Mauro si ha comunque la conferma che larghe aree dell'arsenale sono oggi usate come discariche: appunto, quanto meno, il campo in ferro e la banchina Carbone: nel primo, già cratere lasciato dai bombardamenti, cioè una sorta di vasca adiacente la scogliera lato Cadimare, non si sa che cosa ci sia stato occultato, ma si sospettano brutte cose; la seconda è adibita all'ormeggio "delle unità in disarmo, in attesa della definitiva alienazione", e cioè altri rottami che forse sarebbe meglio tenere lontani dall'abitato, mentre invece sono a pochi palmi dalle case di Marola.
Interessante è la parte relativa ai colloqui in corso con l'Autorità portuale, tesi ‒ spiega Mauro ‒ "a predisporre ipotesi progettuali di valorizzazione delle aree di Marola che comprendono, tra l'altro, la possibilità di realizzare una nuova viabilità stradale, parallela all'attuale, ubicata all'interno della base navale, che andrebbe a collegare l'abitato del comune di Marola a quello di Cadimare". Perché non aggiungere che in realtà quella strada sarebbe utile soprattutto per quelle attività ‒ sicuramente non ludiche ‒ che si vorranno insediare nel "campo in ferro" e nello specchio acqueo antistante? Forse per non dire che la vecchia strada napoleonica dovrà sopportare un'ulteriore mole di traffico, magari a carattere industriale?
A questo proposito è bene non farsi ingannare dalla frase "ipotesi progettuali di valorizzazione delle aree di Marola", perché quel "valorizzare" non prelude a un miglioramento della vita degli abitanti, bensì prefigura un cambio di destinazione d'uso dell'area ‒ da improduttiva a produttiva ‒ in modo da renderla appetibile sul libero mercato. In parole povere renderla vendibile a cifre importanti, cifre non certo alla portata degli enti locali. Ne consegue che il vecchio campo in ferro con mare di scorta potrà ospitare soltanto attività imprenditoriali.
Non c'è da scandalizzarsi, anche se, parafrasando l'indimenticabile Lucio Battisti, qualcuno potrebbe dire... "Tu chiamale, se vuoi, speculazioni".
Facezie a parte, dal momento che di questa trattativa si parla ormai da anni (vedi La Gazzetta della Spezia del 10 dicembre 2010 cliccando qui) non sarebbe il caso di parlare chiaro, di mettere finalmente le carte in tavola? In fondo si tratterebbe di impegnare nell'operazione un bel po' di denaro pubblico, dovendosi non soltanto costruire un molo e dragare i fondali davanti alla banchina Carbone, ma anche farsi pure carico della bonifica della discarica del campo in ferro. Un impegno consistente, per cui non è detto che il contribuente sarebbe felice di sborsare soldi per finanziare un'operazione di quel tipo.
E allora, giunti al fin della licenza chiediamo all'Autorità portuale: che cosa avete intenzione di farci in quell'angolo di arsenale? e a quale costo? Crediamo di avere il diritto di saperlo. (G.R.)

 

Autore
Vota questo articolo
(2 Voti)

Ultimi da Redazione Gazzetta della Spezia

A Cantù le Aquile Basket La Spezia entrano nell'elite della pallacanestro Special Olympics Italia. Leggi tutto
Redazione Gazzetta della Spezia
ProSpezia Ciassa Brin entità del quartiere Umbertino con il suo responsabile Andrea Canini è con estremo orgoglio che annuncia di essersi unita, ai Ragazzi di Piazza Brin. Leggi tutto
Redazione Gazzetta della Spezia

Continua lettura nella stessa categoria:

Lascia un commento

Informiamo che in questo sito sono utilizzati "cookies di sessione" necessari per ottimizzare la navigazione, ma anche "cookies di analisi" per elaborare statistiche e "cookies di terze parti".Puoi avere maggiori dettagli e bloccare l’uso di tutti o solo di alcuni cookies, visionando l'informativa estesa. Se invece prosegui con la navigazione sul presente sito, è implicito che esprimi il consenso all’uso dei suddetti cookies. Leggi informativa