I muretti a secco della Liguria sfidano la Grande Muraglia cinese In evidenza

Simbolo di arte rurale, dichiarati Patrimonio immateriale dall’Unesco, devono essere difesi e tutelati.

 

Martedì, 04 Dicembre 2018 11:59

 

Conosciuti in Liguria dall’età del ferro, modellano i paesaggi e permettono di coltivare in zone impervie a picco sul mare: sono i muretti a secco, uno dei grandi segni della cultura contadina locale, che corrono da levante a ponente per una lunghezza totale che supera quella della Grande muraglia Cinese.

È quanto afferma Coldiretti Liguria nel riportare il riconoscimento conferito a questa tecnica di costruzione dichiarata, ad inizio dicembre, Patrimonio immateriale dall’Unesco, sulla base della candidatura avanzata dall'Italia con Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera. I muretti a secco, i più famosi dei quali sono quelli delle Cinque Terre, sono uno dei simboli dell’ aspro territorio ligure, costruiti con un metodologia che si tramanda da generazioni di agricoltori, per “tenere” le fasce per la coltivazione. La costruzione del muretto a secco avviene giustapponendo le pietre una sopra l’altra, senza usare altri materiali se non, in alcuni casi, la terra asciutta; la perpetua stabilità delle strutture è assicurata dall'attenta selezione e posizionamento dei sassi. Questa tecnica, oltre a segnare inconfondibilmente il paesaggio rurale locale, è un valido alleato nella prevenzione di frane, inondazioni, valanghe, e nella lotta all'erosione e alla desertificazione della terra.

“E’ il giusto riconoscimento – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa - per una tecnica di costruzione che ha permesso, in molte zone, di non ri