Monterosso: riapre la spiaggia del Gigante, ma per salvare la statua è tutto nelle mani del Governo In evidenza

L'accordo per il passaggio di proprietà dal privato al Comune di Monterosso c'è, ma serve il via libera da Roma, anche per il successivo restauro promesso.

Mercoledì, 27 Giugno 2018 10:13

Un passo avanti e uno – storico - invece da settimane fermo in sospeso a mezz'aria in attesa delle decisioni del nuovo governo Conte per la statua del Gigante di Monterosso, l'imponente Nettuno in cemento alto 14 metri scolpito a inizio novecento (1910) nella roccia che sovrasta il Circolo velico e conclude la spiaggia di Fegina, dominando il golfo delle Cinque Terre.

Un'opera imponente realizzata dall'artista Arrigo Minerbi e che il secolo abbondante di vita a picco sul mare e di esposizione a venti, mareggiate e tempeste ha progressivamente mutilato di pezzi di braccia, parti di gambe, mani, settori di piedi, porzioni di testa. Orbandolo anche del mastodontico tridente impugnato per anni con la mano sinistra e di parte dell'enorme conchiglia di madreperla sorretta negli anni della sua gioventù dalle poderose spalle.

La scorsa settimana, a seguito del positivo sopralluogo in cantiere, il Comune di Monterosso ha disposto, dopo 10 mesi, la riapertura al pubblico dell'intera spiaggia libera di Monterosso al Mare sotto la statua, la cui accessibilità era stata interdetta dall'agosto dello scorso anno a causa di pericolosi distacchi che si stavano manifestando, mettendo a rischio l'incolumità dei bagnanti.

In poche settimane statua e roccia sono state messe in sicurezza con ponteggiature installate della proprietà privata del bene, la famiglia veronese del notaio Maurizio Marino. Gli interventi di messa in sicurezza, sotto la direzione dell'architetto genovese Angela Zattera, di nascita e famiglia monterossina, si sono dimostrati efficaci tanto che non sembrano più sussistere pericoli immediati di nuovi crolli.

La permanenza della ponteggiatura ha consigliato per ora di non revocare il divieto di balneazione nello specchio di mare prospicente il Colosso di cemento.

All'ispezione finale alla statua del Gigante ha partecipato anche il Sindaco di Monterosso Emanuele Moggia che si è adoperato insieme alla proprietà, al presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero per i Beni Culturali Paesaggistici e il Turismo prof. Giuliano Volpe, al Sovraintendente della Liguria per le Belle Arti e il Paesaggio arch. Vincenzo Tinè, all'assessore Regionale della Liguria a Parchi Ambiente e Infrastrutture Raul Giacomo Gianpedrone, a fare in modo che la messa in sicurezza della statua diventasse occasione anche per una sua seconda vita.

Fra settembre e maggio si sono tenuti numerosi incontri fra le parti e le istituzioni che hanno manifestato interesse e impegno sulle sorti future del Gigante unite a sopralluoghi tecnici finalizzati a valutare se e come realizzare un restauro del vecchio e malandato Gigante.

Alla fine del maggio scorso, a conclusione di questo percorso condiviso che ha visto una costante e impegnata collaborazione pubblico-privato, la proprietà ha comunicato per vie formali alle Istituzioni pubbliche la disponibilità a donare gratuitamente il bene al Comune di Monterosso per favorirne restauro e manutenzione. Il Sindaco Moggia ha ringraziato per l'offerta, condizionando l'accettazione della liberalità alla sottoscrizione di un protocollo di intesa che tenesse indenne le casse comunali da nuovi esborsi economici.

La soluzione individuata, tradotta nel corso delle settimane in protocollo di intesa istituzionale, prevede l'impegno del Governo nazionale tramite il Mibact a sostenere il costo del primo restauro, anche avvalendosi dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, una volta trasferita la proprietà dell'opera in mano pubblica, e l'impegno della Regione Liguria a coprire i futuri costi di manutenzione della statua, una volta ultimato il primo restauro.

I testi degli atti di donazione del Gigante dal privato al pubblico e del protocollo di intesa sulla successiva gestione dell'opera sono pronti e conosciuti da tempo da tutte le parti in causa e le Istituzioni che in questi mesi si sono adoperate congiuntamente a favore della causa.

L'avvicendamento alla guida del Mibact però sembra ora aver congelato il passo finale indispensabile per l'acquisizione dell'opera in mano pubblica.

L'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro ha per due volte rinviato un annunciato sopralluogo previsto entro giugno che avrebbe dovuto definire in dettaglio modalità, tempi e costi della "rinascita" del Gigante delle Cinque Terre. E' slittato last minute analogo expertise da parte dell'Università di Genova, interessata a dire la sua sul passaggio da proprietà privata a pubblica della statua e Sovraintendenza per la Liguria. E' dunque da Roma e dal governo che ora si attende il verdetto definitivo, riguardo al passaggio dell'opera in mano pubblica, condicio sine qua non per le possibilità di restauro, al quale l'unica alternativa è la scomparsa del Gigante nella roccia di Monterosso.

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